Il reporter dell'Isola

L'estate della 'munnezza e della paura. Molotov e feriti, bombe carta e bastoni. Bottiglie di benzina e incendi, arresti e scandali.
Sono un cane disperato, avvilito e disperato. La spazzatura copre anche la luna, copre i fiori, i gelsomini, i giochi dei bambini. Copre il cielo e la civiltà, la morale e i diritti sociali, la dignità e la speranza. Questa spazzatura di giugno, vecchia sedici anni di inettitudine e camorra, imbrogli e vergogna, soldi sporchi e tolleranza, copre i miei sogni di romantico bastardo, blocca i miei passi di reporter di strada. Strade nere, strade buie di idee e sentimenti, di amore e progetti. Strade sporche e schifose che nemmeno un cane sciolto riesce a percorrere. Sono l'Argo del pianto e della malinconia per la mia Campania ridotta a disastro. Campania bella e dannata, sporca e puttana. Dopo il colera, dopo la tragedia del terremoto, dopo Scampia, dopo gli omicidi di camorra, dopo la droga ecco il valzer della 'munnezza, il festival della spazzatura. Un festival ormai lurido e antico. Ritornelli scontati, le solite rime vecchie di anni. Hanno partecipato tutti, oggi cantano: Guido Bertolaso e Gigi D'Alessio, Bassolino e Sal Da Vinci, Berlusconi e Mariano Apicella, Roberto Maroni e Alessandra Mussolini. Cantano tutti: i no di D'Alema, le lagne della Iervolino, gli strilli di Laboccetta. Musica e 'munnezza, lacrime e vergogna. Rivolta e rifiuti, barricate e tumulti, pianti di donne e autobus bruciati, lanci di pietre e fumogeni. Tolleranza zero e poliziotti in tenuta anitisommossa. Lo stoccaggio dei rifiuti è una necessità. I termovalorizzatori sono una necessità. La raccolta differenziata è una necessità. Ma in tutti questi anni dov'era lo Stato? Dove era la Regione, dove erano i Sindaci?

Nella mia Anacapri la differenziata si fa: Franco Cerrotta l'ha voluta, l'ha organizzata, l'ha realizzata. Ci ha messo anima e sudore, voglia di civiltà e desiderio di tenere il paese pulito. Ci ha messo la faccia, la tenacia, il coraggio, l'onestà e quel sentimento di amore che è indispensabile per far crescere un paese.
E invece tu, Rosetta Russo Iervolino dove eri? Dove sei? I tuoi foulard di Ferragamo, le tue sciarpe di Hermes volano sui cassonetti, sfiorano i sacchetti di via Marina, baciano come farfalle la spazzatura di Fuorigrotta. Grazie Rosetta, sei stata perfetta.
Spazzatura, stupidità, cattiveria. Sul teatro di questa 'munnezza, non si vedono ma sono in scena potenti e vigliacchi, politici e camorristi. Si recita il peccato capitale dell'accidia, l'ignavia, l'indolenza, il lasciar perdere, la colpevole tolleranza. Un intreccio struggente che porta cattivo odore, disperazione, malattia, vergogna. Campania malata e disperata. Campania Infelix, Campania Moriens, Campania ultima, sciagurata, autolesionista, irresponsabile, corrotta, esclusa abbandonata. Abbandonata dai turisti, abbandonata da sé stessa, preda della camorra e del destino, della presunzione e dell'apatia, della connivenza e della barbarie del nepotismo e dell'assistenza. Campania indolente e indegna del proprio passato, della storia e delle bellezze naturali, di un mare antico che lacrima sangue. Politici indegni, amministratori indegni. La Regione più bella del mondo violentata, ferita a morte, uccisa. La Panda cabriolet di Angioletto Farace lascia una Neapolis morta, sepolta, sotterrata.

Lascio l'autostrada e scendo verso il porto di Castellammare di Stabia. Viaggio in mezzo a due muri di 'munnezza, pugni in faccia, duri e insopportabili. Mi sale l'angoscia, il pelo si arriccia, mi tremano le zampe. Cresce lo stupore. La puzza mi prende alla gola, mi incalza. Plinio il Vecchio, lo scrittore latino che per primo parlò di Campania Felix e che è morto nel 79 d.c. proprio qui a Stabia, si rivolta nella tomba, inorridisce, piange. Piango anch'io. Il fumo della spazzatura bruciata appanna anche il sole. Mi imbarco sul Don Francesco. Capri mi accoglie dentro un mare di mucche e di latte. Finalmente l'isola ritorna bucolica: contadini, agricoltori, gente dei campi e del grano, dei vigneti e delle stalle. Dopo le capre dei Sentieri dei Fortini, dopo i cani firmati e tatuati di via Krup, dopo i gatti neri di Lucia Bosè e quelli bianchi di Andreotti, ecco le mucche. Arrivano dopo gli animali di Brigitte Bardot, dopo le lucertole azzurre dei Faraglioni, dopo gli scarafaggi di Dolce e Gabbana e i leopardi di Roberto Cavalli. Arrivano dopo il pappagallo di Marina Grande che piaceva a Indro Montanelli e le quaglie dei cacciatori del Solaro, dopo i cavalli di Troia e le vacche di Silicon-Valley. Mucche e latte dopo i merli della Piazzetta e le scimmie di mare della Grotta Azzurra. "Cowparade" è un'iniziativa umanitaria, le mucche andranno in vendita. I fondi raccolti da un'asta di Sotheby's saranno destinati alla fondazione Cannavaro-Ferrara che si occupa di minori a rischio.
Applaudo, mi inchino e lecco le mani a tutti gli sponsor. Sono un randagio vecchio e romantico.
Un giorno mi piacerebbe organizzare sull'isola una mostra di delfini e stelle marine, conchiglie e coralli.