Indice
- Numero 12 - Agosto 2004
- L'Editoriale - Fughe d'agosto
- I 150 anni del Porto d'Ischia
- Pablo Neruda, l'amante del mare
- L'Angelo della Grotta Azzurra
- Il viaggio di nozze a Capri di Marguerite Yourcenar e dell'americana Grace Frick
- Il signore di Anacapri e il palazzo bianco
- E l'uomo creò i mostri marini
- Forio d'Ischia sogna il Rinascimento nel nome di Maria
- Quella crociata di padre Anselmo contro i protestanti
- Risolto il mistero di Asperula Stellina
- Piccole Antille, grandi emozioni
- Il chitarrista che ha incontrato Ulisse in fondo al mare
- Alla Rari Nantes la pallanuoto divenne settebello
- L'antologia delle isole
- L'inventore di Ping
- Quel porto di Ginostra
- I collages sorprendenti di Laura Lilli
- Il reporter dell'isola
L'antologia delle isole
- di Mino Rossi
Conversazioni con giramondo incalliti, velisti, skipper, cambusieri e mozzi.
Impressioni e nostalgie, amori e panorami.
Continua la nostra raccolta di stravaganze e di emozioni marine, di approdi inconsueti, di novità e racconti dovunque si fermano una vela e un marinaio.
Più la rassegna-stampa degli articoli che parlano di rocce e scogli, di porti e fari,
di spiagge e insenature, di terre vicine e lontane in mezzo all'acqua più blu.
Lilly di Goteborg
Goteborg, da pronunciare "iotebori", maledizione, è un ricordo lontano, un campionato europeo di calcio di dodici anni fa, in un giugno favoloso nell'allegria di sole e di mare sulla costa occidentale svedese, di fronte alla punta settentrionale della Danimarca. Andavo dietro alle prodezze di Gullit e Van Basten, di Brian Laudrup e dei felici globetrotters danesi, che vinsero sorprendentemente il torneo, e nell'ubriacatura della folla delle ragazze svedesi con la pelle abbronzata e i capelli sottili colore della paglia. Un panorama di gambe.
Alloggiavo all'Hotel Flora, un alberghetto grazioso nel cuore della città, Stoccolma era lontana, assente la nazionale di calcio italiana, una libertà in più, e condividevo le giornate, oltre alle serate negli stadi, con Giampiero Masieri, l'inviato de "La Nazione" di Firenze, uno spilungone magro coi capelli brizzolati, un naso di orientamento e l'humor pronto. Occhieggiavamo i nasini e le belle caviglie svedesi nel passeggio sul lungomare verso il porticciolo turistico di Lilla Bommen, non sapendo scegliere fra le suggestive isole dell'arcipelago appena fuori Goteborg, richiamo di bagni di sole e di mare, e le ragazze bionde e sottili che ci turbinavano attorno, richiamo senza paragoni.
Una folla bionda era dappertutto, ma vedemmo ragazze che erano fotomodelle al Packhuskajen, il lungofiume, davanti alle antiche navi galleggianti e al sottomarino "Nordkaparen", una visita da non perdere.
Mentre ammiravo la nave vichinga, conservata al Museo cittadino, Lilly di Goteborg, come la chiamai per tutto il soggiorno nella seconda città della Svezia, invase la mia contemplazione e i miei sogni di marinaio antico trafiggendomi con un passeggero lampo blu degli occhi e poi carezzandomi con parole in inglese di incoraggiamento per saperne di più della nave vichinga di cui lei sapeva tutto. Fu una guida aggiornatissima e splendida, flessuosa e ridente, le gambe nude di vichinga sotto i pantaloncini di un rosa shocking. Sapeva di calcio e l'impegno fu che l'avrei condotta allo stadio per vedere Olanda-Danimarca, parteggiando entrambi per i "tulipani", io per un'idea giocosa del calcio, lei per la proverbiale "inimicizia" coi danesi.
Ci furono serate senza partite, che si svolgevano anche a Stoccolma e a Malmoe, e Lilly di Goteborg mi portò a cimentarmi con la cucina asiatica-svedese del "Bliss Resto", a metà tra un bar e un ristorante, con buona musica e ricette davvero stuzzicanti se non fossi stato più stuzzicato dal viso Bardot di Lilly che fu una tentazione continua per il mio cuore.
Sempre all'erta coi sensi e con l'anima, feci con lei una minicrociera nelle acque di Gotebrog su una vecchia nave a vapore, la "Juno", con un propizio moto ondoso che mi incollò saltuariamente ai fianchi ben modellati di Lilly allacciandole la vita con abbracci distratti. Era straordinariamente morbida.
Tenendomi decisamente in pugno, e concedendomi la grazia di baci veloci nei momenti sospirati dei commiati, mi scarrozzò sul suo Maggiolone celeste al "Liseberg", il parco dei divertimenti dove consumammo sguardi e gelati.
Il campionato vinto dai danesi indispettì Lilly di Goteborg, ma io fui indispettito di più dalla sua improvvisa scomparsa per la partenza fulminea che la portò a New York. Non mi rimase che annegare la nostalgia di Lilly in generosi boccali di birra con gli occhi fissi su una danese appena sbarcata da un traghetto di Copenaghen, piombata spavalda e seducente per un drink sulla terrazza all'aperto del "Restaurant Plus". Lavorava al "Tivoli", il giardino dei divertimenti di Copenaghen. Il biondo dei suoi capelli era un po' spento, e gli occhi li aveva grigi. Conversammo col suo italiano approssimativo fino a che se ne andò in compagnia di un uomo coloniale coi capelli rasta, un pirata di ragazze con cui aveva appuntamento.
Il navigatore solitario di Pisciotta
Mi piacerebbe leggere il diario di bordo del cilentano Pino Veneroso, navigatore solitario che si è spinto da Pisciotta fino in Uruguay andando per cinque mesi su una barca a vela di nove metri. Ne ha visto e passato di tutti i colori imbattendosi, davanti alle coste del Brasile, in tre pirati che sono saliti a bordo e l'hanno rapinato di tutto. La sua traversata dell'Atlantico ha avuto un significato: celebrare all'incontrario il viaggio che, 123 anni fa, fecero tre marinai cilentani partiti da Montevideo e diretti in l'Italia per venire a rendere omaggio a Giuseppe Garibaldi in sosta a Camerota sull'imbarcazione "Il leone di Caprera" che la cittadina conserva. Pino Veneroso è un uomo robusto con una bella faccia tonda e simpatica. Ho trovato la notizia della sua traversata sul "Corriere del Mezzogiorno" a firma di Adolfo Pappalardo.
Le gatte di mare
Mi sono gustato il bel reportage di Pino Cacucci sul supplemento del sabato de "La Stampa" dalle località messicane di Ixtapa e Zihuatanejio collegate da una pista ciclabile di 18 chilometri che costeggia la Laguna del Negro, abitata da uccelli e coccodrilli, questi ultimi da non infastidire. Cacucci ha scritto dalla costa del Messico tra Acapulco e Puerto Vallarta che si affaccia sul mare azteco. Là ci sono pescatori capaci di tornare a riva con un marlin da un quintale. Ixtapa ha hotel mastodontici, colibrì che frullano ovunque e iguane che si crogiolano al sole. Zihuatanejo è una storpiatura dialettale del nome primitivo di Zihuatlàn che significa "luogo delle donne" in omaggio alle più belle fanciulle della baia. C'erano al tempo degli aztechi. Adesso si vedono rare americanine folgoranti tra una popolazione vacanziera anziana degli States che si incanta davanti alla Playa Las Gatas. Le gatte in realtà sono pesci. Sono gli squali-nutrice che hanno i baffi come i gatti, ma ormai se ne vedono poco.
I cavalli di Deauville
Una galoppata al tramonto sulla spiaggia e un'aragosta da "Ciro's" guardando l'oceano dopo una puntata alla roulette. Non c'è di meglio a Deauville anche senza fare parte del jet-set parigino e londinese. La Normandia e lo sbarco del 6 giugno 1944 sono stati un'ubriacatura di eroici e dolorosi ricordi, sessant'anni dopo. Le 21.500 tombe tedesche della Cambe, le 9.387 croci americane di Colleville, i carri Sherman affondati nella sabbia, i cannoni Howitzer tedeschi da 155 millimetri senza più anima, i bunker sbriciolati. Si spegne lontana la guerra, la pace non è ancora una conquista definitiva. La pace di Deauville è la tranquillità di un paese di 4mila abitanti nell'angolo più suggestivo della Normandia. A fine agosto c'è il Grand Prix de Deauville, prestigiosa corsa di purosangue. Questo è posto di cavalli con i due ippodromi Toques e Clairefontaine e il Club Hippique d'Oxer, centro equestre, manège, dressage e salto. Dalle sopraelevate in legno lungo la spiaggia (le planches), si vedono i cavalli che passeggiano sulla spiaggia. L'Hotel Normandy è quasi un monumento col frontone e i balconi ricoperti di legno. Si passeggia tra aiuole fiorite, la gentilezza di Deauville.
Il rhum di Capo Verde
L'arcipelago di Capo Verde, 500 chilometri dalla costa del Senegal nell'Oceano Atlantico, dista sei ore di aereo dall'Italia. Ma per arrivare a Santo Antao, l'isola più emozionante, bisogna fare di più dopo essere giunti all'aeroporto di Sal, l'isola più a est dell'arcipelago. Bisogna prendere un volo interno per l'isola di San Vicente e qui non è ancora fatta. Bisogna salire su uno sgangherato e pittoresco traghetto che da San Vicente raggiunge Santo Antao in un'ora. Perché andare a Santo Antao? Per fuggire dalla pazza folla, per prendere il sole sui "cuscini" di lava e vagare tra le piantagioni di zucchero e caffè, perché laggiù l'ospitalità è amichevole e simpatica. Perché Santo Antao è lontana e si stacca col mondo e si può restare a guardare, senza pensare a niente, il piccolo porto di Ponta di Sol con le barche da pesca e le case in stile portoghese, e con una sorgente di acqua minerale che un italiano imbottiglia ed esporta. Perché, se volete cancellare l'ultimo pensiero, basta un bicchiere di grogue che è il rhum di Capo Verde, un distillato puro di canna da zucchero, 70 gradi, per dimenticare ogni malinconia e sognare il paradiso.
Il cacciatore di galeoni
Ho letto di Claudio Bonifacio, un triestino di 57 anni, che vive a Siviglia da trenta, e va a caccia di tesori sommersi che sembra un bel mestiere ma è una dannazione. Perché i forzieri delle ricchezze antiche, custoditi nei galeoni affondati, sono quasi tutti irraggiungibili e averli individuati strazia l'anima e non rende ricco nessuno. Ha parlato di un ingegnere minerario italiano che ha stretto un accordo con Fidel Castro per cercare i tesori affondati nelle acque di Cuba. Tutti inseguiamo un sogno e un forziere. Ma le navi colate a picco settanta metri al largo delle spiagge cubane poggiano su fondali di tremila metri e arrivarci è un'impresa. Bonifacio ha anche parlato di un galeone che giace a duemila metri nelle acque delle Azzorre. Si chiama sventuratamente "Cinco Chagas", cinque piaghe. La sesta è quella della complessa immersione per raggiungerlo. Io vado a caccia di conchiglie. Non è un buon affare, ma piacciono alle ragazze.

