Il reporter dell'Isola

Piove. Piove come cantava Domenico Modugno quando incantava San Remo con quella sua faccia da moschettiere, la testa di riccioli neri e nello sguardo il mare del Mediterraneo. La gente applaudiva. Era la festa della musica italiana e non il teatro delle marionette di Paolo Bonolis. Lui che si ritiene il migliore dei migliori insieme a Massimo D'alema e al suo baffo presuntuoso e a Michele Santoro, sudato, cinico, arrogante. Un tris italiano che sguazza nel complesso di superiorità, dentro una musica di insopportabile vanità. Una panna montata, una salsa indigeribile di onnipotenza con note stonate. Per l'Italia il 2009 sarà un anno sotto zero ma in televisione una banda di privilegiati continua a pavoneggiarsi. L'Italia si siede in poltrona, ascolta le canzoni e dimentica il mutuo e i guai.

Viva gli umili, viva Mino Reitano il ragazzo con la valigia che veniva dal mare di Bagnara.
Un ragazzo di Calabria, un emigrante, un disperato con il miraggio di cantare e girare la schiena alle miserie del Sud. "Aveva un cuore che ti amava tanto", la malinconia dello sradicamento, la voce che quasi si scusava e la voglia di farcela. La voglia di crescere e costruire, la voglia degli italiani di una volta. La rabbia di arrivare, non la fretta di bruciare, consumare, distruggere. Lo sguardo tenero, senza prepotenze, una chitarra e cento illusioni. Autentico e umano, semplice e schietto, coraggioso e credente, spontaneo e legato alla propria terra, alla famiglia, al mare. Generoso e italiano, uno qualunque, uno di noi non un montato, innamorato e perso nella musica del successo. Viva gli umili, i semplici, i rispettosi. Abbasso i superbi, gli arroganti e i presuntuosi.

Piove sull'Italia del bluff e dei festival fasulli, degli stornelli, dei femminielli e degli scialatielli, dei disoccupati, dei poveri, degli abbandonati e dei dimenticati. L'Italia del Grande Fratello e delle volgarità, della sorella culo e tette e delle ammucchiate, degli zii, dei nipoti, dei cugini, dei tatuati, delle suocere arrapate, dei furbetti, dei cantanti stonati, degli urlatori di puttanate, degli strilloni di mille buglie, degli imbroglioni e dei cafoni, dei tromboni e degli opinionisti, dei burattinai e delle marionette. Piove sull'Italia senza valori e senza emozioni. Piove sul paese di Napoleone Berlusconi, il paperone con il parrucchino l'Io più ipertrofico del mondo, l'imperatore dei venditori di slogan, il cantautore di miraggi e panzane. Il pianista delle vanità e delle illusioni, degli abbagli e delle lusinghe. L'incantatore di una nazione che non ha più politici con i coglioni. È l'Italia delle balle Argo. Un'Italia arruginita, scalcagnata, disunita, incancrenita dalle risse, dalle guerre di potere, dagli inganni, dalle apparenze. Una pioggia di bufale e bubbole su un paese senza ombrelli, senza cervelli, solo ritornelli e menestrelli. Piove anche a Capri, una pioggia che fa luccicare gli ulivi che scendono come preghiera in processione verso il mare sotto Damecuta. Il dondolio delle gocce tra le foglie è l'unica luce in un'isola nera, spenta, deserta, buia. Di fronte Napoli è avvolta nella nebbia, una città fantasma, sbriciolata dalla camorra e dalla corruzione della politica.

Una casta inamovibile e senza dignità, un'orchestra di anime sporche incapaci di cantare la parola dimissioni. Jatevenne. E invece i vecchi tromboni bacati restano con il culo incollato alle poltrone. Culi Mapei, culi venduti, culi marci. A' munezza Argo, a' munnezza d'a' gente.
Dalla mia cuccia di Veterino mi godo la pioggia e la pensione, l'ozio e le malinconie per un'isola che non c'è. È ancora inverno, da Ischia arriva un treno di nuvole nere che si ferma su Punta Carena. Una stazione di tempeste senza sollievi e mareggiate indimenticabili. Salvatore Fedderico le ha dipinte. Onde di colori, pennelli appassionati, tormenti d'acqua, emozioni, paure. Umberto D'Aniello le ha fotografate, la Nikon ha immortalato cascate di mare, inferni di schiuma bianca, i cieli neri, la solitudine del Faro. Artisti veri, gente di Anacapri. Mi alzo a mezzogiorno come tutti i cronisti sfaccendati, mi accendo una Marlboro e dal letto passo ad accucciarmi nel morbido della vecchia poltrona di nonna Emma. Un regalo antico, un ricordo, il racconto di una giovinezza di avventure e arrembaggi. Amori sfrenati e notti di taverna.

Piove sulla mia malinconia, intorno modellini di barche, libri, pesciolini di legno e un teatrino di fotografie incorniciate d'argento. Walter Veltroni grasso e sudato, l'anima nebbiosa e quello sguardo folle che ha distrutto il centro-sinistra. Tonino Di Pietro in mutande e canottiera, ex magistrato, ex poliziotto, ex ministro analfabeta dell'Italia dei senza valori e dei senza congiuntivi. Una foto di Brigitte Bardot in piazzetta e quella di Marylin Monroe tra le lenzuole di seta bianca. L'onda irresistibile di Rita Hayworth. La faccia scavata di Fausto Bertinotti persa nella sciarpa di cachemire dello stregone fallito. L'immagine di Ciro Lembo che pesca e dietro di lui Marina Grande, il porto delle nebbie, il porto perduto. La foto di Franco Cerrotta, gli occhi intelligenti, lo sguardo diretto, il sorriso aperto, che prende. Ti voto, Franco, ti voto. Anacapri ha bisogno di chi lavora con passione per il proprio paese, porta avanti progetti coraggiosi e non lecca il culo ai potenti.
Un caffè Lilli, un caffè. La mia donna arriva vestita di una sottoveste di seta nera. Più bella di Alba Parietti, meno di sinistra, meno opinionista, meno rifatta, più sexy, più spontanea, più riccioluta, più disponibile. Romantica e innamorata, colta e maliziosa, ruffiana e complice.
Mi bevo tre Vov uno dietro l'altro, tutti d'un fiato. Viva il Vov Lilli.
Viva la vita, le donne, l'amore.