Indice
- Numero 10 - Giugno 2004
- L'Editoriale - A cena con la luna
- Napoli al tempo di Neruda
- Artisti di tutto il mondo a Villa San Michele
- A Capri li sposò la luna piena
- C'era una volta l'Arco della Fontelina: ora non c'è più
- Vascotto Volante
- Una cambiale di mille lire per comprare il cutter 'Gracie'
- C'è un mostro in mezzo al mare
- Una giornata particolare con l'argonauta Ciro Ferrara
- La Perla Nera del Mediterraneo
- Sulla costa orientale del Messico tre italiani hanno inventato la mozzarella col sombrero
- L'antologia delle isole
- Il buon parroco delle Eolie che accese la luce a Malfa
- A Ponza un'altra tappa per la battaglia in Parlamento a favore delle isole italiane
- Quando Antonio Scarfoglio inventò a Napoli il primo rotocalco d'Italia
- Il domandante di Capri
- Perché Hegel portava i calzini spaiati
- L'isola infelice
- Il reporter dell'Isola
L'antologia delle isole
- di Mino Rossi
Conversazioni con giramondo incalliti, velisti, skipper, cambusieri e mozzi.
Impressioni e nostalgie, amori e panorami.
Continua la nostra raccolta di stravaganze e di emozioni marine, di approdi inconsueti, di novità e racconti dovunque si fermano una vela e un marinaio.
Più la rassegna-stampa degli articoli che parlano di rocce e scogli, di porti e fari,
di spiagge e insenature, di terre vicine e lontane in mezzo all'acqua più blu.
Dove comandano le donne
Ci istanno le donne nell'Isola delle femmine, e ci istà ancora l'usanza degli uomini che ci vanno tre mesi l'anno, come messer Marco Polo confidò a Rustichello da Pisa raccontandogli il suo viaggio in Asia del 1271? Me l'ha chiesto un lettore sognatore di isole e di donne. Beh, il racconto di messer Polo è intrigante e farebbe pensare a un bel bordello marino nel Mare Arabico. C'è da fantasticare, ma andiamoci piano. Sono passati più di sette secoli, le cose sono cambiate. L'Isola delle femmine, nel Mare Arabico, si chiama oggi Minicoy e fa parte dell'arcipelago delle Laccadive. Saccheggio le informazioni dal bel reportage di Laura Antonini sul supplemento "Viaggi" de "La Repubblica". L'affascinante attrattiva che colpì l'attenzione di messer Polo è svanita. Ma ci sono misteri e bellezze naturali che invogliano a fare un viaggio nelle Laccadive. Il primo mistero è nel nome dell'arcipelago che, in lingua malayalam, significa "le centomila isole". In realtà, esse sono appena 36 e solo dieci sono abitate. Non crediate di andarci facilmente.
Il governo indiano protegge l'arcipelago da ogni stravolgimento turistico. L'accesso ai viaggiatori internazionali è permesso in due sole isole, una delle quali è Bangaram. Dopo avere trasvolato a lungo alla volta della costa occidentale dell'India, atterrando magari a Bombay, prendete un treno fino al porto di Cochin e qui, dopo esservi riempiti gli occhi del gran commercio di avorio, sandalo, tek e spezie varie, predisponetevi a un viaggio per mare di 18 ore per raggiungere Bangaram dove potrete sistemarvi in uno dei trenta bungalow disponibili. Smaltito il fascino dell'atollo, con suggestiva laguna e tre isolette minori, potrete informarvi di Minicoy. Essa è sempre l'Isola delle femmine, ma per il solo motivo che vi comandano le donne. Si riuniscono in assemblea e prendono le decisioni, dopo di che le comunicano agli uomini. I mariti sono pregati di starsene a casa delle loro mamme, salvo l'esigenza notturna di incontrare la sposa e giacersi con lei, come direbbe messer Polo. Tutta qui l'Isola delle femmine. Se siete delusi ubriacatevi col vino zuccheroso che gli abitanti delle Laccadive traggono dalle palme incidendone il tronco. Il vino si chiama Toddy. Sulla strada del ritorno, fermatevi a Cochin per visitare la St. Francis Church. C'è la tomba di Vasco de Gama di cui vi dirò la prossima volta.
Le isole dei famosi
Una missione campana di archeologi è partita per l'isola di Creta. Mi sarebbe piaciuto andare con loro a Cnosso e chiedere di Arianna e del filo, del Labirinto naturalmente, ma anche della straordinaria tendenza della regina Pasifae che faceva all'amore con un toro mettendo le corna, ovviamente di toro, al marito Minosse, re dell'isola, che pare trovasse anch'egli molto bello il toro. A furia di fornicare col toro, Pasifae rimase incinta e partorì il Minotauro. Saprete sicuramente il resto della storia. Fu una soap di quei tempi. Arianna si innamorò di Teseo, un cacciatore di minotauri, e fuggì con lui che la abbandonò in un bungalow di Nasso. Sul punto di piangere, Arianna vide arrivare Dioniso, un divino inebriante, su un carro fuoriserie trainato da pantere. Si consolò con lui, lo sposò ed ebbero tre figli. Di Teseo si ebbero notizie contraddittorie. Pare che facesse pazzie per l'amazzone Antiope e rimanesse coinvolto nel rapimento di Elena, la moglie di Menelao. Un devastante gigolò. Le vicende si svolsero nelle isole greche che furono le prime Isole dei Famosi.
I pinguini delle galapagos
Nessuno mi ha saputo mai spiegare che cosa ci fanno i pinguini alle Isole Galapagos.
Cioè nessuno mi ha spiegato perché una colonia di questi uccelli in smoking, cittadini consacrati dei due Poli, impettiti volatili del freddo, viva al caldo dell'Equa-tore, nell'arcipelago dell'Oceano Pacifico. Come ci sono arrivati? Chi ce li ha portati? E non soffrono il caldo? E' come se, al contrario, una colonia di serpenti vivesse ai Poli.
Attendo informazioni e lezioni dagli esperti. Uno dei pinguini delle Galapagos a domanda non ha risposto.
Gli sciancati del mare
Due sono i grandi sciancati del mare. Il capitano Achab, con la gamba d'avorio intagliata nell'osso levigato di un capodoglio, comandante del "Pequod". Long John Silver, cuoco sulla "Hispaniola", con una gamba di legno e un pappagallo amico. Truce il capitano ossessionato da Moby Dick. Bonario e spiritoso Silver celando la sua appartenenza ai pirati del bucaniere Flint. Un invasato, il primo. Un furbo traditore, il secondo. Achab resiste 708 pagine delle edizioni Mondadori di Melville per avvistare la balena e rimetterci la vita. Silver, invece, se la sbriga prima: 200 pagine per arrivare all'Isola del Tesoro della gran fantasia di Stevenson, ammutinarsi, impadronirsi della "Hispaniola" con altri degni complici, essere catturato e scomparire in un porto dell'America centrale nel viaggio di ritorno.
Le barche di venezia
Un maestro d'ascia di Venezia mi legge il censimento delle imbarcazioni tradizionali della Laguna: 814 cofani, 695 topi, 414 patane, 346 sandoli, 35 buranele, 17 caorline. Mi entusiasmo ai nomi. Il maestro mi redarguisce: "Stanno scomparendo". Mi compenetro. Dice: "L'ultima 'vipera' è andata perduta. Era una barca che si poteva condurre sia a prua che a poppa, usata dai contrabbandieri e dai gendarmi che li inseguivano". Sono scomparsi anche i gendarmi, dico. Offeso, prosegue: "Da ottant'anni non ci sono più le rascone, che erano barche da laguna e da fiume con grandi remi laterali". Ammutolisco. Insiste: "L'ultima grande peata a remi, costruita a Burano nel 1950, è tristemente a secco su uno degli antichi scali dell'Arsenale". Mi intristisco. Persevera: "L'ultimo trabaccolo, una imbarcazione da trasporto lunga venti metri, sta affondando alle foci del Sile". Chiedo: "Dov'è?". Mi liquida seccamente: "Di là, nell'Adriatico". Conclude: "Le caorline sono tutte false. L'ultima autentica, intatta da 150 anni, la tengono i frati cappuccini del Redentore". Non so che cosa dire. "Addio, siòr" fa il maestro. Com'è triste Venezia soltanto una barca dopo.

