Il reporter dell'Isola

Torna agosto, tornano il re sole e le principesse nude, gli ombrelloni e i cafoni. I gommoni e i fannulloni. I coglioni e i mosconi, gli ormoni e i faraglioni, gli zatteroni e i siliconi, i calabroni e i volponi, i furboni e i ladroni. Tornano troioni e marchettoni, zitelloni e vitelloni, marpioni e crapuloni, scorpioni e caproni. Torna agosto, il mese del mio disgusto di reporter vagabondo e brontolone, di inguaribile snob senza guinzagli. Il pelo mi si arriccia, tremano le mie zampe al pensiero di dover scrivere delle follie di una nuova estate.
Solito agosto italiano Argo. Quello che rende felici Silvana Giacobini e Alfonso Signorini, Sandro Mayer e Teletette al Vento. Viva il gossip, viva il lusso. Viva i nuovi amori di veline e tatuati, calciatori e intrattenitrici televisive. Drammi inventati, tradimenti e commedie buffe. Muore la poesia, scoppia la fallofollia, la vetrinomania, la ruffianeria, la cortigianeria.

Il mare, il letto e il potere. Ma Aspasia, Catherine Walters e la Contessa du Barry non ci sono più. Le dame di palazzo di Baldesar Castiglione hanno lasciato il posto a sciaquette in tacchi a spillo di mediocre intelligenza. e disponbili a soddisfare qualunque incontinenza erotica. Viva la dorata volgarità della nuova pornocrazia. Fratelli d'Italia, l'Italia s'è destra, è tutta una banda, è tutta una festa. Scoppiano le notti pirotecniche, scoppiano le cessioni del quinto per andare in vacanza, scoppiano le borse, scoppiano le mele di Ottaviano Del Turco. Scoppiano gli incendi di boschi di isole e costiere. Scoppia il sole, scoppia la Fiat, scoppia la CIT, scoppia il tremontismo. Scoppiano le tasse di Robin Hood. Scoppia il problema dell'oro blu, la guerra dell'acqua, l'emergenza più grave e più ignorata dei nostri giorni. Scoppiano le corna, le coppie e i peccati della carne. Scoppia l'Italia dei valori, scoppiano le leggi ad personam. Scoppiano le magie dell'intoccabile Silvio Berlusconi. Il prestigiatore, l'incantatore, il cantautore, l'imbonitore, il venditore di balle, bolle, bulloni, bambole e bucce di banane. Scoppia il fegato dei poveri cristi nel paese dove la giustizia non è uguale per tutti. Scoppia il paese delle vacanze obbligatorie e dei mutui per le barche. Scoppia l'Italia di chi vuole apparire e non vuole soffrire. Scoppiano i porti delle estati italiane. Porti violati, aggrediti, traditi, violentati, offesi.

Porti perduti nel ruotare di eliche maledette, di ormeggi milionari, di banchine vendute al fuscia delle carte da cinquecento euro. Porti inginocchiati alla vetroresina dei ricchi e al vomitare delle sentine. Porti di poche vele e di remi sconosciuti. Porti persi dentro onde di ostriche e champagne. Porti salotti, porti bordelli, porti di piloti automatici e di ecoscandagli, acciai luccicanti e murate dorate. Porti di alberghi galleggianti e suites da mille e una notte. Porti del lusso e della volgarità, banchine di veline e velone, silicone e tardone, palazzinari e aspiranti attrici pronte ad avvolgersi nelle lenzuola dell'ultima spiaggia. Porti senza taverne, porti di yachting club e uffici stampa, feste del nulla e assessori senza cultura. Porti senza identità, senza pesci e senza pescatori. Porti di paiettes e cime luccicanti Porti senza cefali e senza conchiglie. Non ci sono lenze, non c'è l'esca di pane e formaggio e gli scogli sono problemi, impedimenti, creature inutili e stupide che negano altri ormeggi, altri attracchi all'isola della festa obbligatoria.

Porti invasi perchè i sindaci sono complici e non si ribellano, perchè gli amministratori godono dello sculettare dei vip e non sanno tagliare le cime. Viva il festival dei ferri da stiro, viva il festival della "mia barca è più lunga", viva il festival delle barche che non navigano e dei marinai che non timonano. L'importante non è salpare ma essere eleganti sulla banchina. Divise da capitani, mostrine e petti di medaglie per armatori che non hanno mai conosciuto i tranelli del vento, i capricci delle onde, gli inganni di albe di tempesta. Vita di banchina, i fiori per la moglie e il gioiello per la preferita di turno. Poveri porti, poveri i marinai di gusci di legno e remi di sudore, poveri i pescatori di stelle e totani da cucinare in un ruoto di patate.

Povero porto di Marina Grande, sei stato pascolo per la Cow Parade, transumanza per cowboy. Sei stato circuito per Bentley, Aston Martin, Porsche, Maserati e Harley Davidson.
Non capisci niente Argo, sei un brontolone obsoleto.
La società di oggi ha bisogno di mucche e motori. Mi asciugo i lacrimoni e salgo verso Anacapri. Il brillio dell'ultimo sole, dentro i cipressi del piccolo cimitero, è un richiamo. Un gelsomino per Giovanni 'o Zattero, un giglio di mare per Vittorio Aumm Aumm, il rosso di una rosa per Donna Maria, la madre di Angelo Apicella, il medico del mare. Qui non ci sono i seguaci di Francois
Voltaire e il superfluo non è necessario. Qui, finalmente, la memoria è rispettata.