L'amore al tempo della Rivoluzione

La storia sentimentale tra un giovane duca e una bellissima lavandaia fa da filo conduttore alle vicende del 1799 nel romanzo "All'ombra del Vesuvio" di Silvana Giusto.

Spari e corse di carrozze, vascelli armati e castelli muniti di cannoni, Ferdinando IV e Championnet, tumulti e grida, briganti, realisti e giacobini, l'alba della Rivoluzione del 1799 e il tramonto di un sogno di libertà e giustizia nella più cruenta delle repressioni. In questo scenario Silvana Giusto, insegnante di scuola media e appassionata di storia napoletana, colloca una vicenda d'amore che fa da filo conduttore alla più grande trama della Rivoluzione fallita.
Il romanzo storico "All'ombra del Vesuvio" di Silvana Giusto (212 pagine, 9,50 euro, Medusa Editrice), al di là della passione del giovane duca Manuel Rodriguez de Moya per la lavandaia di Capodichino Nina Pennino, è un grande affresco della Napoli di Ferdinando IV percorsa dai moti rivoluzionari. La vicenda amorosa appare addirittura un pretesto per riproporre quei giorni di ansie e di speranze miseramente conclusi nel sangue per le atroci vendette del re rientrato dalla precipitosa fuga in Sicilia.
In ogni modo, la storia sentimentale fra il giovane duca e la lavandaia "dagli occhi di carboni ardenti" punteggia di sogni e di tenerezze, promesse, notti di luna e tormenti l'intero romanzo. Ma la tragedia storica che accompagna la storia d'amore prende spesso il sopravvento. La conclusione stessa della vicenda amorosa è disperata.
Il romanzo non ricorda solo i protagonisti della Rivoluzione del '99, ma apre suggestivi squarci sulla vita napoletana dell'epoca, dalle masserie e dai casali ai palazzi illuminati a giorno dalle candele, dalle feste alla Certosa di San Martino alla vita di corte indugiando in dettagli su abitudini e abbigliamenti che rendono vivo e palpitante il romanzo, una cronaca "in diretta" suggestiva e avvincente.
Ben tratteggiati i caratteri dei personaggi, soprattutto quello della madre del protagonista, donna Amalia d'Eglise, "la testa piena di letture francesi e una biblioteca ricca di libri, colta, indipendente, stranamente libera, una vera eccezione nel panorama grigio e bigotto della corte di Napoli". Il marito don Pedro "seguiva le attività sovversive della moglie con apprensione, rassegnato alle idee liberali di lei, ma l'amava troppo per contraddirla". Il figlio Manuel è un sognatore che, dal giorno dell'incontro con Nina, ha un solo pensiero, quello della bella lavandaia analfabeta che istruisce per elevarla al suo rango e vuole sposare. I due innamorati sono travolti dalle vicende nella Rivoluzione che solo donna Amalia domina col suo carattere fermo e le decisioni sicure.
Una bella incursione in quei giorni del '99, dalle speranze di una élite colta al disastro, nell'orgia del popolo dei lazzari, in cui anche l'amore sembra condannato a concludersi con un addio.