Il reporter dell'Isola

È un pomeriggio di quelli nei quali ringrazio mia madre Stella di avermi messo al mondo a Capri perché l'isola mi assale e mi stupisce sempre.
Soffia un venticello che mi entra dentro il pelo e mi rende più affascinante di Emilio Fede. Sono Argo, cronista randagio ma felice, steso sul suo scoglio preferito nella piccola baia del Faro di punta Carena. Il mare porta riccioli bianchi che sciacquettano sulle mie zampe e mi procurano la goduria di quando ero un cucciolo scugnizzo e mi tuffavo come un vero campione dallo scoglio del Capinnuoglio, quello più alto. Volavo come un gabbiano e sognavo di diventare Gigi Marzullo. Voli e sogni come qualunque ragazzino con il cuore al giornalismo e all'avventura.
Oggi sogno di meno, ma ho di fronte Ischia che sembra una donna nuda che aspetta lussuriosa l'arrivo dell'amante prediletto, l'ultimo sole del tramonto.
Squilla il telefonino. È Andrea D'Agostino, il fotografo di Foto Flash, l'occhio più attento dell'isola. "C'è gente, Argo. La Piazzetta è stracolma, via Camerelle è una babele".
Vivo di collaborazioni, il dovere mi chiama. Arrivo in via Roma con la Bic, il notes e l'affanno.
Mi fermo davanti alle vetrine illuminate di Sandro Federico, il mago dell'arredamento, l'uomo che veste le più belle case dell'isola. Occhi birichini e capelli nel vento.
Piatti scintillanti, tessuti vellutati, cristalli e tante candele colorate. Penso alla mia cuccia sgangherata; un tappettino pieno di rammendi, una ciotola e una lampadina da quindici watt appesa ad un filo ingiallito dal tempo. Vita da cani.
Proseguo un po' immalinconito. Piazzetta stracolma, luglio caprese, luglio di scintillii, tutti in vetrina, tutti fashion-victim come direbbe la mia collega americana Michelle Lee, giornalista esperta di moda e cazzeggi.
"Ciao bellloo, ciao belllaah. Tutto a posto?". Risposta: "Tutto okay". Bacini, bacini. "Ci vediamo stasera?". Spettacolo in diretta, manca solo Michele Cocuzza. Ombretti con i brillantini, ombelichi al vento, labbra rifatte, scollature profonde, seni veri, seni rimodellati. Al Bar Tiberio Roberto d'Alessio, detto Michelangelo, artista della chirurgia plastica, canticchia "Come si cambia per ricominciare..." di Fiorella Mannoia. Accanto a lui, davanti a un cocktail guarnito da riccioli di buccia di limone, il viso rassicurante dell'avvocato Adalberto Buonomo, matrimonialista eccelso. Moglie che viene, marito che va. Alimenti sì, alimenti no. Non sempre solo questioni di cuore.
Il ciuffo d'argento di Sasà Toriello naviga come una vela tra tavolini che sembrano gusci di barche in balia di una tempesta di chiffon di seta, bacini-bacini, trillar di cellulari e desiderio di apparire. Al Gran Caffè, Geppy Gleijeses e Deborah Caprifoglio sono occhi dentro gli occhi, innamorati come il primo giorno. Tonino Cacace è tutto vestito di nero, più bello di Zorro, più affascinante e più giovane di Kabir Bedi. Bianca come schiuma di mare la "mise" di Rocco Barocco. Black and white, cin cin per principi e stilisti.
Il fermento cresce, le donne si preparano alla notte. Le gambe raccolte sotto tavolini minuscoli e gli sguardi che vagabondano a 360 gradi per non perdersi niente. Nemmeno il passaggio di Vittorio Sgarbi, bianco come un lenzuolo, vestito di blu, stellato di forfora. Nemmeno il faccione gaudente di Christian De Sica o i pantaloni variopinti di Paolo Villaggio. Il via vai aumenta. Troppe luci, troppo rumore, troppi ragazzini e troppe donne over 50 aggrappate al desiderio di una giovinezza impossibile.
Signora Piazzetta, mi scusi l'irriverenza, ma a lei tutti questi Rolex Daytona scintillanti, tutte queste catene d'oro massiccio che luccicano sotto camicie troppo sbottonate, non le fanno male alla vista? Tutte queste Solange, Alba, Luce, Veronica, Vanessa non le creano qualche fastidio all'udito? Io preferivo la musica di Lucia, Anna, Maria, Carmela. Nomi che oggi suonano come una vergogna. Non si usano più. Si usa il tacco a spillo, il polpaccio si indurisce, la coscia si allunga e, dentro la camminata languida, lo spacco della gonna si apre come un ventaglio.
Navigo nelle mie riflessioni da vecchio reporter e imbocco la stradina verso la Pergola, che è fuori dai percorsi di sempre. Ho appuntamento con Lilli la Comare per la cena.
Alla Pergola, Giancarlo Cataldo ama i cani e i clienti con il cuore.