Il reporter dell'isola

C'è un vento grigio sulla riva del mare giù a Punta Carena. Le rocce sono cariche di gabbiani, la schiuma si apre e si chiude come un ventaglio. L'onda sbatte terribile sulla scogliera e disegna enormi pennacchi bianchi, creste di panna, sbuffi di sale. Una vela d'avventura mette la prua nell'orizzonte.
La guardo candida in un cielo di catrame. A bordo Conny Vuotto e Tonino Federico, gente di mare, marinai coraggiosi che navigano in ogni stagione nella scia di un richiamo che non si può tradire. Da terra Raffele "e Cataldo" annusa gli umori del vento, si tormenta i baffoni da pirata e fa una smorfia che non racconta niente di buono. "È malu tiempo". La luce del faro taglia a fatica una pioggia nera che cade come un tormento. Gli ulivi scendono in processione accompagnati dal pianto di una chitarra. Franco Moreno sa che le notti in taverna per ora sono finite e l'inverno sarà lungo. Canterà per sé e per Antonietta, canzoni di vino e di nebbia nella casa di via Chiusarano, con il giardino infreddolito, il camino acceso e i vetri senza sole. Vento negli uliveti, vento sul Solaro, raffiche spaventose che sbattono contro il duro della montagna. I crinali disegnano geometrie di pietre, nuvole e ombre di pini. La Madonnina di Cetrella avrà un gran freddo, il boschetto di castagni non riuscirà a proteggerla, solo le viole di Carmine Russo potranno riscaldarla.
Dal Solaro mi arriva il ricordo di una poesia di Alma Siracusa e l'immagine di Padre Anselmo Massimino. Una Anacapri di versi e di fede. Mi inginocchio per una preghiera, le zampe gelate e una lacrima nel cuore. Ho un freddo cane, il pelo intirizzito e la coda che trema come l'elica di un vecchio diesel. Il libeccio ha unghie di acciaio, strappa le cime, graffia i vetri, scortica intonaci e portoni. Vento in via Filietto, vento nelle stradine, uomini imbacuccati, facce livide, la malinconia delle campane, il passo lento di Raffaele Vacca dentro il suo cappotto blu. L'amico di Papa Ratzinger medita nuovi premi, nuovi libri, nuovi progetti. Il vento gli taglia la faccia, gli arruffa i capelli, gli fa tremare gli occhiali. Vola il Borsalino dell'avvocato Ruggiero Vitale e annega in una pozzanghera buia. Nascosto dietro un muretto di via Cetrangolo, un onorevole ricco e famoso sniffa la sua dose quotidiana.
Siamo in dicembre, è "neve" fresca, quella che ti fa volare e fai bella figura con le donne e nel lavoro. Se il vento cala, il deputato lunedì sarà alla Camera a parlare di giovani e salute. Brava gente gli onorevoli, brava gente. Don Salvatore Chiusano è d'accordo, gli onorevoli sono bravi parrocchiani, ma il parroco ha un'aria preoccupata. Quel furbacchione di Romano Prodi metterà una tassa anche sulle tonache ricamate e le candele votive. Dieci centesimi per un cero normale, venti per un moccolone, cinquanta per un lumino antivento, un euro per ogni lampadina non superiore ai dieci watt. Cinquanta euro l'anno per una batteria di bengala.
Per i fiori finti l'una tantum di dieci euro. Per rose, gardenie e orchidee la tassa può salire fino a cento euro. Offerta profumata, tassa salata.
In caso di miracolo di San Costanzo o di Sant'Antonio, tutti gli isolani saranno obbligati a pagare una tassa di cento euro che verrà destinata ai lifting di Rosetta Russo Jervolino, Livia Turco e Emma Bonino perché il mondo le vuole in Piazzetta in tacchi a spillo e calze a rete insieme a Vladimir Luxuria. Per le cattedrali in Sardegna, Sivio Berlusconi dovrà vendersi Rete 4 e forse anche Canale 5. Carlo Rossella farà il sacrestano nella chiesetta di Porto Rotondo, Mariano Apicella andrà in tournee nelle congreghe della Costa Smeralda, la chitarra e un piattino per le offerte gentili. Professare una religione è un'attività, va tassata.
Ma i fedeli, si sa, hanno fede, continueranno a frequentare la casa del Signore. Dieci Ave Maria per Romano Prodi, dieci Pater Nostro per il Cavaliere e una preghiera speciale per Santo Bassolino il protettore di tutte le anime campane. Amen, andate in pace. La chiesa di Santa Sofia è bianca e solenne, dalla messa esce una fila di comari. Gonne nere e ventose e la faccia luccicante di Nancy Brilli. I suoi occhi verdi incontrano i miei, solo un attimo poi volano via. Resto solo in una piazza fredda di dicembre con la coda in estasi e l'emozione che mi scende fino alle zampe. Sono Argo, il reporter dell'Isola, un cane sciolto che prende appunti, con la Bic, usa il notes a quadretti e consuma la vita tra il fumo delle Marlboro, l'assillo di cercare notizie, un doppio Glen Grant al bar Michelangelo di Giancarlo D'Angiola e l'amore per Lilli la Comare, una cucciola zingara e compiacente con la quale convivo da anni e prima o poi dovrò sposare. Ma questa non è la stagione dei matrimoni, l'isola è ghiacciata, i pergolati sono a lutto e la Piazzetta è deserta di turisti e di idee. L'unica fantasia di molti isolani, oggi, è il Casinò. Tra i sostenitori più convinti un tris d'assi: il sindaco Ciruzzo Lembo e gli assessori Brunetto D'Orazi e Salvatore Ciuccio. Niente cinema, niente teatri ma un bel casinò con il tappeto rosso cosparso di petali di bouganvilles per ammorbidire i passi dei giocatori. Abiti da sera, scollature, grandi seni, grandi markette. Una scintillante fontana di acqua azzurra, una immensa roulette con la pallina di cristallo Swarovski e tanti tavoli di chemen e baccarà. Croupiers Emilio Fede e Pupo, madrina Ilona Staller detta Cicciolina.
Nessuno resiste al richiamo del danaro. Dalle sirene di Ulisse alle mignotte di lusso, dai canti d'amore alle scommesse. Dopo i politici, gli scrittori d'aria fritta, gli intellettuali esperti in cene a sbafo, i palazzinari, gli industriali con le pezze al culo, i palestrati, le veline e i campioni del pallone, qui servono i giocatori d'azzardo. Sono loro che alzeranno il tono dell'isola e la faranno brillare come una stella cometa. Avventurieri con gli slip di Cavalli e i peli di cachemire, il portafogli grande come uno zainetto e in tasca una bustina di coca e una confezione di Viagra. Vizi, capricci, femmine disinvolte, lustrini, paiettes e ruffiani. Gira la pallina delle tentazioni, il mondo scommette. Perde, vince, piange, ride. La pallina schizza dalla cresta dei Faraglioni al mare di Torre Saracena, da Casa Malaparte ai Bagni di Tiberio. L'isola si infiamma, il rosso e il nero. Il vino di chi vince, il lutto di chi perde. Gira la roulette, gira la vita, frullano gli euro non sempre puliti, girano i soldi e non hanno un buon odore.
Questa storia del Casinò proprio non mi piace. Telefono al mio amico Massimo Cacciari, il sindaco di Venezia, quello con gli occhi blu che le donne le sciupa con la parola. Gli chiedo un parere. Mi risponde: "Argo un Casinò è peggio della rogna, si allarga a chiazze e contagia, una piaga.
Un oltraggio alla cultura dell'isola". Un'infamia per Axel Munte e Edwin Cerio, Graham Green e Pablo Neruda. La pallina di una roulette al posto della melodia di un verso, la volgarità di un croupier invece di un poeta.
Mi infilo in bocca una pallina di chewingum e me ne salgo nella mia cuccia di Veterino. Lilli la Comare ha cucinato salsicce con i broccoli e patate rosolate. Stappo una bottiglia di Aglianico e brindo al nostro amore.
Lilli mi abbraccia forte, ci rotoliamo sul tappeto dell'Ikea come due amanti, clandestini al primo appuntamento. Sotto l'albero di Natale una tombola e un panettone.