Il traliccio di Punta Carena

- di Fabio Masiello e Elena Romano

Sradicato da una forte tempesta, recipitò in mare e ora giace a sessanta metri di profondità su un letto di sabbia bianca. Le particolari condizioni ambientali ne hanno fatto l'incredibile base di ancoraggio di una numerosa varietà di invertebrati marini, gorgonie, madrepore, alghe, spugne, molluschi. Nelle cavità aragoste,
ernie e cicale. Uno splendido scenario perlustrato dai subacquei giunti sul posto con la barca "Smargiassa".

I paesaggi mozzafiato, le grotte e le cale uniche al mondo, la vita mondana e le fantastiche residenze di personaggi noti al jet set internazionale rappresentano il volto più noto di un'isola, quella di Capri, unica nel suo genere. Esiste, però, un lato di Capri, nascosto agli occhi del comune visitatore, che cela, sotto il velo limpido e trasparente del mare, scenari naturalistici di rara bellezza. Le frastagliate e ripide scogliere che si immergono nel mare danno origine ad un meraviglioso mondo sottomarino nel quale l'uomo, nel corso della storia, ha lasciato tracce che la natura ha saputo custodire e modellare negli anni.
Non sono poche, infatti, le storie di navi, tesori e manufatti che il mare di Capri ha strappato alle braccia dell'uomo e che solo in tempi recenti hanno ritrovato luce con l'aiuto di pochi appassionati interessati, spinti dall'amore per il mare e dalla passione per l'esplorazione. Tra le tante, una trova la sua ubicazione all'estremità sud-occidentale di Capri, sulla penisola del Limmo, a poca distanza da Punta Carena. La particolare esposizione rispetto al sole, i lidi balneari e l'ottocentesco faro che sovrasta la Punta fanno di questo posto lo sfondo ideale in cui ambientare un racconto di mare.

In una giornata d'inverno di cinquant'anni fa una forte tempesta s'imbatté sull'isola di Capri. La sua forza fu tale che, dalla sommità della falesia di Punta Carena, riuscì a sradicare un grosso traliccio di alta tensione, installato in prossimità del faro, facendolo precipitare in mare. Una volta precipitato, la forza del mare lo trascinò lungo la ripida parete rocciosa sommersa sino ad una profondità di 60 metri circa, punto in cui la roccia cede il passo ad una finissima sabbia bianca che declina dolcemente verso le profondità del mare caprese. Probabilmente in altre acque questo semplice accadimento avrebbe consegnato al mare un'inutile opera dell'uomo, rovinando un fondale altrimenti incontaminato; in questo caso, invece, tutto ciò straordinariamente non è avvenuto. La concomitanza di numerose circostanze quali la forma e la struttura del traliccio, la sua esposizione a costanti e frequenti correnti litoranee, la ricchezza biologica tipica di queste acque, nonché la favorevole esposizione di questo tratto di costa ai caldi raggi solari hanno trasformato un semplice oggetto, neanche particolarmente bello da vedere, in una magnifica esplosione di vita.

La struttura del traliccio, infatti, ha rappresentato in tutti questi anni il substrato ideale per numerose forme di vita sottomarina diventando un reef artificiale a tutti gli effetti. Anche se di solito quando si parla di reef istintivamente si pensa alla classica bar riera corallina dei tropici dove una moltitudine di pesci variamente colorati nuota tra intricati labirinti di coralli, ventagli di gorgonie e grandi spugne, in ambito scientifico con questo termine ci si riferisce ad una qualsiasi struttura sommersa in grado di fornire substrato agli organismi marini per insediarsi e creare un habitat.
Questo è particolarmente evidente per i fondali di Capri dove si riscontra tipicamente un ambiente caratterizzato da una fitta copertura biologica del substrato duro e dove gli organismi spesso si vanno a sovrapporre gli uni sugli altri in un continuo tentativo di sopravvivenza: alghe rosse, incrostanti e arborescenti, fanno da base all'insediamento di una moltitudine di piccoli organismi come briozoi, madreporari, molluschi, spugne e policheti sedentari, mentre le cavità costituiscono l'habitat ideale per aragoste, cernie, cicale ed altri innumerevoli organismi.

Tra gli invertebrati comuni di questi fondali ci sono sicuramente le gorgonie in tutte le varietà cromatiche, da quelle bianche a quelle rosse, che insieme ad altre forme di celenterati coloniali, come per esempio madrepore arancioni (Astroides calycularis), vivacizzano molto i substrati, spugne incrostanti, ramificate, o con forme estremamente varie, cnidari, policheti, molluschi in tutte le loro varietà, dai bivalvi, ai nudibranchi e gasterpodi che in questo ambiente soddisfano tutte le loro necessità alimentari. E' questo il caso del traliccio di Punta Carena, che grazie alla sua particolare forma e struttura, ha creato - integrandosi completamente nell'ambiente circostante come se fosse un substrato roccioso qualsiasi - un'ottima base di ancoraggio per una numerosa varietà di invertebrati marini, come alghe calcaree, coralli, vermetidi, briozoi, ma anche spugne, gorgonie, bivalvi e policheti cui si associano spesso numerose specie ittiche favorendo il loro insediamento e colonizzazione.

In tutti questi anni l'ambiente marino ha modificato profondamente questa struttura rendendola ormai un substrato naturale completamente colonizzato da una miriade di organismi e adagiato su un fondale sabbioso altrimenti deserto, che costituisce oltre ad una solida base per molti invertebrati anche un sicuro rifugio per moltissimi altri organismi altrimenti facilmente depredabili, in una sorta di nursery dove poter
crescere tranquillamente. Sicuramente le condizioni idrodinamiche dell'area hanno favorito molto la sopravvivenza di questi organismi, vuoi per la costante corrente presente nell'area, portatrice
di plancton e sostanze nutritive indispensabili alla sopravvivenza, ma anche per la limpidezza dell'acqua, parametro molto importante per molti degli organismi filtratori che si sono insediati sulle strutture del traliccio, come gorgonie o spugne, che hanno giusto bisogno di acqua "pulita" per poter crescere e svilupparsi.
A vederlo oggi, infatti, non somiglia più molto alla struttura in ferro precipitata ormai diversi anni fa, ma è anche vero che questo splendido scenario, data la notevole profondità è riservato solo a pochi subacquei, abbastanza esperti peraltro.
Ma, grazie a diveRevolution (www.diverevolution.it), associazione sportiva dedita alla formazione di subacquei particolarmente qualificati per questo tipo di immersioni, alle abili capacità fotografiche di Claudio Provenzani e alle abilità marinaresche di Giorgio De Flammineis e della sua imbarcazione "Smargiassa", questo sito può essere ammirato anche da chi sott'acqua non ci va o non ci può andare.
Claudio in questo è stato fenomenale, riuscendo a scattare numerosissime immagini, peraltro molto suggestive ed esaustive dell'opera di ricoprimento che i tantissimi organismi hanno compiuto per cercare di insediarsi in un ambiente altrimenti poco favorevole alla loro sopravvivenza.

Ma, in particolare, è riuscito in un'impresa non così comune né tanto meno scontata, ossia quella di avere una visione completa del traliccio mantenendo la giusta scala e prospettiva. La frequente buona visibilità che si trova quando ci si immerge, permette di intravedere il traliccio già dai primi metri, ma riuscire a scattare un fotogramma in grado di riprendere chiaramente tutta la struttura non è una cosa facile. Claudio arriva a scattare oltre sessanta foto in due differenti passate. La prima è più evidente difficoltà che incontra è quella di riuscire a mantenere la macchina fotografica perfettamente perpendicolare al fondo, in modo di avere fotogrammi tutti alla stessa distanza e perfettamente sovrapponibili tra loro. Una successiva elaborazione al computer gli permette di ottenere la prima immagine subacquea completa mai realizzata del traliccio di Capri. diveRevolution è un'associazione costituita per divulgare l'attività subacquea e la protezione dell'ambiente acquatico. Finalità principale è quella di formare subacquei competenti e capaci di immersioni più o meno impegnative, in totale comfort ed efficienza, utilizzando il sistema DIR (Doing It Right), un sistema che offre soluzioni e principi validi sia per immersioni ricreative che tecniche, e che ha rivoluzionato il modo di affrontare le immersioni subacquee.