Indice
- Numero 9 - Maggio 2004
- L'Editoriale - Rose Rosse
- È maggio, il tempo delle vele
- Quando davanti via Caracciolo il "Tomahawk" andava nel vento con 220 metri quadrati di vele
- Tutte le battaglie capresi dell'Imperatore Costantino
- Il sindaco che consegna il Paradiso ad Anacapri
- Le rotte inquiete di Pablo Neruda
- Il pianista volante di Anacapri
- Avanti Savoia
- Il mostro degli oceani in livrea per l'acchiappanza sottomarina
- Non finisce mai lo champagne di Peppino Di Capri
- L'arcipelago delle cucine
- La signora di madreperla
- Le sette sorelle nel mare di giada
- L'antologia delle isole
- Saba, la piccola regina delle Antille olandesi
- Il vulcano sorto dal mare che ebbe tre nomi, due pretendenti, un re e sedici giorni di vita
- Cantano a bordo e non son napoletani
- Un cenacolo per stranieri con due eccezioni
- Esagerare divino est
- Il reporter dell'Isola
Il vulcano sorto dal mare che ebbe tre nomi, due pretendenti, un re e sedici giorni di vita
- di Vittorio Paliotti
<i>Nel luglio 1831 il mare tra Sciacca e Pantelleria, a 40 chilometri dalla costa siciliana, scosso da un sommovimento tellurico, prima emise un'alta colonna d'acqua e vapore, poi fece emergere un'isola con un cratere eruttivo.<br>
I siciliani ne fecero omaggio a Ferdinando II dandole il nome del sovrano.
Ma ecco che, in capo a due settimane, essa scomparve.
Riemerse 37 anni dopo per poco tempo prima di sprofondare nuovamente negli abissi.</i>
"Maestà, lo sappiamo: a Napoli, dai balconi della vostra reggia, voi potete vedere Capri, Ischia e Procida. Ma solo da noi siciliani potevate ricevere in dono un'isola sorta apposta per voi". Pronunciate da una nobildonna, nel bel mezzo di una festa nella più sgargiante villa di Palermo, queste parole colpirono profondamente Ferdinando II. Il nuovo re delle Due Sicilie si era spostato in viaggio di Stato da Messina a Catania fino a giungere, appunto, a Palermo.
Ed effettivamente sembrava proprio che la Sicilia avesse voluto fare, a Ferdinando II, un omaggio davvero eccezionale, quasi magico. Un omaggio, si pensi un po', costituito addirittura da un'isola. Un'isola vera e propria, formatasi pochi giorni dopo l'arrivo del giovane sovrano in Sicilia e che si dissolverà, inghiottita dalle onde, alla vigilia del suo rientro a Napoli. La vicenda dell'Isola Ferdinandea, racchiusa in brevi settimane dell'anno 1831, sembra tratta dal repertorio narrativo dei vecchi lupi di mare, come quella del "vascello fantasma" o dell'"olandese volante". E invece in essa non c'è niente di leggendario: appartiene, è il caso di dire, alla storia-verità.
Il viaggio di Ferdinando II in Sicilia, dunque, ebbe inizio il 2 luglio 1831. Sul trono da appena otto mesi, il giovane sovrano, che già aveva annunciato un piano di riforme (prima fra tutte quella finanziaria) volle compiere una visita nella parte del suo regno che più era distante da Napoli, ma che tanto cordialmente aveva ospitato suo nonno Ferdinando IV durante il periodo repubblicano e durante quello napoleonico. Ricevimenti e festeggiamenti dappertutto, per Ferdinando II. Non di rado, dalla carrozza su cui si spostava, i cavalli venivano staccati e sostituito da entusiasti "picciotti". E poi doni, costituiti soprattutto dalle primizie delle campagne.
Ma ecco che il 10 luglio, all'alba, in uno specchio di mare compreso fra Sciacca e l'isola di Pantelleria, che già qualche settimana prima era stato scosso da un sommovimento tellurico, fu vista sollevarsi, a una distanza di quaranta chilometri dalla costa, una colonna d'acqua soffusa di vapore ed alta non meno di 1500 metri. L'insolito spettacolo, che attirò sulla riva centinaia di curiosi, si protrasse per diversi giorni. Il 18 luglio, infine, fu vista emergere un'isola. Un'isola al centro della quale si notava una montagnola con tanto di cratere che eruttava vapori e cenere. "E' un miracolo" gridarono alcuni pescatori. Si trattava, in realtà, di un fenomeno del tutto naturale, anche se rarissimo. La notizia dello sconcertante evento non tardò a diffondersi in tutta la Sicilia. In onore del sovrano, che appunto si trovava in Sicilia, la neonata isola venne battezzata "Ferdinandea". Ma questa fu soltanto una delle sue tre denominazioni. Proprio in quei giorni, infatti, da una nave inglese di crociera che navigava in quella zona, fu calata una scialuppa da cui discesero alcuni marinai i quali piantarono sulla terra emersa la bandiera dell'Union Jack (sottintendendo che essa appartenesse ai domini di re Guglielmo IV) e la chiamarono "Graham". E non è tutto. Due naturalisti francesi, Jonsville e Costant Prevost, analizzarono chimicamente le acque di un laghetto che in essa si era formato, ne misurarono la circonferenza, che risultò essere di 4800 metri e, dulcis in fundo, le diedero il nome di "Giulia". "Forse perché nata a luglio che in francese corrisponde a Julliet" annotò Benedetto Marzolla, impiegato del Reale Officio Topografico.
Sia l'Inghilterra che la Francia, insomma, ligie a una politica colonialistica, anzi imperialistica, cercavano di far proprio un'isola sorta in pieno Mediterraneo, un mare che certamente non era di pertinenza di nessuna di quelle due nazioni. Fu così che, per ordine di Ferdinando II, una nave militare del regno delle Due Sicilie approdò all'isola. Garrì finalmente su di essa il bianco vessillo dei Borbone. Incominciava a profilarsi, insomma, un contenzioso internazionale.
Ecco però che il 3 agosto, giorno precedente a quello fissato per il ritorno a Napoli di Ferdinando II, l'isola scomparve. Quelle stesse onde che l'avevano partorita l'attrassero negli abissi marini e la seppellirono. Riemergerà, ma per brevissimo tempo, nel 1868. Poi più nulla. I siciliani, da allora, la ricordano come l'Isola Perduta.
Alla vicenda dell'Isola Ferdinandea si ispirò, nel 1848, lo scrittore americano James Fenimore Cooper (noto soprattutto come autore de "L'ultimo dei Mohicani") per un romanzo dal titolo "Il cratere". In esso si narra di un gruppo di naufraghi che approdano su un'isola del Pacifico, ma che litigano continuamente fra di loro. L'isola, nata da un terremoto, scompare e sprofonda negli abissi in seguito ad un altro terremoto. E non è certo credibile che questo romanzo sia stato mai letto da re Ferdinando.

