Il reporter dell'Isola

Solito marzo, cinico e sornione, sorridente e piagnucolone, inaffidabile e incantatore. Brillii e tempeste, poco sole e molta pioggia. Marzo in bilico tra santi e diavoli, trans senza scrupoli e fotografi tatuati, con moric e senza moric. Mese di coltelli e battaglie. Tutti contro tutti e l'Italia traballa. Fate e diavolesse, travestiti e ruffiani. Intrighi e tranelli. Donne facili e vecchi bacucchi con tanti euro e il sacchetto blu del viagra. Cieli tricolori e lenzuola di seta nera. Dame incipriate e alcove. Escort spregiudicate e superpresidenti eternamente arrapati. Case chiuse e case delle libertà infinite. Case aperte, case di amori a luci rosse. Casa D'Addario e palazzo Grazioli. Le registrazioni hard, very hard e il letto di Putin.
Marzo è dentro di noi.

È il bianco e il nero, il disimpegno e la fuga, il volo cieco dei pipistrelli e l'ignavia. L'indifferenza e la passione. È un marzo di eclisse. Un'eclisse di ideologie e valori. Il baricentro nazionale è a livello inguinale. Denaro, potere e sesso al centro del mondo. "Viva la gnocca se è porca e baldracca".
Mondo sporco Argo, mondo cane. Marzo doppio, come l'Italia, come questa sporca politica puzzolente di interessi privati e egoismi malandrini. Cattivo odore, puzza di urina di gatti e di malaffare.
Sono un cane di strada, non sopporto i gatti e non mi piace il loro odore.
Marzo cialtrone come quest'Italia malinconica e corrotta. Profumi di mandorli in fiore, il giallo delle primule, il rosso delle prime rose e il nero dei governanti. Il teatrino dei politici e gli spettacoli di Beppe Grillo in tour all'estero per sputtanare il paese e stracciare il tricolore. Ladies e gentlemen, dames e monsieurs, damen und errer, señoras y señores ecco a voi lo show europeo del Signor Belin, il fustigatore della casta, lo sputtanatore di questa "Incredible Italy". Pazza e sconclusionata come queste giornate di marzo.

Ce n'è per tutti. Per l'inciucista Massimo D'Alema, baffo arrogante e cuore di volpe. Per Topo Gigio Walter Veltroni "che non è nemmeno un politico: è scemo". Per il culo alto e sodo, sapiente e illuminato di Mara Carfagna, la regina dei "calendari per camionisti". Per il poeta calvo e mieloso Sandro Bondi, per Giorgio Napolitano detto Morfeo, per Giulio Tre-morti, per Silvio Berlusconi, colui che ama. Ama, chiagne e fotte.
Questa è l'Italia credibile e incredibile nella versione del Grillo al Pesto.
Un casino Argo, un casino.
Un'atmosfera fastidiosa, una satira pericolosa. È vero, però, che questo è un paese che non sa più dire no, non si ribella e non si indigna. Un paese di bandiere bianche. È la resa degli uomini di buona volontà, è la vittoria di inciuci e marchette. Ha ragione il nano Chiambretti, viva i culi, viva le tette. Viva quest'Italia pazza e sconclusionata come marzo, luci e buio e una bella sinfonia di antracite spruzzata di miele. È così anche a Capri, la solita Capri di marzo. Solita isola spenta. Umidità e silenzio, mare e gabbiani. Faraglioni infreddoliti e Piazzetta spoglia di vip e champagne. È partito Pascal Vicedomini e con lui il circo mediatico di Capri-Hollywood.

È partito Andrea Mingardi e mi ha lasciato una canzone, mi ha detto di dedicarla al mare. Lui che da Bologna non lo vede. Ho una serpentina di stanchezza nel cuore, per me è ancora inverno.
Il sole è solo una candela, una luce tiepida che non mi infiamma. Capri è una fotografia in bianco e nero che scivola malinconica nelle strade del mio cuore. Avverto un'aria avvelenata, albergatori preoccupati e sorrisi a mezz'asta. Mi accuccio al bar Tiberio davanti ad una tazza di caffè doppio bollente, la solita Marlboro a scorticarmi i polmoni e il pelo riccio per i pensieri.
Mi torna in mente Rino Gaetano, il fratello di tutti i figli unici e di tutti i cani sciolti. Il vero cantastorie di quest'Italia malconcia. Mi rimbalzano le sue parole in quel concerto di Catanzaro sotto la luna: "C'è qualcuno che mi vuole mettere il bavaglio? Io non li temo! Non ci riusciranno!" Anch'io non reggae più quest'Italia. Non mi piacciono le pance grasse dei commendatori, non mi piacciono le escort, non mi piacciono i politici. Odio: "chi sogna i milioni, chi ruba, chi ha fatto la spia".

Mi sento anch'io un po' come Rino Gaetano. Non amo le museruole e racconto quel che vedo. Sono un randagio brontolone e nostalgico in equilibrio instabile tra gli ultimi sogni al tramonto e una solitudine di languide malinconie. Tra il fottuto desiderio di cambiare il mondo e prenderlo a morsi e la tentazione di tornarmene nella mia cuccia di Veterino, sotto l'argento di un ulivo con una careza di Lilli La Comare e un disco di Miles Davis.
Mi accendo un'altra Marlboro e porto in giro i miei pensieri, via Camerelle è un sentiero di vetrine al buio, quotidiani stesi a leccare i cristalli e commesse in vacanza a Sharm el Sheik. Capri triste, solitaria, malinconica. Come una vecchia signora, come un'amante abbandonata, come una speranza tradita.
La speranza di allungare la stagionalità. Una bugia, una promessa falsa. Solita isola deserta alla Robinson Crusoe. C'è solo Venerdì, qualche volta mister Sabato in compagnia di madame Domenica per un week end letto amore e nostalgia.
Per il resto settimane buie. Mattoni e cemento, infissi e piastrelle, calce bianca e cucchiare, pettegolezzi e partite a scopone, architetti innamorati degli effetti speciali e geometri "faccio tutto io".
Non si può vivere solo di Faraglioni e del ricordo di una poesia di Neruda.
Me ne vado a dormire, la nostalgia non è una terapia.
Capri bau-bau.