Il signore delle stilografiche di Mimmo Carratelli

- di Mimmo Carratelli

La straordinaria storia del napoletano Gianfranco Aquila da un negozio di via Milano nel dopoguerra e da uno stabilimento ad Agnano alla conquista dell'azienda Montegrappa inventando le penne speciali, esclusive e autentici oggetti d'arte. La scuola del padre, un severo apprendistato e il successo. Le particolari realizzazioni per papa Wojtila, Lech Walesa, Pelè, Paulo Coelho. Una vita ricca di piacevoli aneddoti raccontata nell'elegante libro di Claudio Ruggiero.

Una bottega di penne stilografiche in via Milano, la pasticceria Attanasio (sfogliate calde) poco lontana, il cinema Excelsior, via Palermo e Vico Venezia com'erano, e la stazione di Napoli centrale com'era allora, in quell'anno, il 1938, l'ultimo anno di pace. Venne a Napoli Hitler, ricevuto da Mussolini e da Vittorio Emanuele III. Manto stradale rifatto e la statua di Nicola Amore confinata nei giardini di Piazza Vittoria perché il Corso Umberto fosse una strada dritta, senza ostacoli, il Rettifilo, com'è chiamato ancora oggi. Il corteo delle auto del Cancelliere del Reich, giunto in treno e in guerra con il mondo, doveva avere un percorso dritto, facile ed elegante, mentre nel golfo era in attesa una straordinaria parata navale con corazzate, cacciatorpediniere, 90 sommergibili e il mitico "Rex" con a bordo gli invitati speciali.
Il 1938 a Napoli. Cominciavano le esercitazioni antiaeree. Un elettrotreno giunse da Roma in un'ora e 23 minuti. Altro che Frecciarossa! Ma torniamo a via Milano. Qui comincia una storia fantastica raccontata da Claudio Ruggiero in un elegante volume, "Il signore delle penne", dedicato, con numerose testimonianze e il racconto in prima persona del protagonista, a un imprenditore e a una famiglia di imprenditori, i "pennaioli di Napoli", che compirono una straordinaria impresa, fino alla conquista di Bassano. Il coraggio, l'audacia, l'inventiva di Napoli attraverso tre generazioni in un suggestivo settore commerciale: le penne stilografiche.

Quelle straordinarie penne stilografiche, inseritesi fra il calamaio e le penne Bic, portate nel taschino, un'autonomia di scrittura dei tempi romantici e degli scrittoi di pelle, oggetto prezioso e compagne fedeli. Hanno avuto a Napoli questa storia straordinaria, suggestivamente raccontata nel libro di Ruggiero, unitamente ai ricordi della città del dopoguerra.
Il protagonista si chiama Gianfranco Aquila, napoletano del quartiere Vasto, che dal nonno Benvenuto e soprattutto dal padre Leopoldo Tullio, il suo maestro sul lavoro, ha proseguito e spinto in alto il loro mestiere di rappresentanti di gioielli e oggetti preziosi, in particolare l'attività del padre nella vendita e nella creazione di penne e accessori di ricambio punteggiata dal successo della "Superpenna Aquila", precursore di un successo che il figlio Gianfranco avrebbe portato alla stelle entrando nell'azienda di famiglia a 18 anni.
L'apprendistato di Gianfranco fu duro e disciplinato (scuola severa al Collegio Bianchi) come s'usava a quei tempi e la sua passione per il mestiere del padre, "commerciante di penne", si rivelò immediatamente. Nell'azienda di famiglia Gianfranco portò l'energia, l'inventiva e il coraggio della sua giovane età. Era, Gianfranco, un giovane bruno di bell'aspetto, la fronte alta, gli occhi intensi e vivaci, nato in un palazzo di via Milano non distante dal negozio dove il padre, "importante grossista di penne", smerciava le stilografiche "Aurora" e aveva un proprio marchio, le penne "Lalex", laminate in oro e realizzate dall'industria ElmoMontegrappa di Bassano. "Volevo fare quello che faceva mio padre, ma in modo diverso" racconta Gianfranco Aquila.

Intanto, dal negozio penne", si rivelò immediatamente. Nell'azienda di famiglia Gianfranco portò l'energia, l'inventiva e il coraggio della sua giovane età.
Era, Gianfranco, un giovane bruno di bell'aspetto, la fronte alta, gli occhi intensi e vivaci, nato in un palazzo di via Milano non distante dal negozio dove il padre, "importante grossista di penne", smerciava le stilografiche "Aurora" e aveva un proprio marchio, le penne "Lalex", laminate in oro e realizzate dall'industria ElmoMontegrappa di Bassano. "Volevo fare quello che faceva mio padre, ma in modo diverso" racconta Gianfranco Aquila. Intanto, dal negozio di via Milano, lo sviluppo dell'azienda paterna impose nel 1959 la necessità di una sede più grande al Corso Umberto e la creazione di un nuovo stabilimento ad Agnano per la produzione in proprio delle penne. Gli Aquila erano ormai una delle più importanti famiglie imprenditoriali nel settore delle penne d'Italia, poi del mondo.

Nella realizzazione delle penne Gianfranco portò il suo gusto artistico e l'attenzione per gli astucci eleganti, ma fu l'idea geniale di accoppiarle con altri oggetti il primo strepitoso successo. Quei "coordinati da regalo", le penne "Lalex" abbinate a un fermasoldi, a un orologio da polso, ad accendini e calcolatrici, a rasoi laminati in oro e alle riproduzioni di auto antiche, sfondarono sul mercato. L'incontro di Gianfranco Aquila con la Montegrappa fu la svolta clamorosa nel pieno della sua maturità, quasi quarantenne, ormai sicuro e lanciatissimo, richiesto dall'azienda bassanese a fare da consulente. Gianfranco pensò invece ad uno splendido azzardo: l'acquisizione dell'azienda stessa che avvenne, con vari passaggi, nel 1981.
Gianfranco Aquila aveva 38 anni. Leopoldo, il padre, morirà due anni dopo, orgoglioso dell'audacia del figlio. Gianfranco diversificò le due produzioni, quella napoletana e quella bassanese, puntando nell'azienda vicentina alla realizzazione di penne e accessori d'alta gamma. Ebbe l'idea delle "penne speciali" che fossero uniche e riconoscibili, finendo col diventare veri oggetti di culto. Produsse penne particolari per la Unoerre, per Trussardi, per la Ronson, per la Bugatti. Una produzione personalizzata, segnata da piccoli particolari che le rendevano esclusive.

Nacquero le penne in vetro di Murano, le Serie sportive con fermagli differenziati per il tennis, il basket, lo sci. Nacque la penna per Italia 90 con l'omino tricolore che era la mascotte dei Mondali di quell'anno nel nostro Paese. E alle penne si accompagnò la produzione di cinture, portafogli, borselli. La lavorazione a mano assicurava un'altissima qualità. Erano penne griffatissime. Presto si unirono a Gianfranco i suoi tre figli, Leopolto, Ciro Maria e Giuseppe.
L'inventiva, l'entusiasmo, le energie si moltiplicarono. Gianfranco, poi, era un vulcano di idee. Nacque un mito. Il mito delle penne stilografiche speciali, di produzione limitata, legate ad avvenimenti e personaggi mondiali. Nacque la penna come oggetto d'arte attraverso tecniche di lavorazione raffinate e l'utilizzo di materiali preziosi. L'idea del bello era la filosofia di vita di Gianfranco Aquila e l'applicava alla grande nella sua attività di imprenditore. Nacque la penna "Dragon" nel 1995, il primo esemplare di penna interpretata come opera d'arte, fantastica nel disegno, nei colori, nei materiali, nei particolari. Nacquero i "capolavori unici" destinati a persone di fama. Come la Penna Papale donata a Karol Wojtila in occasione del Giubileo 2000, platinata e bicolore, decorata con le chiavi di San Pietro.

La Montegrappa produsse le penne per Lech Walesa in occasione del conferimento del Premio Nobel, per il più noto conduttore televisivo d'America Larry King, per Stirling Moss campionissimo delle auto, per l'attore e produttore cinematografico britannico Gary Oldman, per la regina Sirikit della Thailandia, per Paulo Coelho. E, ancora, per Pelè, fusto in oro 18 carati, tempestata da 274 smeraldi e 718 diamanti, e per Antonio Banderas. E la penna molto speciale per Sylvester Stallone, collezionista di penne. Ma ci sono state anche le penne "Tibaldi" in ebanite nera e liscia con pennino rientrante in oro 14 carati, marchio acquistato dalla famiglia Aquila nel 2004.

Tutte insieme potrebbero comporre un museo suggestivo. Gianfranco Aquila, dall'oratoria brillante, dall'inflessione napoletana, dalla simpatia dell'uomo che non ha più i capelli di una volta, non li ha proprio, ma ha un volto aperto e accattivante, racconta nel libro aneddoti inediti, storie appassionanti e la Napoli che gli sta nel cuore. Alto e armonioso, indossa al mattino camicie azzurre, ma il pomeriggio e la sera rigorosamente bianche, e completi in grigionero, fumo di Londra e in tessuto Tasmania. Perché è un uomo elegante. La sua storia d'amore con Diana, sposata nel 1964, è fra le storie delicate del libro.
Il primo incontro a sedici anni ad una festa organizzata da uno zio di lei, il colpo di fulmine, la Lancia Flaminia in prestito per conquistarla, il viaggio di nozze su una Fiat 1500, le vacanze a Maratea. Il libro, con una presentazione di Jean Alesi, l'asso francese del volante, amico di Gianfanco Aquila, è ricco di piacevoli squarci di vita. La passione di Gianfranco Aquila per il canto. "Avevo orecchio e una bella voce.

Una volta, in un albergo di Maratea, cantai 'Indifferentemente', una canzone del repertorio napoletano, e un cliente mi regalò diecimila lire". Era il 1965. Ancora più forte la passione per le auto. "Le ho guidate tutte". Dalla prima Fiat 600 grigia alle macchine più prestigiose, la Jaguar, la Ferrari Maranello, la Rolls Royce e uno scooterone Honda per ... diversificarsi. Giocatore di tennis al Circolo delle Rose di Portici. "Il rovescio mi veniva bene, il diritto così così". Il calcio. "A dieci anni andavo allo stadio del Vomero con gli amici del babbo per vedere Jeppson". Poi l'infatuazione per Maradona e l'amicizia con Antonio Juliano, capitano degli azzurri. La polvere di piselli ai tempi della guerra, i ceci sotto le ginocchia nelle punizioni scolastiche. Ricca e generosa è la vita di Gianfranco Aquila ("Ma il mio nome di battesimo è Giovanni, classe 1943"). A una sola domanda non sa rispondere: "Imprenditori si nasce o si diventa?". Potrebbe rispondere come Totò: "Io lo nacqui".