Il reporter dell'isola

Lilli La Comare ha gli occhi languidi e appassionati e una vestaglia color bouganville che lascia intravedere un corpo ancora attraente che eccita i miei sensi di vecchio randagio libertino. Il borbottio della caffettiera accompagna la cerimonia del nostro buongiorno. Beviamo insieme un caffé doppio e bollente. Il profumo attenua la malinconia delle notizie pubblicate sui giornali ma non riesco a concentrarmi nemmeno sui titoli di prima pagina. E forse è meglio così. Solite risse politiche, odii, guerre, volgarità. Lo sguardo di Lilli è un invito, una promessa, un contagio. I fogli scivolano sul pavimento, le lenzuola avvolgono i nostri desideri. Fuori le rondini sono messaggi d'amore. Il cielo in una stanza, sinfonia di violini. Nonostante i guasti dell'anagrafe, i nostri corpi si cercano, si abbracciano affamati di vita. Secondo Roberto Gervaso il sesso salverà il mondo. Ha ragione. Questo eros di prima mattina mi fa sentire il principe dei randagi. "Sei un bastardo privilegiato Argo, nemmeno i Labrador di Tonino Cacace sono così fortunati". Lilli torna con un altro caffè. Il fumo delle Marlboro mi scende fino alla coda e mi dà più piacere di sempre. La vita è bella, anche il mio lurido mestiere di cronista di strada può avere i suoi risvolti positivi. Esco in un cielo rosso come il corallo che Massimo Scarpati pescava al largo dei Faraglioni. Rosso come un pomodoro S. Marzano, come i peperoncini di Nunzio Pollicino. Intorno prati di papaveri in fiore, margherite rosse, querce rosse, rose nel pugno, garofani rossi. Anche gli ulivi sono rossi. Rossi come gli slip di Rosy Bindi, come il reggiseno di Giovanna Melandri, come la guepiere di Livia Turco. L'Italia è rossa, Capri è rossa come il tramonto a Punta Carena, come la pizza margherita al ristorante da Gemma, come il vecchio Magnum di Roberto Massa, come la fiamma del mio amore per Lilli La Comare. L'unica donna che ha ancora la pazienza di sopportarmi. Sono sempre io, Argo il reporter a quattro zampe, un segugio bastardo che ha ancora l'illusione di raccontare un mondo di favole che invece ha perso il vizio di sognare. Lo confesso mi ero illuso che vincesse il centro destra. Quello di Vittorio Feltri "belli capelli" e Maurizio Belpietro "occhi di mare". Giornalisti con le penne che azzannano e le mutande azzurre come il mare di Marina Piccola. Li conoscete, no? Sono quei due cani sciolti che fanno i titoli acchiappa-farfalle. Opinionisti senza peli sulla coda che le notizie te le sbattono sul muso e se ne fottono sia di Paolo Mieli che di Paolo Gambescia. Anche loro si sono svegliati in un sole rosso Napolitano che acceca gli occhi e allaga il golfo dal "Parrocchiano" di Sorrento fino al "Ridosso" di Monte di Procida. Triglie, gamberi e aragoste. I raggi rimbalzano sui crinali dei Campi Flegrei e arrivano fino alla mia cuccia di Veterino. Rosso, tutto rosso come il rossetto di Rosetta Russo Iervolino, come la tuta di Antonio Bassolino che riempie Piazza del Plebiscito di sculture che nessuno capisce e corre, corre. Corre a New York, corre nei sentieri del Solaro. Con lui il rocciatore Vincenzo Siniscalchi, avvocato rosso e valoroso e il riformista Claudio Velardi, signor-ovunque, ex braccio destro di Massimo D'Alema e il sindaco sciupafemmine Massimo Cacciari. Dietro di loro un gruppetto di porta borse radical chic e intellettuali che all'isola regalano solo la presenza dell'apparire. Infausta, inutile, sdolcinata, dannosa. Un po' staccata, arranca la chioma di luna di Alessandro Bianchi, il nuovo ministro dei trasporti. Il professore calabrese mi fa una certa pena. Oltre al collegamento fra Scilla e Cariddi, che giustamente deve rimanere via mare, e ai voli per la Sardegna, dovrà risolvere il problema del porto di Capri e saranno cavoli amari. Qui i sindaci Ciro Lembo e Mario Staiano, forse inconsapevolmente, forse ingenuamente, hanno finito per dare il colpo di grazia alla Caremar. Così Aponte è diventato il re del mare. Una flotta di jet e catamarani con orari balordi e strampalati che offendono la pazienza e la dignità dei residenti, di chi trasporta le merci e di chi sull'isola viene per lavorare. Scene di ordinaria follia. Il porto di Marina Grande è un inferno, la banchina un sentiero di guerra. Pericoloso, tormentato, indecoroso. Sono incazzato nero, incazzati i marinai della Caremar che mi hanno detto: "Argo, scrivi che ci hanno venduto". Isola tradita, offesa, maltrattata. Il sole rosso schizza sul deserto di una Certosa povera di idee e cultura e rimbalza fino in Piazzetta. Le smutandate di Lina Sotis, labbra a ciliegia, bocche a canotto, uomini rasati a zero, qualche pancia rassegnata. Stanchi cronici, maratoneti instancabili, scuotitori di vino, sommellier di qualunque etichetta, spadellatori di scialatielli in tutte le salse, paranoici dell'elettronica, progettisti vittime del design minimalista, signore vinte dalla chirurgia plastica, veline pronte a tutto pur di entrare nel casting di un programma televisivo. Badanti allegre e disponibili, settantenni arzilli e senza pudore, palazzinari alla ricerca di lenzuola facili e appalti di regime. Il popolo che affolla Capri è questo. Chiariamoci molto bene però. Non ho simpatia per i politici. Né di destra, né di sinistra e ho pochissima stima per molti di loro. Sono per stampa e televisioni libere, ma libere veramente. Senza markette, compromessi, yesmen e direttori venduti. Sono un animale libero senza sponde né politiche, né istituzionali. Non ho padroni e la pagnotta me la guadagno con una bic e un notes a quadretti. Tanto per capirci non amo né le cravatte di Berlusconi firmate Maurizio Marinella, né le Tods di Bertinotti targate Diego Della Valle. L'ultima cravatta l'ho stracciata al Palatium sette anni fa e per le strade vado a zampe scalze. Però sono un sognatore, un cane bastardo innamorato dei progetti fantastici. Lo confesso, mi ero illuso che avrebbe vinto il Caimano. Un morso a Mortadella, un altro a Fassino-agonia, un colpo di coda a Bertinotti e via. Vinceva Berlusconi ed era pacchia vera. Con Prodi le certezze italiane sono solamente due: le tasse e la morte. Con il Cavaliere vita eterna per tutti gli italiani grazie agli elisir miracolosi di Umberto Scapagnini. E poi, niente tasse, niente ICI e un bel ventaglio di condoni. Italia bella ricca e felice. Illusioni, puttanate ma lasciatemi sognare e ascoltate il mio programma. Gli altri, i rossi, li avrei sistemati tutti a Capri. Un bel esilio fra sirene e grotte azzurre. Altro che il povero Napoleone a Sant'Elena. Emma Bonino, che ha una bella voce, a condurre i telegiornali di Costantino Federico. Clemente Mastella, che è un esperto di incroci, scorciatoie e vie traverse, a dirigere il traffico a Marina Grande. Finalmente ordine e giustizia per tutti. Il super-marinaio Massimo D'Alema a comandare la Capitaneria di porto. A Vladimir Luxuria, in calze a rete, avrei dato il compito di celebrare i matrimoni-gay in via Krup. A Lucia Annunziata, che ama le canzoni napoletane, avrei affidato la riapertura del New Penthotal. Alfonso Pecoraro Scanio avrebbe potuto fare l'operatore ecologico sul tratto: Traversa La Fabbrica - Via Veterino. Ovviamente scherzo, ironizzo. Non criticatemi, non bastonatemi, non toglietemi il mio osso quotidiano. Ma una considerazione devo farla. Noi italiani siamo incontentabili e strani. Una volta che avevamo trovato uno che, dopo averci preso per il culo per cinque anni, ci garantiva la vita eterna, ci siamo andati ad infilare in una mousse di mortadella. Che la pacs sia con noi. Amen.