Il reporter dell'Isola

E' sabato sera. La Piazzetta è poco affollata, non ci sono volti noti. Dietro la cassa, al bar Tiberio, Enrico fuma una Marlboro più annoiato di Humphrey Bogart. Gli fanno compagnia un goccio di Glen Grant e un cd di Paolo Conte.
Sono Argo, il randagio senza cuccia, cronista sbrindellato con poche notizie e poca zuppa.
Soffia il maestrale, la serata si mette male. Il notes è vuoto e avrei voglia di un tetto e di una coperta. Ma il dovere mi chiama. Mi avvio verso via Camerelle, saluto Riccardo Ferraro il mega direttore dell'Hotel La Palma, occhi di mare e motocicletta cromata. Incrocio Roberto Russo, una vita da cashmere, che scompare verso il Quisisana nascosto in una sciarpa color sabbia che gli lascia scoperti solo gli occhi scintillanti.
M'infilo nella stradina di "Anema e core". Guido è nella capitale per un concerto in una villa sull'Appia: rumbe, sambe, rock napoletani, tette al silicone e labbra tipo "salvagente".
Scendo in Taverna, lancio uno sguardo alla Robert Mitchum e catturo col flash una quindicina di coppie scatenate che ballano sui tavoli.
Roba da Novella 2000. Sono Argo il cronista dallo scoop facile. Mi rituffo nel vento perché sento odore di notizie e di un pasto caldo. Quattro passi da cronista ringalluzzito e sono a Villa Verde.
Ragazzi c'è vita. Francolino Lembo è un anfitrione di spada e fioretto, uno che la sa lunga di notti e locali. Sala stracolma, "Franco ci penso io" si divide tra cucina e pubbliche relazioni. Luci soffuse e candele d'ordinanza. Gran cerimoniere, Massimo Esposito, architetto di matita e di cuore, accompagnato dalla moglie Annalinda Pecoraro e poi Paolo e Patrizia Signorini, Franco e Anna Cerrotta, Bruno D'Orazi, Massimo Bratto e signora, Costanzo Porta, la coppia Franzone, giornalisti, ospiti illustri e la grande festeggiata la consolessa Ann-Marie Kyellander (dimissionaria o licenziata?), bionda, appassionata, esigente, amante della musica e dei concerti all'imbrunire.
Al suo fianco il professor Alessandro Panini Finotti, sosia a tutti costi di Axel Munthe, ingessato nel suo abbigliamento italo-svedese, giornalista eccelso se scrivesse di più.
Gli scatti di Andrea D'Agostino mi fanno capire che è una festa di addio. Ed è qui che comincio a non capire. Sono di fronte ad un intrigo internazionale.
La consolessa fa della villa di Axel Munthe il cenacolo culturale dell'isola, la rende un museo visitato dalla gente di tutto il mondo, lavora con tenacia e professionalità per l'isola ma poi si perde dietro un epistolario d'amore che avrebbe fatto felice Silvana Giacobini. La Svezia l'accusa, Alessandro Panini Finotti la difende con un articolo carico di passione. Anacapri vorrebbe insorgere ma, alla fine, resta a casa più o meno indifferente insieme a scrittori, giornalisti e uomini di cultura amici di sempre, sostenitori per un week-end.
E' la solita storia: morto un re, pardon una regina, se ne fa un altro. Ed infatti è così. La consolessa, nonostante alcune rigidità algide, ha lavorato ottimamente ma è scivolata su un pettegolezzo da alcova. Lei, che nuotava nel mare dell'isola e si tuffava dallo Scoglio delle Sirene, avrebbe dovuto capire che solo a Penelope era concesso l'oblio d'amore. E, invece, un carteggio sentimentale l'ha tradita.
Sul Corriere del Mezzogiorno Francesco Durante l'ha difesa con ardore pennellando con maestria un pezzo da avvocato che conosce fatti e notizie ma a nulla è servito.
Dopo sette anni Ann-Marie Kyellander lascia l'isola insieme ad Axel Munthe, pardon Alessandro Panini Finotti, e si trasferisce in una tranquilla residenza tra le colline dell'Umbria e la Toscana.
Confesso di avere la testa un po' confusa, la vicenda è molto ingarbugliata. I miei informatori mi forniscono tesi contrastanti. Nemmeno Lilli La Comare, una cagnetta nera che si concede solo per amore, che conosce tutti i segreti dell'isola e che, normalmente, mi passa notizie fresche ed affidabili, mi sa dare la soffiata giusta.
La storia dell'allontanamento della consolessa Ann-Marie Kyellander, ex manager incontrastata della Fondazione Axel Munthe rimane un mistero. Ma conferma che anche nella civilissima Svezia esistono problemi di palazzo e che, ancora oggi, principi e regine sono sacri e inviolabili.
Posso solo dirvi che al suo posto arriva Peter Cottino con la moglie Elena, costumista affermata.
Non riesco ad aggiungere altro. Non parlo lo scandinavo e la vicenda mi sembra di competenza del governo svedese con il quale non ho alcun rapporto di consulenza.
E' notte alta e fa freddo. Andrò ad infilarmi nella cuccia di Lilli La Comare che un letto caldo non me lo rifiuta mai. Dentro il mio cuore già vibra la miccia di un incendio.
Arrivederci consolessa Kyellander, ossequi a mister Panini Finotti.
Grazie di tutto e buona fortuna.