Indice
- Numero 29 - Aprile 2007
- L'Editoriale - Festa di mare
- Da Capri alla Coppa America
- Il postino delle isole
- Quel museo di Sorrento a picco sul mare
- Il cappellano di procida
- Uomini reti e barche attorno a Montecristo
- Cetrella d'inverno
- Cadaqués, dove Dalì passeggiava con un elefantino al guinzaglio
- La ragazza del faro
- Un nido di vespe sulla costa bretone
- L'onda del mare che diventa un muro d'acqua
- Il mare, l'amore, il calcio in un romanzo avvincente
- Il Santuario dei mammiferi marini
- L'angelo di Pukhet con le ali di metallo
- Quando Caterina entrò in mare per andare incontro al suo amore
- I gelati capresi del sultano
- L'australiano che sogna le Isole Eolie
- Il reporter dell'Isola
Il Santuario dei mammiferi marini
- di Claudio Calveri
La situazione nel mediterraneo.
Le procedure di riconoscimento e i vincoli delle riserve naturali marine. Finanziamenti insufficienti e sponsorizzazioni.
L'esempio del parco nazionale delle Cinque Terre che ha ottimizzato la sua gestione.
Un'azienda di telefonia in soccorso del parco di Secovije.
Cosa è un'Area marina protetta?
Quale è il suo ruolo, quale la sua utilità?
L'inizio del percorso di istituzione delle aree in questione si deve alla legge 979/82 che, per la prima volta, prevedeva il riconoscimento specifico di riserve naturali in ambito marino. Secondo il disposto della legge in questione, le "riserve naturali marine" sono costituite da "ambienti marini", nei quali rientrano tutti i luoghi "dati dalle acque", i fondali e i tratti di costa prospicienti. Condizione dettata per il riconoscimento è la ricorrenza di un interesse ingenerato da particolari caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine. Ancora, vengono ritenute rilevanti peculiarità "costiere" e legate "all'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono".
Le Aree marine protette sono spesso delle realtà complesse ed articolate per rispondere al maggior numero possibile di esigenze sociali, economiche e scientifiche, e con il passare degli anni vanno consolidando la propria eminenza operativa, proponendosi quali centri di studio nei quali spesso sono creati laboratori marini, acquari scientifico-divulgativi, centri di informazione turistica e culturale, mediante l'allestimento di strutture museali apposite.
La procedura di riconoscimento dello status di Area marina protetta è vincolata all'accertamento delle condizioni indicate nella legge 979/82, con verifica dei "fini scientifici, ecologici, culturali, educativi, minerari ed economici con cui va coordinata la protezione dell'area".
Nell'ambito di ciascuna area vengono delineate delle aree (indicate di consueto con lettere progressive: A, B, C) nelle quali la tutela e i vincoli si fanno man mano sempre più pressanti e stringenti, vista la maggiore vulnerabilità degli elementi in essa presenti. Le aree contrassegnate dalla lettera A sono sottratte a qualsiasi tipo di fruizione che non sia guidata e coordinata dalle autorità della aree marine protette. I limiti imposti ai visitatori riguardano l'asportazione anche parziale e i danneggiamento delle formazioni minerali; la navigazione, l'accesso e la sosta, con navi e natanti di qualsiasi genere e tipo, nonché la balneazione; la pesca sia professionale che sportiva con qualunque mezzo esercitata; la caccia, la cattura, la raccolta, il danneggiamento, e in genere qualunque attività che possa costituire pericolo o turbamento delle specie animali o vegetali, ivi compresa la immissione di specie estranee; l'alterazione con qualsiasi mezzo, diretta o indiretta, dell'ambiente geofisico e delle caratteristiche biochimiche dell'acqua, nonché la discarica di rifiuti solidi o liquidi e in genere l'immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell'ambiente marino; l'introduzione di armi ed esplosivi e di qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura nonché di sostanze tossiche o inquinanti; le attività che possono comunque arrecare danno, intralcio o turbativa alla realizzazione dei programmi di studio e di ricerca scientifica da attuarsi sull'area. Le aree protette del Mediterraneo, che coprono oltre il 90% del territorio, sono un elemento determinante per l'economia della regione, ma appare stridente la pochezza dei mezzi finanziari messi a disposizione delle strutture da parte delle amministrazioni statali. Si parla di finanziamenti che coprono una quota variabile tra il 3 ed il 15% del totale necessario. Gli stanziamenti appaiono quindi gravemente insufficienti. La problematica è avvertita anche a livello internazionale, come dimostra il susseguirsi di incontri, convegni e forum. All'inizio del 2006 la città di Siviglia è stata teatro di una Conferenza sul finanziamento delle aree protette nel Mediterraneo organizzata dalla Fondazione Biodiversità, dall'Agenzia spagnola di cooperazione internazionale e dall'Unione mondiale della Natura. Si è discusso della necessità di individuare fonti alternative di finanziamento delle aree protette, convergendo sull'idea di far diventare un "business" la conservazione di queste aree.
Le esigenze di manutenzione e gestione economica delle aree marine protette sono state stimate in una spesa oscillante tra i 50 e i 1000 euro l'anno per ettaro, a seconda della dimensione e dell'intensità delle misure di protezione da attuare. Ad oggi il mantenimento è dipeso essenzialmente dall'aiuto internazionale, coordinato e gestito attraverso le Agenzie di cooperazione allo sviluppo nei paesi del nord del Mediterraneo, dal Global Environmental Funds e dalla Ue.
Nikita Lopoukhine, presidente della Commissione mondiale delle aree protette della Iunc, ha rimarcato che "c'è bisogno di diversificare gli strumenti finanziari e di esplorare nuovi modelli, dato che un'unica fonte di finanziamento non può coprire tutti i costi reali". Si è parlato di reperire fondi attraverso l'indotto del settore turistico della pesca subacquea, o ancora aprendo flussi di cassa grazie e attraverso pagamenti diretti (biglietti di ingresso, permessi per attività, etc) o anche indiretti, attraverso imposte su alloggio, tasse aeroportuali. Solo otto paesi dell'area del Mediterraneo hanno seguito queste strade.
Altro problema, lamentato da alcuni, è quello del contemperamento delle esigenze di operatori commerciali della zona e delle attività a sfondo economico intraprese dalla dirigenza delle aree marine protette.
Ancora, gli esperti lamentano che spesso le entrate non vengono effettivamente trasferite ai governi centrali, per cui non si riverberano direttamente sul sistema delle aree protette. Il mercato privato - mediante il sistema delle sponsorizzazioni - appare l'interlocutore privilegiato per reperire fondi, così come dimostrato dalla esperienza di una compagnia di telefoni cellulari slovena che ha sovvenzionato il Parco naturale di Secovije. Un altro esempio è offerto, in Italia, dal Parco nazionale delle Cinque Terre che ha ottimizzato i vari fattori di gestione emettendo una carta di credito dal valore di 1,3 o 7 giorni, grazie alla quale poter unificare i diversi servizi di alloggio, informazione, accesso a rotte e trasporti, visite.
Le Aree marine protette interessano in genere zone territoriali di ampiezza limitata. Una corposa eccezione alla regola è il Santuario per i mammiferi marini, una riserva naturale per così dire "atipica", vista la sua portata. Essa copre un vasto tratto nelle acque interne e nei mari territoriali di Francia, Italia e del Principato di Monaco, nonché dalle zone di alto mare adiacenti.
L'accordo internazionale per la costituzione di un Santuario dei mammiferi marini nel mar Mediterraneo risale al protocollo firmato dagli aderenti a Roma il 25 novembre 1999.
Nell'ampio specchio di mare sancito quale "Santuario", le competenti istituzioni degli Stati coinvolti si sono impegnate a porre in atto misure coordinate e straordinarie per preservare i mammiferi marini e i delfini.
Il progetto e la relativa area sono inoltre stati inseriti nel novero delle "Aree specialmente protette di importanza mediterranea", una realtà prevista a sua volta dal Protocollo sulle aree specialmente protette e la diversità biologica nel Mediterraneo, concepito nell'ambito della Convenzione quadro per la protezione dell'ambiente marino e della regione costiera mediterranea (Convenzione di Barcellona). In Italia sono coinvolte direttamente le regioni Liguria, Toscana e Sardegna.
Lo scopo è quello di una sorveglianza in mare improntata alla collaborazione, allo scambio di informazioni oltre che alla possibilità di utilizzo delle relative strutture (porti aerei e marittimi) ricorrendo a procedure semplificate. Il già citato Protocollo fissa inoltre particolari impegni di conservazione finalizzati alla sopravvivenza dei mammiferi e dei delfini.
Sono previste forti limitazioni a tutte quelle concause che possono aumentarne la mortalità o minacciarne l'habitat gravando sulle loro funzioni vitali, come l'alimentazione e la riproduzione. L'attenzione si focalizza principalmente sulla lotta contro ogni forma di inquinamento marittimo. E' ovviamente vietata qualsiasi cattura di esemplari delle specie citate, con una speciale deroga per scopi scientifici e di studio, comunque limitata secondo modalità che non pregiudichino nemmeno in parte il ciclo vitale dei mammiferi marini. Nell'area è inoltre regolamentata severamente l'attività di osservazione a fini turistici.
L'attivazione del Santuario è ancora in fase di cabotaggio, nonostante la fase burocratica di approvazione sia già completata. Gli auspici per una operazione che possa dirsi effettivamente convincente ci sono però tutti.

