Indice
- Numero 28 - Marzo 2007
- L'Editoriale - Marzo e il marinaio
- Navigare necesse est. Su internet
- Il Garbì soffia a Valencia
- Pescatori a Montecristo
- L'uomo che si imbarcò a Marsiglia e divenne lo scrittore del mare
- L'isola di Stevenson
- La vita felice di Jorge e Maria del Carmen nell'isola di Ons
- C'è un vuoto quest'anno sulla terrazza di Gradola
- Ponza in terra d'Africa
- Gli agricoltori del mare delle isole Kerkennah
- Un viaggio originale da Aversa a Capri
- Il guardiano del faro
- Massalubrense sospesa tra passato e presente
- Ricchezze e miseria di Caracas
- Un mondo tutto blu
- Quel santuario all'Elba che Napoleone raggiungeva a cavallo
- Difendiamo la Terra per non finire su un cammello
- Il reporter dell'Isola
Il reporter dell'Isola
La luce cresce dietro le persiane sgangherate della mia cuccia di Veterino e batte forte sulla brandina. Il sonno, ormai, è ridotto ad un filo. Mi stropiccio gli occhi, mi rigiro tra le coperte per buttare via i brividi della notte, l'ombra di un dolore, il frammento di un sogno. Le zampe prendono confidenza con un nuovo giorno, la cuccia si nutre di sole, arriva la musica di una canzone di Guccini. Una voce di montagne e di vino accompagnata da un'eterna chitarra di cuori e di fiamme. Fuori le mimose sono versi gialli nel cielo. Il soffio del vento ondeggia tra le foglie e crea ventagli di sole. Il mio rifugio diventa un guscio dorato. La statuetta del patrono Sant'Antonio troneggia, il santo mi lancia un sorriso di quelli protettivi. Mi inginocchio e prego per tutti gli isolani del mondo, gente obbligata ai giochi di un destino figlio degli uomini del mare. Il tiranno, l'imperatore, il comandante delle azioni e dei sentimenti. Tra il vecchio comò di nonna Emma e la poltrona di mastro Costanzo, sopra una libreria di poesie e racconti di marinai, il pendolo di un antico orologio batte le nove. Oggetti e mobili che mi raccontano un passato che mi piaceva di più e mi parlava di tavole imbandite la domenica, profumi di camino, e di passeggiate al pomeriggio sui sentieri che scendono verso il mare di Mesola. Giochi di cani sciolti, capriole libere dentro l'immenso verdeggiare della natura. Corteggiamenti e amori giovanili, il filo di seta di una felicità perduta, la compagnia del silenzio e dell'incontaminato. La purezza degli uomini e dei colori, il serpeggiare delle lucertole che si inseguivano e si nascondevano in una geometria di antiche pietre ricoperte di campanule blu. Ulivi e ulivi, mare e mare, candore di gabbiani, innocenza e pulizia di sentimenti.
Intorno ogni tanto, come d'improvviso, il bianco di un ciliegio, l'azzurro incombente dei rosmarini in fiore, l'onda verde del mirto. Un linguaggio di alberi e fiori.
Ricordi Argo, solo ricordi. Ma se gli uomini non diventeranno bestie Anacapri conserverà la sua bellezza. Apro le finestre dentro un cielo di creta blu, il cielo di Hemingway e di Conrad, di Salvatore Federico e di Giovanni Tessitore, il pittore di Gradola. Solo una piccola nuvola rosa balla sulla testa del Solaro. Pietre e colori e una danzatrice che si muove sulle punte a piedi scalzi, quasi a sedurre la montagna. Nel prato un pubblico di merli segue affascinato la scena. Intorno tutto è silenzio e luce. Il faro di Punta Carena mi lancia uno sguardo di amicizia. Penso a Vittorio Aum-aum, al suo barchino bianco, alla malinconia dei suoi gatti, al suo cuore senza macchia, allo sguardo palpitante di azzurro. Respiro la vita e il piacere che mi procura lo scintillio degli ulivi in discesa verso il mare.
Anacapri è bellissima, ancora giovane nonostante l'ombra degli anni e la nube delle meschinità e inimicizie che, ogni tanto, sgualciscono il paese. Un velo di tristezza mi attraversa il pelo come una memoria che porta l'eco di un tradimento, il peso di un inganno, il ricordo di un'ingiustizia. Entra un soffio di maestrale, la mia malinconia volta pagina. Arrivano i passi di Lilli la Comare insieme ad un caffé doppio e bollente. L'apparizione è una fioritura di gelsomini, il cuore si apre al fascino della tentazione, una fiammata. Seguo i consigli di Alberoni, andiamo dentro un campo di margherite e facciamo l'amore in tutte le lingue del mondo. Mi abbandono stanco nella rugiada con la testa di Lilli sul mio petto, "l'amore è un castigo che ci punisce per non essere riusciti a rimanere soli". Riposo gli occhi nell'orizzonte, dentro l'azzurro del mare che entra negli ulivi che, in processione, si allungano sui costoni che dal Fortino del Pino arrivano a Mesola e alla sua insenatura di sassi bianchi e innocenti. Lascerei in quel mare tutta la mia anima, quel mare e quei crinali che rischiano, invece, l'arrembaggio dei bucanieri dell'abusivismo. Una parte di Anacapri è in vendita, 160.000 mq di paradiso puro e inviolato in balia di una ciurma di corsari. Un'asta milanese amara e selvaggia per aggiudicarsi i terreni del fallimento Della Schiava. Come mai tanto interesse? Perché questo assalto? C'è il rischio che una marmaglia di speculatori armati di soldi, cazzuole e lamiere sbarchi su quei terreni pronti a costruire baracche che nelle notti senza luna, lo sappiamo, potrebbero diventare ville con discesa a mare. Le fiamme di incendi dolosi, il bruciare delle vegetazioni, il sorgere di un capanno. Poi nel buio la pioggia del cemento.
La notizia è arrivata nei telegiornali ma l'isola se ne fotte. Pecoraro Scanio è latitante, fa il ministro delle orchidee e dei matrimoni gay, i giornali urlano titoli generici, la sovrintendenza è assente. L'amministrazione di Capri fa finta di non vedere e non sentire. Mi aspettavo la crociata degli ambientalisti, la sommossa degli intellettuali e degli imprenditori, i cortei dei cittadini di Anacapri e le bandiere dei giusti.
L'unico applauso forte e scrosciante lo dedico al comune di Anacapri e a Franco Cerrotta, il cavaliere della valle solitaria, l'Alan Ladd dell'isola di sopra. Il solo che si è opposto all'arrembaggio dei bucanieri dell'abusivismo. Un uomo solo, armato di passione, contro l'indifferenza e la colpevole assenza di tutti. Una sporca storia di interessi che possono apparire incomprensibili. La zona è protetta da vincoli e barriere ma intanto l'asta continua, il valore dei terreni sale a dismisura e molte offerte sono coperte dall'anonimato di società e studi legali. Una vicenda che non mi convince, il mio fiuto di reporter di strada mi dice che sotto c'è un gioco sporco come una fogna. Ho il sospetto che negli anni, tra il Pino e Mesola, il vecchio legno tormentato dei carrubi scomparirà, l'ombra dei pini non riparerà più i passi del viandante accecato di mare e misteri, smarrito nei sensi, bisognoso del silenzio di una mano da stringere forte per condividere un'emozione. Tutto ciò che oggi è salvo, lo sarà per i figli di quest'isola? O i percorsi di un nuovo destino li renderà prigionieri di una terra già troppo conquistata per consentire nuove occupazioni di un cemento selvaggio? Oggi il respiro sa ancora di sole e di ulivi, domani potrebbe riempirsi di calce e asfalto. Ma una cosa la giuro sulla testa del Patrono Sant'Antonio: assolderò un branco di cani randagi e prenderemo a morsi chiunque si avvicinerà a quei terreni. Sarò il pastore maremmano di Giuseppe Romundo nel romanzo di Elsa Morante. "Svilupperò una ferocia decisa a tutto e sanguinaria contro gli ignoti che forzano l'uscio".
Statene certi manterrò la parola perché tra il fortino di Pino e Mesola le rondini devono continuare a volare libere con le ali tra il verde e il mare.
Il mio cuore è qui.

