Il reporter dell'Isola

Penisola al buio. Eclissi di sole. Non ci sono luci, non c'è primavera. Molta puzza, pochi profumi. Il Bel Paese non ha scintillii. Il clima è avvelenato. Scontri, risse, urla tra i poteri dello Stato. Un patetico talk show, un eterno bla, bla, bla, da destra e da sinistra. Un casino totale. Una Italia bancomat e escort. Da mani pulite a mutande sporche. Italia, munnezza, pizza e cazz. Tempo grigio Argo, tempo grigio. Piove, piove sul vento dei pensieri, piove sulla cultura, sui musei, sui libri, sulle tradizioni. Piovono gocce avvelenate di nostalgia e ricordi, malinconia e tristezza. Piove sulle emozioni. "Ci voleva un giullare, il re dei giullari per ricordarci che siamo una Nazione. Un solo popolo, una comunità". Ci voleva Roberto Benigni a cavallo, con la bandiera e una canzone. Ci voleva un comico a ricordarci Goffredo Mameli, a parlarci di patria e unità. Ci voleva un anziano cantautore a raccontarci "che questa maledetta notte dovrà pur finire", a riscaldare i cuori e risvegliare una amor proprio molto intiepidito. Ci è voluto Sanremo per mettere qualche improbabile pezza ad un'Italia ammalata di declino e disfacimento, un'Italia andata a male. Un paese che il Financial Times definisce: c'è un Paese europeo che ha caratteristiche da mondo arabo:
un'economia sclerotica, vita civile danneggiata da corruzione e malavita, crescente scontro generazionale. E' controllato da una classe gerontocratica, blindata in politica e in economia, che costringe i giovani migliori ad espatriare. Questo paese è l'Italia".
Amo Benigni ma preferisco Totò, il principe, il vero principe. Amo Vecchioni ma preferisco Bruno Lauzi e Umberto Bindi. Amo il Sanremo di ieri senza la Clerici, senza Bonolis, e senza Fazio. Sanremo con i garofani, senza i vip, i mezzi vip, i finti vip, le bonazze, le matrone, le tardone, le Belen le Canalis, l'eterno Morandi, le Iene, le lupe e gli sciacalli. Piove ragazzi, piove. Sono Argo, un cane di strada. Il mio pelo è immalinconito e bagnato. Piove sulla nostra incapacità di essere prua, motore, timone del Mediterraneo. Mentre geografia, cultura, intelligenza, buon senso e sensibilità direbbero che il fututro è lì. Che è il Mediterraneo il mare del nostro destino. E questa volta non basta una canzone, non basta Eugenio Bennato: "che il Mediterraneo sia la fortezza ca nun tene porte, addò ognuno po' campare d'a ricchezza ca ognuno porta, ogni uomo con la sua stella nella notte del dio che balla e ogni popolo col suo dio che accompagna tutti i marinai e quell'onda che non smette mai, che il Mediterraneo sia". Parole di un cantautore inascoltato da un'Italia miope e da un'Europa del business e non dei diritti umani.
Piove Argo, piove. Piove sulla Sanità. Baroni e luminari, cerotti e protesi, malattie e bubboni, imbrogli e protezioni, appalti truccati e primariati ad personam, mentre "gli esami medici conviene prenotarseli da neonati per essere sicuri di poterli fare in età avanzata". Nuvole grigie, penisola al buio. Piove sugli anziani che non vanno più ai giardinetti a giocare coi nipotini. Tutti in palestra tentano pateticamente di lucidare i muscoli. Ossessionati dalla forma fisica, inseguono il sogno della terza giovinezza, anche se, ogni tanto, qualcuno cade stecchito dal viagra. Ma non importa, si rischia. I sessantenni hanno fidanzate di venti, le cinquantenni fanno figli, le settantenni montano tette da diciottenni e molte tardone si rovinano per pagare un gigolò che le faccia sentire ancora femmine travolgenti. Nessuno si guarda allo specchio, nessuno si arrende, nessuno fa i conti con l'età. La vità è bella e l'anagrafe non conta. Italia bunga bunga, Italia cia cia cia, Italia tuca tuca. Mutande pazze. "Da Maria Goretti a Maria Godetti". Italia bau, bau. Ai miei tempi c'erano le donnine di Macario e poi le ragazze pon-pon di Gianni Boncompagni. Tutte sante rispetto alle Olgettine. Vite in vendita per il successo.
Dalle mutande ai mattoni. Piove sugli affitti del Pio Albergo Trivulzio.
Un istituto generoso che, come sempre, ha privilegiato ricchi e potenti, politici e giornalisti con affitti da pensione sociale. Piove sul patrimonio immobiliare capitolino. In pochi hanno resistito alla tentazione di acquistare case a prezzi di favore. Le solite ingiustizie, le eterne cricche che favoriscono i benestanti e offendono i poveri cristi. Diluvia anche sulle pentole della casa di Giancarlo Tulliani a Montecarlo. Povero Fini, dalla Camera alla cucina Scavolini, dalle immersioni a Capri e Capraia alla saga dei Tullianos. Povero Gianfry, diviso tra il Futuro e la Libertà, mattoni e stoviglie, bucatini all'amatriciana e crostate al limone. Povero Presidente, in bilico tra il soffritto di Casini e le minestre riscaldate di Rutelli, le orecchiette di Vendola e il risotto di D'Alema, la panna cotta di Rosi Bindi e i tortellini di Bersani. Lassù in Purgatorio c'è un bel signore, raffinato e di eleganti parole. Povero Giorgio Almirante si era allevato un delfino e si ritrova un pesce lesso.
Povera Italia. Piove, si scivola nel fango, si scivola sui mattoni. Si scivola su un ex Ministro che ha la casa al Colosseo ma non ricorda chi gliel'ha regalata. Scivolo anch'io lungo la strada per Veterino. Scivolo sulle lacrime che mi pungono gli occhi e mi bucano il cuore.