Il reporter dell'Isola

Su Anacapri il cielo è sempre più blu. La nuvolaglia buia si è dissolta in un vento fresco e pulito che ha spazzato via il veleno seminato da Antonino De Turris e la sua band. Il ragionieregeometra ha usato la spada per colpire alle spalle. Ma chi di spada colpisce di spada perisce. A Caprile, Franco Cerrotta e i suoi prodi hanno messo da parte il fioretto. Hanno imbracciato il fucile e BOOM! Un colpo al cuore. Anacapri ha capito tutto e ha votato compatta secondo coscienza. 65 a 35, altro che rinascita. Questo è il funerale dei vinti. Ma onore ai vinti se sapranno riflettere sulle loro vergogne. Habemus papam, si chiama Franco III ed è stato un trionfo. Folla in delirio, fuochi d'artificio, bandiere nel vento e applausi "a terremoto". Franco III perché è sindaco per la terza volta e con pieno merito. Ha vinto nonostante Rinascita Anacaprese abbia condotto una campagna elettorale al massacro, con il coltello e l'insulto.

Questi i titoli che hanno usato contro Cerrotta: diavolo, pirata, corrotto, padrone, strozzino, nullafacente, scaldasedie, Don Rodrigo. Offese, colpi bassi, ingiurie. Niente programmi, niente stile, niente cultura. Nessuna signorilità, zero eleganza. Gli anacapresi hanno capito e in massa hanno votato Franco III. Sono Argo, un cane di strada, anch'io l'ho votato. Più che di questioni politiche, ho sempre scritto di problemi umani e non ho mai fatto sconti a nessuno. Cerrotta mi piace. Ogni tanto, continuerò a prendermi un caffè doppio al comune, perché ha un buon sapore. Maria, Sonia e tutti gli impiegati hanno un buon profumo. Il Municipio ha un'aria ospitale, la facciata bianca e pulita, i giardini, i gatti, e nell'Arena sorridono gli anziani, le donne e i bambini. Brindo al nocchiero Cerrotta e al suo equipaggio valoroso. Brindo a Massimo Ferraiolo, ad Andrea "zigna", a Michele Sorrentino, a Carmine Bozzaotre, a Mario e Ginetta Staiano, alla chioma bianca di Enrico del Mercato, a Peppino D'Esposito, alla faccia scavata di Salvatore Vivo.

Brindo a Paolo De Tommaso, ad Alberto Vernacchio, ad Andrea Staiano, a Pietro Cacace, ad Antonio Arcucci, ad Anna Rita Di Pace, a Roberto Smit. Brindo a tutti i ragazzi del comitato, ma soprattutto a Vincenzo Torelli e Colombina Gargiulo. Brindo al vicesindaco Pasqualino Mazzarella e a tutti i nuovi assessori e consiglieri. Brindo all'isola che c'è, non "all'isola che non c'è". Questa canzone cantata con arroganza è il marchio di giuda della sconfitta della band di De Turris, il primo segnale della disfatta. Se ne accorse subito, il 24 maggio nel chiostro di San Nicola, il Vate di Vietri e fu facile profeta: "quella canzone urlata con insolenza sarà la loro Waterloo, la loro bancarotta, il loro tracollo, la loro rovina". Così è stato, bravo il Vate. Anacapri è l'isola che c'è e il cielo è sempre più blu. Al contrario, bui e ciechi i cieli di Internet, di Facebook, di You Tube.

Cieli artificiali, cieli virtuali, cieli falsi, cieli inutili. Cieli ambigui nascosti dietro un video, cieli anonimi, cieli per gente sola e disperata. I cieli tenebrosi di chi ha tentato di sfregiare Anacapri, l'ha tradita e l'ha chiamata Inferno. E insieme ai cieli del web, i cieli neri di Sera Città, dell'Informatore e di Nuova Capri. I cieli di giornalini che hanno sventolato la bandiera dell'insolenza. Così, i fanatici del web (acronimo di water e bugie) e le gazzette locali hanno ottenuto il risultato contrario: hanno affondato la rozza e spocchiosa brigata di Antonino De Turris. Senza Internet, senza una stampa faziosa, le cose per loro potevano andare un po' meglio. Si sono suicidati nel mare nero dell'inchiostro mediatico. Così Costantino Federico, che pure è uomo colto e intelligente, da imperatore della comunicazione diventa l'imperatore dei flop. Faccio il cronista di strada, non mi piace la politica ma provo a spiegare la rovinosa sconfitta della band di De Turris.

Hanno perso per tre motivi:
1 - Non sanno che marketing significa andare incontro al mercato e quindi alla gente e non contro.
2 - Non hanno parlato di cultura e Anacapri deve vivere di turismo e cultura.
Perché la cultura è l'anima indispensabile per costruire il futuro. E di questa cultura, Riccardo Federico sarà l'Assessore. L'uomo non solo degli eventi, ma delle scuole, dei corsi di formazione, dei musei e delle biblioteche.
3 - Hanno ignorato le donne (2197 elettrici su un totale di 4161 votanti). Una imperdonabile dimenticanza. Paola Federico ha confermato la sua inutilità in lista. Ha racimolato 8 voti, no comment. Luisa Aversa, completamente oscurata dai suoi stessi compagni di cordata, non ha mai detto una parola, ed è rimasta a vendere "pummarole e cucuzzielli". Mi viene spontaneo dire: viva le donne vere, viva Antonella Rotella, viva Caterina Farace. Ma torno ai motivi della disfatta. Hanno perso principalmente perché lo stratega Tiberio Brunetti ha dimostrato di non capire nulla , e sottolineo nulla di politica. Eppure lui ha urlato di amarla la politica. Non la ama, la tradisce. Perché la politica si fa con rispetto e con il filo rosso del cuore. Lui la fa con l'odio, con l'insulto, con la bugia e con presunzione. E la presunzione ti ha fottuto Brunetti. Non mi piaci Brunetti, non mi piaci. Io prendo appunti dove e quando voglio.

Racconto la vita e scrivo sull'Isola che c'è, non su quella che non c'è. Scrivo che hai bisogno di un bagno di umiltà. Torna a Roma Brunetti, torna nella capitale dei portaborse, torna tra le braccia dei tuoi deputati, dei tuoi senatori, dei tuoi ministri. Sono un cane sciolto, tremendamente schizzinoso. Non sopporto le volgarità, non sopporto i corti, i brutti e i sapientoni. Esteticamente non mi piace chi si atteggia a grande uomo. Non mi piace Guido Gargiulo che ha sputato veleno contro la poesia. Una campagna elettorale non si fa con gli sputi. Il vento di Punta Carena li restituisce al mittente. In quanto alla poesia, mi viene facile una rima baciata: "l'ingegnere Giudo Gargiulo è rimasto solo e mulo". 24 miseri voti di preferenza dimostrano che l'albergatore non è stimato nemmeno da quelli della sua lista. Uno sputo di voti ingegnere, uno sputo. "In politica non basta sputare, bisogna emozionare". Altra rima baciata ingegnere e grazie per l'ispirazione. Grazie anche a Gennaro Arcucci, avvocato a Milano che si prende troppo sul serio. Troppa arroganza, troppo Io, Io, Io.
Rabbioso, esibizionista, irritante, dopo Brunetti è stato il principe degli autogoal.
95 voti di preferenza sono pochi, sono una vergogna per un'ambizione sfrenata.

Se ne torni a Milano avvocato e si lecchi le ferite. Un plauso particolare anche a Sergio Rubino che gioca a fare Axel Munthe. L'abito bianco, la barba, cappello e bastoncino. Peccato che del grande svedese gli manchi la cultura. Pazienza, ognuno si incarna in chi vuole. Di Antonino De Turris non parlo perché lo conosco appena e non scrivo mai per sentito dire. Dico solo che, esteticamente, anche lui non mi convince. Sono un cane di strada, non porgo mai l'altra guancia: occhio per occhio, dente per dente. E allora addio per sempre a De Turris e alla sua lista apocalittica. Chiudo brindando di nuovo a Franco III e al suo valoroso equipaggio perché sono convinto che navigheranno con giustizia e maggior slancio insieme a tutti gli anacapresi: ai vincitori e ai vinti. Navigheranno portando nel cuore il ricordo di Giovanni "o zattero", di Vittorio "aumm aumm", di Salvatore Pepe, di Anna Maria Apicella e di tutti gli angeli che volano nel cielo di Anacapri.
Un cielo sempre più blu.