Indice
- Numero 48 - Dicembre 2009
- L'Editoriale - Canzone
- Isole nella corrente
- L'ultimo giorno felice di Oscar Wilde a Capri
- Il ricordo di Lauzi nel cuore di Anacapri
- Il teatro a Capri
- Quel profumo caprese negli alambicchi dei frati
- Parigi brucia
- Servilia, il fiore più bello del giardino di Lucullo
- La diva che scelse Procida e fu “la moglie del capitano”
- Natale di una volta
- Le vie dell’acqua sono infinite
- I maratoneti del mare
- Guida sentimentale al fascino di Venezia
- Quelle case di piacere che attiravano Simenon
- L’uomo che pubblica i sogni
- Canzoni, donne, cernie nel libro di Missaglia
- Vent’anni a Ischia
- Il reporter dell'Isola
Il reporter dell'Isola
Donne belle e spericolate, viados e ricattatori. Suina e tachipirina, cocaina e amuchina, maiali e maialone, porci e porcate. Tori e corride, linciaggi mediatici e massacri a mezzo stampa.
Manager e imprenditori senza scrupoli. Leccapiedi sempre disponibili, portaborse corrotti e politici eternamente arrapati. Giornalisti curiosi sotto le lenzuola, racconti a luci rosse, trame boccaccesche, kamasutra e bordelli. Titoli e titoloni, tette e tettone, falli e felloni. Tutti nudi e denudati. Letti e follie, politica e affari, sesso e successo. Quadretti italiani alla vigilia del natale.
Sono Argo, un reporter di strada, abituato a raccontare una vita a colori e qualche volta in bianco e nero. Ma questo è fango, abbaio di rabbia e dolore.
Il mondo degli uomini crolla sotto i colpi del dio denaro, delle disuguaglianze e delle ingiustizie sociali. Crollano i valori, la patria, l'ordine, la disciplina, la religione, l'autorità del pater familias, la buona reputazione, il rispetto, la dignità e l'orgoglio. Vince il mercato globale, la competizione mercantile. Vincono i soldi e l'arroganza. Sesso e potere senza limiti, senza confini. Tutto è permesso, tutto il bene è stravolto. Cupidigia, sete del proibito di una classe politica e dirigente viziata e viziosa. Senza pudore, senza vergogna.
Non sono un chierichetto. Ho conosciuto donne e taverne. Ho consumato whisky e champagne al piano bar del New Penthotal, cantato fino all'alba e corteggiato sottane. Ho navigato mari non sempre tranquilli in compagnia di marinai che non erano santi ma questo mare nero mi indigna. Non esistono più limiti agli orrori del quotidiano, sono stupefatto e atterrito. Ho il pelo dritto, avverto fremiti di paura, incubi per questo mondo più volgare di un bordello. Un mondo retto dall'oscenità degli scambi: sesso e potere. Una società perversa che declina verso il mare come un enorme palla di munnezza.
Povero mare, mare insozzato, offeso, tradito. Ho avuto una giovinezza di acque chiare, ora nuoto nel buio della tempesta. Acque nere, nebbiose. Ossessioni che crescono come un "mostruoso rampicante", una enorme bouganville di fiori scuri che minaccia anche il sole di Capri. L'unica sciabolata di luce me la regala Punta Carena. Abbagli di sole sulla scogliera, il gioco bianco dei gabbiani, ricami di schiuma, gli occhi del faro, le mani strette di una coppia in cerca d'amore e un grappolo di piccole barche in attesa di uscire a totani. Poco distante soffia e canta un mondo di indifferenza e assuefazione. Nessuno si meraviglia più di nulla, nessuno si ribella, nessuno abbaia, nessuno protesta. La primavera è lontana. Piove sul bagnato, si scivola su tonnellate di sterco. Cadono gli dei, si squaglia la democrazia, la morale è liquefatta. Sembra la notte di San Lorenzo, cadono le stelle.
Crolla San Clemente, crolla Ceppaloni con tutti i campanili. In esilio Sandra Lonardo, muore l'Udeur con tutti i mastelliani. Da Mastella cadente a Mastella caduto, è notte di luna calante. Cadono in disgrazia le banche, cade il re dollaro. Trema Obama tra le braccia di Michelle. In America crolla l'occupazione. Disoccupati record, i senza lavoro al 10%. Crolla la Spagna, disoccupati al 19%. Crolla l'Alfa di Arese. Salta il mito degli Agnelli. Saltano i santuari nazionali, i salotti buoni e le sacrestie. Crolla il crocifisso, scuola senza Gesù. Non vado in chiesa perché mi annoio ma sono un cristiano e detesto gli sfregi. Abbaio e mi indigno. "Dopo la croce ci toglieranno anche i campanili, i monaci, le suore e le cappelle. Aboliranno anche San Francesco, Dante, Manzoni e il Vangelo". Piove sul bagnato, scivola a culo nudo Piero Marrazzo. Scivola su un viados, strada 'nfosa, mutande bagnate, strappo inguinale. Strade pericolose, vie brasiliane, tutte curve, silicone e testosterone. Viali e vialetti, frullano gli euro, spese folli per le strade, vie e viados. Brazil, Brazil. Soldi, tanti soldi per transessuali, ricattatori, carabinieri e fotografi. Coca e allegria, si festeggia Natalie. Viole, violini, chitarre, zampogne, trombe e trombate, scoop e scopate. Strade di mutande facili, viados e favelas. Roma è diventata Rio. La stampa urla e massacra. Veleni e sciacalli, serpenti e agguati. Continua a piovere. A Capri scivola Ettore De Nardo e arriva il commissario. Dal De Bello Taxi al De Bello Sipicc. Terna, quaterna, cinquina. Tombole, tomboloni, tombini, tombolini, pali e paletti. Spine e spinette, cavi e cavetti. Serpenti e serpentine, lampadine e lampare, prese e riprese, luci e ombre. Sospetti e minacce. Elettricità e scintille. Fumi e malori.
Mi piacerebbe vedere intorno a un tavolo in riva al mare i sindaci di Capri e Anacapri, i cittadini, gli ingegneri, i tecnici, i professori. De Nardo non è un santo ma nemmeno il diavolo. La Sippicc ha creato posti di lavoro per molte famiglie, fuori il padre, dentro il figlio. Non conosco niente di elettricità, sono anziano e a corto di energia ma andrei avanti con molta cautela. Forse su un'isola una centrale autonoma, se non fa danni all'ambiente e alla salute, potrebbe essere una risorsa. Sono ignorante e lo sussurro con molta umiltà. Forse l'isola è troppo elettrica per fare una riflessione a bassa tensione. Occorre un incontro senza corrente dopo tanta energia urlata e neon incandescenti. Insomma, Capri è diventata l'isola del conflitto. Il clima è avvelenato. Un clima irragionevole e controproducente dal quale bisogna uscire subito.
È Natale, mi piace sognare. Festa di famiglia, tavole imbandite. I nonni che raccontano il passato e i bambini che spacchettano la felicità di un dono. Il padre a capo tavola a recitare una preghiera di ringraziamento e le donne in cucina a friggere l'olio della festa. Zia Costanza ha portato il baccalà, il coppo di olive nere e il pane appena sfornato di Salvatore Galardo.
C'è un'aria di amicizia, e un fiasco di vino contadino. Si brinda. Le mani sono strette in compagnia delle parole e dei progetti. Si parla di sacrifici e speranze, di lavoro e di figli. A mezzanotte si cammina spalla a spalla, tutti a messa a Santa Sofia. Fuori non piove più e non si scivola. C'è la luna piena e un viaggio di stelle.

