Indice
- Numero 8 - Aprile 2004
- L'Editoriale - Festa di compleanno
- Lettera da Capri a una rondine
- Il principe ischitano delle lumache che sta a guardare Miriam Bru
- La macchia rossa di Pupetto di Sirignano
- L'uomo della Maddalena che fa i biscotti per la falchetta Gavina
- La medusa di Lampedusa
- I corsari dell'Isola Azzurra
- Il Circolo Italia dove il mare č pių blu
- La penna, mille pagine, il sigaro, la spider
- Da Trani a Capri con il "Magia Quattro"
- Storie e personaggi di Pantelleria
- L'antologia delle isole
- Viaggio all'Isola di Pasqua
- Quel terrazzo di Stromboli col Vichingo, il poeta, Polifemo e zio Tano il naufrago
- Ventimila titoli sotto i mari
- Approdi di bellezza
- L'uomo che ama il Capri Diem e le donne sole
- L'amore finisce a Brussa
- Il reporter dell'Isola
L'amore finisce a Brussa
- di Ezio Vendrame
Una primavera di molti anni fa, stavo vivendo una grande e intensa storia d'amore. Era arrivata la stagione del mare. Ricordai di avere sentito parlare di una località chiamata Brussa, situata tra Bibione e Caorle, chilometri di spiaggia con pineta selvaggia. Decisi di perlustrare quel posto, forse avrei trovato il nostro rifugio, l'isola del mio amore.
L'ultimo tratto di strada per arrivare alla Brussa era sterrato. Il sole e il secco di quelle giornate estive facevano sì che al passaggio dell'auto si alzasse un gran polverone. La mia macchina era nera, ma diventò inevitabilmente bianca. Una volta parcheggiata l'auto, attraversammo la fitta pineta più in fretta possibile perché enormi e assatanate zanzare ci aspettavano al varco. Superati i vampiri, c'erano la spiaggia e il mare, nient'altro.
La lunga lingua di sabbia mi sembrò infinita e l'orizzonte del mare limitava il mondo. Trascorremmo i mesi estivi esclusivamente sulla nostra spiaggia, così presi l'uno dell'altra che ci parve il posto più bello del mondo. Non esistevano Polinesia, Mar Rosso o quant'altro che si potesse paragonare alla bellezza della Brussa, il nostro scenario d'amore.
Venne l'autunno e continuammo a frequentare il nostro angolo di paradiso. L'abbreviarsi delle giornate, l'aria fresca e il mare uggioso non facevano che alimentare il fuoco che mi ardeva dentro. Poi venne l'inverno e non andammo più alla spiaggia. Sembrò quasi il degno del destino. Il freddo gelò non solo la terra, ma anche il mio amore. Ritornai solo e spento con una ferita in più da rimarginare. L'estate seguente decisi di percorrere a ritroso il tempo e ritornai alla Brussa che era stata il mio Eden. Trovai disgustoso il polverone della strada e mi innervosii per la macchina che si sporcava. Quando attraversai la pineta, la vidi orrida e sentii odori insopportabili. Ero disgustato e irritato dalle mille punture delle zanzare. Non mi arresi e arrivai alla spiaggia. Una tristezza infinita mi invase. La sabbia era sporca e così l'acqua del mare. Un posto più brutto non esisteva. Ritornai sui miei passi allontanandomi dalla Brussa. Guardai quel posto nello specchietto retrovisore dell'auto fino a quando si fece piccolo, piccolo e scomparve definitivamente come se quel lembo di spiaggia si fosse staccato dalla terra e vagasse errante nell'infinito aspettando un altro amore.

