Il rosso e nero a capri

- di Mino Rossi

Il rosso e nero a Capri? I vicini dello zero, i gemelli, i pari e dispari, cavalli e carrè, il casinò? Ma che brutta idea. Antica ambizione isolana, superiore determinazione rispetto a quel tentativo sorrentino che intrigò Lauro, un casinò aperto e chiuso in una notte al Circolo dei forestieri. Più fortuna il Comandante aveva avuto col colpo di mano e di accetta che eliminò i lecci a piazza Municipio.
Argo, su questo giornale, dice di no. Si schiera col fronte dei dissenzienti. Magari farà un girotondo. Ha i suoi buoni motivi, anche se ho visto molti cani giocare ai casinò, bastardi del baccarà, levrieri del black jack, bulldog della roulette. Argo ha mai puntato tutto quello che ha nella cuccia sul 17, nero, dispari e "manque"? Non l'ha fatto. Ha fatto bene e non vuole il casinò.
Io ho girato i casinò dello Stivale. Ho maledetto Sanremo, ho sofferto a Venezia, ho ansimato a Campione, ho biascicato a Saint Vincent. Sono espatriato a Montecarlo, mi sono arreso a Nizza, mi sono perso a Baden Baden. Non voglio gemere a Capri. Però, Argo, sarebbe bello allungare la zampa sulla finale 8. Parla, questa estate, con Emilio Fede. Il gioco è passione, attrazione fatale, emozione massima e disastro. Può essere suicidio, come ha scritto Dostoevskij. Gli italiani giocano mille miliardi l'anno (delle vecchie lire) nei quattro casinò nazionali, senza contare chi va a puntare in Francia e in Slovenia, e chi si allunga a Las Vegas. Tu, Argo, sei mai stato a Portorose, mare e roulette? Che cosa ne sai tu, che abbai a Capri, e non hai mai visto un treno e perciò confondi lo chemin de fer con un intercity? Magari pensi anche che esista un baccarà alla vicentina. Meglio così.
Lugano ha aperto un casinò, Chiasso è pronta ad aprire cinque sale da gioco. Vuole farlo anche Capri. Lo sai, Argo, che gli israeliani vanno a giocare al casinò di Gerico, l'Oasis, in Cisgiordania, e vi lasciano un milione di dollari a notte? Ti lascia indifferente? Lo sai chi gestisce l'Oasis? I palestinesi. Bel colpo, Argo. I Territori li dividono, il casinò li unisce. Vedi dove porta il gioco. Ma Capri dove porterebbe? Ho parlato con Ljuba Rosa Rizzoli, l'ex indossatrice di Jole Veneziani, abbronzata, gambe lunghe, ora un po' su con gli anni. Vive a Montecarlo, numero preferito il 29. Dice: "Vado al casinò come fosse una terapia. Quando ho forti angosce, lì passa tutto in fretta". A Capri passerebbero tutt'altre cose. Niente gioco sull'isola. Tutt'al più, un casinò galleggiante oltre i Faraglioni. Una bella nave da crociera con la roulette a bordo. Una casa da gioco in mezzo al mare. Se ne discusse in Parlamento, cinque anni fa. Una legge, proprio così, per il gioco d'azzardo fuori costa, al largo. Ma sono d'accordo, Argo, meglio niente. E non si tratta di essere conservatori e retrogradi. Il gioco porta anche alla guerra. In Iraq è finita con un mazzo di carte distribuite dal Pentagono: Saddam asso di picche, il cugino chimico Alì re di picche, l'ex premier Zubeidi donna di picche, Ramadan il vicepresidente 10 di quadri. Ultimamente, hanno preso il fante di picche, la dottoressa-germe Rihab Taha. Li hanno presi quasi tutti. Quando prendono Saddam, la scala è chiusa. Meglio la roulotte che la roulette. Già ci girano molte palline. A Capri va bene il gioco di sempre, quello dell'amore. E anch'esso ha i suoi rischi. Bastano questi. L'importante è decidersi e controllare a che punto è il conto in banca. Cliccare val bene un'illusione. Internet ve lo permette. Navigate, navigate. Qualcosa succederà.