Il reporter dell'Isola

Sono andato al mercato dei fiori e ho comprato un mazzolino di fresie per il mio amore Lilli la Comare. Sono andato al mercatino dell'antiquariato, in via delle Botteghe, ed ho comprato una foto a colori di Costantino Federico con sorriso smagliante e la fascia tricolore di sindaco e imperatore. L'ho soffiata a Rosetta Russo Jervolino che aveva offerto un euro napoletano in più, ma non gliel'ho data per vinta, ho abbaiato, sono scappato via scodinzolando per la paura che mi candidasse a sindaco. Sull'isola, il 12 e 13 giugno, ci saranno le elezioni. Ciao-ciao Rosetta e attenta alla Piazzetta.
Per distrarmi sono passato da via Camerelle e per un pelo non lascio la zampa destra in una buca. Porco cane. Ho rischiato di diventare un reporter zoppo per colpa di questa strada che sembra un mezzo cantiere. Negozi chiusi, un mondo di cartongesso, nemmeno un fantasma. Incrocio Piero d'Emilio, il patròn dell'Hotel Canasta. Sguardo preoccupato e un filo di barba pensierosa. "L'isola sta affondando". Bella notizia. Il cuore mi scende nelle zampe.
Salto sul triciclo verde di Natale Gargiulo e salgo ad Anacapri, è giorno di mercato. Nemmeno sull'isola di sopra è tutto rose e fiori: parabole, antenne e tubi dei condizionatori che ondeggiano sulle facciate come serpenti. Davanti al bar Nautilus incontro Jean Todt fresco di laurea ad honorem in ingegneria a Firenze. Il mago della Ferrari, viso tondo e sguardo fiammeggiante come il colore delle sue frecce di strada, chiacchiera fitto-fitto con Andrea Staiano. Dopo Luca di Montezemolo anche il neo-ingegnere starà cercando casa ad Anacapri? Chi se ne frega. Io Argo, cane esperto in sondaggi elettorali, ho il problema del sindaco, sono completamente nel panico. Chi saranno i nuovi eletti? Figurati se mi metto a pensare al cavallino rampante.
In piazza Santa Sofia bancarelle di bandierine, palline, tartine, frittatine di Lucia Annunziata, patatine, fettuccine, polpettine di Pamela Viva, candeline, catenine, bamboline, sottanine, scaloppine al marsala di Emilio Fede e figurine.
Su un banchetto, tra libri a metà prezzo e collezioni ingiallite della Panini, ho trovato una vecchia foto in bianco e nero di Franco Cerrotta quando non era ancora sindaco e vestiva la maglia numero 1 del Palermo e parava tutto, anche i rigori. L'ho rubata a Gigi Simoni che avrebbe voluto metterla fra i pali del Napoli al posto di Manitta.
Costantino Federico e Franco Cerrotta. Due foto importanti, due gocce cadute dal cielo, due immagini di antichi faraoni. Ricordi di piramidi, di faraglioni e duelli nel sole. Le ho attaccate nella mia cuccia di via Veterino e me le guardo come reliquie.
Entra un timido raggio di sole, lancio la zampa anteriore destra contro un moscone, mi sintonizzo su TeleCapri, mi godo i reportages di Francesco Pezzella, mi gratto l'orecchio sinistro mentre lo sguardo ritorna su quelle due foto tanto diverse e rifletto: "Ed ora, ed ora che i due sindaci nemici dell'isola più chiacchierata del mondo non potranno più essere rieletti, cosa accadrà?" Cosa accadrà di noi poveri cani? Ci dispereremo? Arriveranno due angeli azzurri o dovremo chiedere aiuto a Brigitte Bardot e alla sua protezione animali? Dovremo scrivere ad Alfonso Pecoraro Scanio, il leader dei Verdi e dei cani sciolti o arriverà in nostro soccorso Enrica Bonaccorti? Saremo costretti a rivendicare i nostri diritti sul palco del Teatro Parioli, ad abbaiare all'Italia della notte storie tristi e nessuno se ne fotte? No, Costanzo no. Non mi convince, troppo romano, troppo berlusconiano, troppo poco isolano. Lasciamolo perdere Lilli, la sua vita è uno show, la nostra è fatica. Qui non siamo a Buona Domenica, meglio rimanere con le zampe per terra. Lo sguardo ritorna alle due foto e i miei ricordi di cane randagio saltellano tra un cappuccino bollente al bar Tiberio e una salsiccia rubata sotto le tovaglie a quadretti del Ristorante La Rondinella. Nella mia testa di reporter vagabondo passa una nuvola di nostalgia. Nel mio cuore di Argo questo freddo pomeriggio di marzo diventa ancora più freddo. Nei miei occhi arrivano i bagliori della corsa dei nuovi candidati verso una poltrona scomoda, un raggio di sole e una fascia tricolore. Chi sostituirà Costantino Federico e il suo impero di televisioni e giornali? Chi prenderà il posto di Franco Cerrotta ed erediterà il suo desiderio di una Anacapri libera e bella?Abbraccio Lilli la Comare e verso una lacrima di malinconia. Guardo le due foto che tremano sotto i colpi del vento e mi chiedo cosa ci riserverà il domani. Ci sarà negato anche il nostro osso quotidiano?