Indice
- Numero 53 - Luglio 2010
- L'Editoriale - Vacanze Ischitane
- La ragazza dell'estate
- Giuseppe Prezzolini cittadino vietrese
- I colori di Lisbona
- Una storia luminosa
- Quel grande marinaio impiccato da Nelson
- Mariella Nava la regina del Premio Lauzi
- Il pendolare dell'Antartide
- Pesaola: tattica, gol e sigarette
- Itinerario siriano
- La corsa sul mare del Comandante Morace
- Da Viareggio alla Martinica
- Andare per ristoranti sotto la luna di Capri
- La vertigine di Mesola
- Il cuore a pedali
- Il reporter dell'Isola
Il reporter dell'Isola
Casa dolce casa. Case di una volta, case piccole, case povere, rifugi romantici e felici di un tempo. Case e canzoni. "La casa" di Sergio Endrigo con parole di Sergio Bardotti e musica di Vinicius de Moraes "era una casa tanto carina, senza soffitto senza cucina. Non si poteva andare a letto in quella casa non c'era il tetto. Non si poteva fare pipì perché non c'era vasino lì ... ma era bella, bella davvero, in Via dei Matti numero zero". Era un'Italia diversa, meno arrogante, meno cialtrona. Claudio Villa cantava "Casetta de Trastevere, casa de mamma mia". Case di famiglie italiane con il pranzo della domenica e la "guantiera delle paste" comprate da Checco il pasticciere. La festa tutti insieme, con abbacchio, puntarelle e vino di Frascati. I desideri erano piccoli e modesti. Roberto Murolo cantava "Tarantelluccia" di Ernesto Murolo e Rodolfo Falvo. "Na casarella pittata 'e rosa 'ncoppa 'e Camaldule vurria tenè, piccerenella po' sposo e a sposa ...". Orizzonti ristretti e felici della Napoli di un tempo quando a Posillipo c'era "il pino", Mergellina era una riva di mare azzurro e profumato e le mie zampe di cane vagabondo giocavano allegre con la risacca. Tiempe belle e'na vota, Argo. Cantava la vita ed aveva un buon rumore.
Bruno Lauzi aveva "Un ufficio in riva al mare: beh!
L'arredamento non c'è. Però c'è il mare ad ascoltare. Ed il tramonto da aspettare. Liberi, qui dentro noi viviamo liberi".
A Genova il piccolo cantautore con i capelli di luna e un cuore grande di poesia aveva anche "Una casa nel parco".
"Che è in fondo al mio cuore, ed è là che faremo l'amore.
C'e un'arancia sul ramo che sfiora il mio letto. Entra luce da un buco del tetto. Io quel buco l'ho fatto per guardare le stelle. E guardandole insieme mi sembrano più belle".
Si sa i tempi cambiano, cambiano le mode, cambiano gli uomini. Non ci sono più le "vecchie soffitte con le gatte" di Gino Paoli. Non c'è più nemmeno la "Casa bianca" di Marisa Sannia. Ci sono le case e gli alberghi faraonici ma deserti alla Maddalena. Ci sono i cottages in legno all'Aquila.
Ma che volete il mondo cambia e canta più omeno così: "Quando il Signor Ministro vedete solo per la città, forse voi penserete dove girando va. Solo senza una meta. Solo ma c'è un perché: aveva una casetta piccolina al Colosseo con anemoni, pesciolini e tanti fiori di lillà e tutte le ragazze che passavano di là dicevano: che bella la casetta al Colosseo!"
Più o meno così cantavano al Festival di Sanremo del '57 Gino Latilla, Carla Boni, il duo Fasano e Gloria Christian con parole di Vittorio Mascheroni e musica di Mario Panzeri. Quelli che avevano scritto "Papaveri e papere", canzone di protesta contro i notabili di allora.
Tutto cambia, niente cambia.
Al grande festival italiano, quei motivetti di case e papaveri sono ancora di gran moda. I poveri vivono di "pane amore e fantasia". I ricchi di case, imbrogli e porcherie. Le case dell'affare e del malaffare, i potenti vivono gratis ed i poveri pagano per tutti. Dall'Italia dei valori all'Italia dei mattoni. Povera Italia di casini e casotti, mezzanini e dipietrini, berlusconi e stregoni. A Roma, Palazzo Chigi e Casa Grazioli con il lettone di Putin, le abat-jour a luci basse, le lenzuola di seta blu e le musiche di Mariano Apicella in sottofondo. Ad Arcore, la "locanda del Cantastorie" con la tastiera di Maroni, le poesie di Bondi e le serenate della Brambilla. Viva la casa quando è libera e bella. Bersani e parmigiani, villani e marroni. Vespe e calabroni. Santori e santuomini. Sanbernardi e sanbuffoni. Paladini improbabili degli ultimi, e microfoni milionari dei disoccupati. Strapagati di Santa Romana Rai e martiri narcisi. Case di travagli e bavagli, fogli e guinzagli. Tremonti e tramonti, carfagne e castagne. Bondi e rotondi. Bossi, bassi e dossi. Maroni e marini. Speculazioni ed eccezioni. Imprenditori e sfruttatori. Bancarotte e mignotte.
Casa, dolce casa. Le case fantasma e quelle degli evasori. Case a schiera.
Case porta a porta. La casa del grande fratello, casa Savoia, casa Briatore.
Il Force Blu, un barcone di 63 metri. Cinema, palestra, centro benessere, opere d'arte, ma innanzitutto la bellissima Elisabetta Gragoraci e il piccolo erede dal nome irresistibile Falco Nathal. Force Blu, il palazzo galleggiante da 20 milioni di euro.
Viva i ricchi, Argo. Viva l'italia. Case aperte, case chiuse. Case della libertà, case dei libertini. Attici e super attici. Le case dei profittatori e quelle dei malfattori. Un paese viziato e vizioso. Le garconnier e il pieda-terre di Guido Bertolaso in via Giulia. I giardini del Salaria Sport Village e la dimora del generale Pittorru.
Case italiane, case romane. Le case delle escort e quelle dei trans. Le case delle markette e le dimore di nani e ballerine. La casa di Crik e quella di Crok. Le caste, le cricche e le aiuole dei compagni di merenda. Furboni, padrini e padroni. Imbroglioni e fannulloni. Case allegre, case floreali.
Con l'anemone vicino, sempre verde è il tuo giardino. Anemoni e soldoni, fiori e favori, successi e processi. Con Balducci, mamma mia, ogni appalto che allegria. Del mattone è il gran pirata, viva viva l'abbuffata.
Italia, il paese della mozzarella e della mortadella, della tagliatella e della bustarella. In Italia la vita è bella. Italia della Santa Sede: case e chiese, altari e altarini. Viva, viva il Vaticano: 1139 immobili per un valore di nove miliardi di euro.
Abitazioni per protetti e raccomandati gestite dal gentiluomo del papa Angelo Balducci, consultore laico per l'evangelizzazione dei popoli.
Case del Signore, case per ricchi e beati. Scomparse le case dell'etica e quelle della dignità, le case della cultura e della sobrietà.
Recitiamo un requiem.
In Italia le campane suonano a morto solo per i poveri cristi.

