Indice
- Numero 31 - Giugno 2007
- L'editoriale - Rotta sulla Maddalena
- Anacapri: la forza del coraggio
- Il pił grande archivio del mare
- Gli alunni del sole nel mito di Capri
- Caprera, il mio sogno per l'isola dell'eroe dei due mondi
- L'amore perduto del prigioniero di Porto Azzurro
- Cartoline da Porto Venere
- Quando Napoli perse il pino delle cartoline
- Le letture dell'estate
- Un principe a cavallo ideatore del Bagno Elena
- Alessandra Calise racconta Sant'Angelo
- Il combattente di Rio Marina
- Il fotografo che cattura una Capri diversa
- Ritorno a Cetara
- Le settantasei poesia di una Circe napoletana
- Ad Anacapri il festival di piastrelle e canzoni
- Il reporter dell'Isola
Il reporter dell'Isola
Dopo sessanta giorni da animale zoppo con le stampelle e un dolore da cane bastonato, sono di nuovo in piedi su quattro zampe. Ero scivolato nella mia cuccia di Veterino su un tappeto da pochi soldi ereditato dalla buona anima del mio padrone Mastro Costanzo. Un cimelio di famiglia cui sono molto legato che mi ha tradito e mi ha fatto precipitare tutto storto su un lato senza nemmeno la forza di dire "porco cane". Quella anima pia di Franco Cerrotta mi ha accompagnato con un furgone all'ospedale Capilupi. Ricovero, visita, radiografia, lettura delle lastre, diagnosi: "tutto a posto Argo. Una fasciatura, sette giorni di riposo assoluto e tornerai quello di prima". Balle, dopo un mese non poggiavo ancora la zampa per terra e per fare la pipì dovevo approfittare di una spalla di Lilli la Comare. Zampa gonfia e un dolore da abbaiare. Al Capilupi non avevano capito.
Bastone, aliscafo e partenza per il Molo Beverello di un venerdì pomeriggio. Arrivo in una bolgia di auto e cristiani, assalto ai botteghini. La questua delle zingare, il sudore dei vigili, la Mercedes nera dell'assessore, le nevrastenie di Clorinne Clery e Beppe Ercole. Il richiamo dei venditori di cocco. L'insistenza petulante dei venditori di Rolex made in China, la faccia bella di una femmina bionda, le goccie di un gelato alla fragola tra le dita di un bambino. Lo sguardo assente di un barbone, l'assedio scalmanato delle fans ai riccioli di Riccardo Scamarcio. Casino, popolo di un venerdì pomeriggio quando i napoletani si lasciano alle spalle la città e invadono le isole. La zampa destra è un tormento, il bastone trova una via di uscita verso il posteggio: nemmeno un taxi. Mi salva l'amicizia di Peppe Montesano, uomo di affetto e cortesia. La Panda ha il tettuccio apribile, destinazione Policlinico.
Attesa eterna, visita ortopedica, radiografia, diagnosi: rottura di un legamento del malleolo destro. Ingessatura, quattro settimane di immobilità e il mio lavoro di reporter completamente a puttane. Ma finalmente è passata, sono seduto in poltrona e mi leggo un libro di Roberto Ciuni edito dalla Conchiglia. Grazie Ausilia, grazie Riccardo, addolcite la mia noia. Lilli la Comare arriva con un fascio di rose rosse, la cuccia riprende profumo e colore. Il giradischi suona Wagner, il musicista che più di tutti amava le rose. Suonano i violini, il direttore d'orchestra fa volare ciuffo e bacchetta, il pianoforte è una sinfonia. L'arpa è un canto di angeli, le trombe suonano venti di malinconia, i flauti sussurrano. Inchino di ulivi, applausi di bouganvilles, respiri di glicine, apoteosi di gelsomini. Sogno boschi incantati, lo scorrere del fiume Elbe, la cavalcata di una Walchiria, le navigazioni di un Vascello Fantasma. Sono un vagabondo in convalescenza, senza notes e senza bic che si gode la propria cuccia in un tripudio di musica e fiori. Il postino interrompe l'orchestra, la melodia dei suoni e la fantasia. Arriva la bolletta del telefono e la tassa dell'abbonamento Rai per un televisore che non accendo mai perché i programmi fanno schifo e i direttori dei palinsesti sono da prendere a morsi; De Filippi, Perego, Barbara D'Urso, Signorini, Platinette, Sgarbi, Cucuzza. Farei tutto un falò per cucinarmi un gran misto di arrosti con l'insalata di pomodori che mi regala Franco De Martino, il papà di Al, il sassofonista che infiamma i tramonti del Solaro. Non fa nulla, al quel paese la televisione. La posizione dominante di via Veterino mi ripaga di tutto. Il cinguettio degli uccelli, l'apparire bianco delle lantane e i miei dischi di jazz. Il fruscio delle ginestre è una preghiera di giallo benedetta dal sole.
Certo, mi sono perso un'intervista esclusiva con Pippo Baudo e un incontro con il ciuffo melenso di Massimo Giletti e il tuttologo Paolo Bonolis. Acque riscaldate buone solo per brodini con il dado Star. Il dispiacere più grande è non essere potuto andare all'incontro con Serena Grandi che mi aveva invitato a cena alla Pergola di Giancarlo Cataldo. Cosce di avventura e un tête à tête a lume di candela per farmi raccontare del suo prossimo libro. Un'occasione per sapere di passioni travolgenti e respirare il profumo di una femmina vera. Le tette che vibrano ad ogni respiro e il calore maturo di un corpo che si muove ancora sinuoso come un'orchidea che freme nel vento. Una nostalgia senza consolazione. Per il resto non ho alcuna malinconia per questo riposo forzato che mi fa perdere una Capri di giugno che si presenta, come sempre, pronta a raccontare di starlette spudorate alla ricerca di una pagina patinata e palazzinari bisognosi di ballare sui tavoli della taverna Anema e Core per sentirsi giovani e importanti e bruciare euro non sempre sudati. Champagne, bollicine e sudore. Canottiere spavalde, tatuaggi d'artista, lustrini per illuminare anime senza luce. Non ti sei perso nulla Argo, dillo pure al direttore. Forse quella zampa malconcia ti ha fatto un favore.
Goditi qualche altro giorno di riposo mentre Capri apre le danze dell'apparire.
Lilli arriva con una "impepata" di cozze e un fiasco di vino della Maruccella. Sul giradischi ancora Wagner. La musica va e profuma di rose.

