Il reporter dell'Isola

L'Ariston è spento e chi se ne frega. Cala il sipario sul Festival di Sanremo e chi se ne frega.
Io sono qui perchè mi ha mandato il direttore se no andavo a Punta Tragara a fare l'amore con Lilli la Comare, mi portavo il mangiadischi e mi sentivo "Besame mucho".
Invece sono qui per guadagnarmi l'osso e raccontarvi l'ennesimo Festival della Canzone perduta. Sono qui per celebrare il Festival di Sanremo estinto, il funerale dei cantanti e degli autori. Sul taccuino ho annotato i capelli finti di Pippo Baudo, rime cretine e ricordi di canzoni lontane, i pizzini dei discografici, e le raccomandazioni dei politici, perchè questo è un paese che chiede favori anche per le canzonette.

Non potevo non venire. Come si fa a non ascoltare dal vivo una Bertè che una signora non è stata mai, un Minghi che è più narciso di un narciso, un Toto Cotugno che è un italiano vero, più italiano di Giuseppe Garibaldi?
Come si fa a non applaudire in diretta Rai Anna Tatangelo che ama Gigi D'Alessio e la sua faccia malinconica?
Come si fa a non scorticarsi le zampe per Mietta e il suo Trottolino amoroso? Come si fa a non emozionarsi per il cuore matto di Little Tony? Non si può. Come si fa a non rimpiangere gli assenti? Il destino e Pippo Baudo li hanno esclusi da Sanremo. Ombre della ribalta, girone dei perduti.
Stanco di prendere pietre in faccia, Antoine si è messo a fare il pescatore, Marcella è tornata sulle montagne verdi. I Ricchi e Poveri sono rimasti solo poveri. Adriano Celentano fa il predicatore, lavora poco e non fa l'amore.

Edoardo Vianello gioca a guarda come dondolo, Rita Pavone è andata alla partita di pallone, Jovanotti se ne fotte. Romina Power fa la pittrice di felicità perdute, Al Bano si rode in una nostalgia canaglia. Vasco Rossi è sulla strada dei sessanta ma vive ancora una vita spericolata.
Beato lui. Non c'è nemmeno Shel Shapiro, ma che colpa abbiamo noi. Non c'è nemmeno Peppino di Capri, è rimasto su una panchina di Marina Grande con una mezza bottiglia di champagne a pensare ai "tiemp belle e na vota". Piange parole sconsolate: "Tu luna luna tu luna busciarda, famme passà sti ppene' ra vicchiaia".
Roberto Staiano si commuove, gli porta un caffè e lo consola: "Statte scetato, si vuò stà scetato, ma fa vedè ca duorme a suonno chino...".
Povia è rimasto bloccato a Venezia dalle cacche dei piccioni, Rosanna Fratello non è più una santa, è solo una donna. Edoardo Bennato cerca ancora l'isola che non c'è.
Pupo ha perso la voce al Casinò. Francesco De Gregori si è autoescluso. Troppo colto e snob per venire a Sanremo e cantare una canzone. Stattene a casa Maestro. Qui non ci sono più donne cannone, oggi sono tutte anoressiche con le tette al silicone. Iva Zanicchi ha deciso di fare la zingara e leggere la mano solo a Berlusconi.
Nemmeno Mastella saprà più il suo destino, nemmeno Prodi, nemmeno Bassolino, nemmeno la 'mmunnezza di Napoli, nemmeno Rosetta Jervolino. Nemmeno l'inno di Mameli, nemmeno l'Italia.

Non c'è più oroscopo, non c'è futuro. Nemmeno Van Wood si vuole impegnare, nemmeno Silvan, nemmeno Fox, nemmeno il mago Thelma, nemmeno Jucas Casella. Nemmeno i professori, nemmeno i ragazzi delle elementari. Nemmeno Luxuria, nemmeno Platinette, nemmeno Grillo, nemmero Cofferati. Non c'è previsione.
Solo camorristi, imbroglioni, cortigiane, porta-borse e veline, schampiste e mafiosi si potranno salvare. Forse un nano, forse una ballerina, un venditore di telefonini, una scrittrice di SMS, un chirurgo plastico, forse un naufrago dell'Isola dei Famosi.
Tutto il resto affonderà perchè le persone perbene non hanno salvagente, non hanno zattere, non hanno scialuppe di salvataggio.

In cielo volerà una polvere bianca. Non è zucchero, non è sale, non è farina. Si chiama cocaina e fa rima con rovina. Sul mare galleggeranno quattro emme: 'mmunnezza, mazzette, marchette. La quarta emme puzza troppo ma si può facilmente immaginare: due sillabe, una parola breve che fa rima con mostarda. Ma non è mostarda, è merda.
Non fare il sociologo Argo. Volta pagina, volta pagina pensa a Sanremo. Penso e piango di dolore. Non c'è Bruno Lauzi, non c'è Domenico Modugno, non c'è Umberto Bindi, non c'è Sergio Endrigo, non c'è Dalidà, non c'è Luigi Tenco. Che Festival è questo senza i migliori?
Sanremo non è più Sanremo e le ragazze del lungomare non hanno più le gambe musicali, nemmeno i fiori hanno profumi musicali, e la brezza non porta suoni di sirene. Sulla riva, la spiaggia è deserta, non ci sono passi, non ci sono chitarre. Il piccolo molo ha nostalgia di pescatori e gabbiani, il resto è sabbia. E' mezzanotte, anzi lo era e non c'è più nemmeno Joe Sentieri.

Se non ci fosse con me a farmi compagnia Angioletto Farace, sarebbe la Sanremo del pianto.
Apriamo nel vento la capote della Panda, il cielo spalanca le finestre alle stelle. Mi accendo una Marlboro e sogno una vecchia canzone di Jula De Palma. Bella, le labbra rosse, la scollatura audace e la voce carica di tentazioni. Il mio padrone Mastro Costanzo, impazziva per lei, diceva che avrebbe venduto l'uliveto di Veterino per una notte d'amore. Mastro Costanzo impazziva per molte donne, ma per Jula sarebbe venuto a piedi a Sanremo a cercare la canzone della sua vita. Se ne è andato in una notte senza luna e senza canzoni con una nuvola nel cuore al posto di quel sogno.
E' inutile piangere per le cose lontane Argo, la sera ha sempre un domani. Il brontolio della Panda rompe la malinconia, ancora poche curve e siamo sull'Aurelia.
Bye-bye Sanremo.
Direzione Napoli, direzione Capri.
Accelera Angioletto, mi è venuta voglia di casa. Corri, dai gas, andiamo a sederci al sole delle nostre vecchie canzoni.