Il reporter dell'isola

Mi chiamo Argo, amo l'isola e non mi spaventano le tempeste della vita.
Al garrese sono un cane medio. Anche il pelo è medio, né lungo né corto, né nero né biondo. In fronte ho una macchia color nocciola che non è una stella, è una macchia.
Una macchia qualunque figlia di tutte le macchie di una madre passeggiatrice disinvolta di sentieri di campagna e frequentatrice di cortili protetti da pergolati complici e glicini guardoni.
Mio padre era un fannullone, habituè di osterie, amante di cagne di facili costumi, prive di scrupoli e senza pedigree. Non aveva parenti né nel casato dei labrador golden retriever né nel casato dei beagle, soubrettes di razza cui ho sempre dedicato zampate velenose.
Da due anni vivo da solo come un cane randagio senza né arte né parte. Il mio
padrone mastro Costanzo, detto Ulisse, è morto nella sua casetta bianca di via Mulo dopo una partita a scopone e una bevuta di Stock 84. Faceva freddo e Capri era una vela sbattuta dal vento. L'ho accompagnato al cimitero, pochi fiori e una lacrima calda. Ho perso il tetto e la zuppa della sera, qualche carezza e i racconti di mare di un amico.
Da allora vado in giro per l'isola solo come un qualunque vagabondo, curioso come un cronista affamato di cibo e notizie, dimenticato dagli uomini e dalle Sirene.
Oggi alle cinque della sera, come direbbe Garcia Lorca, sono sceso da Anacapri
lungo la scala Fenicia. Un libeccio canaglia mi ha portato fino a Marina Grande. È un sabato di aprile e fa un freddo cane.
Incrocio un gatto lento e stanco, la camminata dinoccolata di Gennarino Alberino, una copia del "Mattino" stropicciata dal vento e un gabbiano deluso dalla fame e dalla tristezza.
Il libeccio porta un'aria fredda. Sogno senza speranza una ciotola di latte bollente e una confezione di biscotti Oro Saiwa.
Le barche dormono sulla riva coricate su un fianco, Marina Grande è il porto del silenzio e della solitudine.
Sono appena le sette, black out totale.
Il bar Grotta Azzurra ha le saracinesche chiuse da un pezzo. Luci spente anche al Miramare di Tonino Terminiello. La sua Golf blu è già scomparsa dietro la curva del Palatium. Chiuso anche il bar Iolanda di Beppe Cortese. Al caffè Augusto Roberto Staiano, ex calciatore di belle speranze, ritira gli ultimi tavolini e già pensa alla prossima partita del Napoli.
Antonio Grasso chiude il bar Aprea, si accende una Marlboro e forse rimpiange
le notti di fuoco di quando gestiva il New Pentothal pieno di donne e canzoni. Sul porto di Capri è calato il sipario. E i turisti, e gli isolani e i gatti e noi poveri cani?
Mi accuccio sotto la pensilina di Aldo, il mago del panino alla caprese.
Ho la pancia vuota e le gambe, pardon le zampe, a pezzi.
La strada per la Piazzetta è tutta in salita, buonanotte.