Indice
- Numero 9 - Maggio 2004
- L'Editoriale - Rose Rosse
- È maggio, il tempo delle vele
- Quando davanti via Caracciolo il "Tomahawk" andava nel vento con 220 metri quadrati di vele
- Tutte le battaglie capresi dell'Imperatore Costantino
- Il sindaco che consegna il Paradiso ad Anacapri
- Le rotte inquiete di Pablo Neruda
- Il pianista volante di Anacapri
- Avanti Savoia
- Il mostro degli oceani in livrea per l'acchiappanza sottomarina
- Non finisce mai lo champagne di Peppino Di Capri
- L'arcipelago delle cucine
- La signora di madreperla
- Le sette sorelle nel mare di giada
- L'antologia delle isole
- Saba, la piccola regina delle Antille olandesi
- Il vulcano sorto dal mare che ebbe tre nomi, due pretendenti, un re e sedici giorni di vita
- Cantano a bordo e non son napoletani
- Un cenacolo per stranieri con due eccezioni
- Esagerare divino est
- Il reporter dell'Isola
L'arcipelago delle cucine
- di Mino Rossi
È stato il basket a farci conoscere la leggenda del "falegname friulano"<br>
Fu anche lo sponsor del Napoli di Krol e Castellini<br>
Il rimpianto per l'uomo venuto a mancare quest'anno<br>
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La straordinaria vita di Rino Snaidero che cominciò con due capannoni nell'orto di casa in Friuli e conquistò il mondo creando otto stabilimenti in Europa. Le sue creazioni sono state il trionfo del "made in Italy", un marchio prestigioso del design italiano, il successo di un industriale coraggioso e della sua famiglia.
Quando salivamo a Udine per il basket, la cosa che più ci affascinava era la leggenda di Rino Snaidero, uno di quegli uomini che avevano contribuito al miracolo italiano del dopoguerra. Sponsorizzava la squadra friulana in cui giganteggiava l'americano Joe Allen. Il marchio Snaidero entrò anche nel calcio, sulle maglie del Napoli di Krol e Castellini all'inizio degli anni Ottanta.
Un piccolo grande uomo, il cavaliere Rino, che andava orgoglioso d'essere chiamato "il falegname friulano" quand'era già diventato un imprenditore di successo, padrone del mercato delle cucine componibili in Italia e nel mondo, ma che non dimenticò mai l'umile e operosa origine della sua fortuna. Perché era un personaggio genuino, fortemente radicato alle sue radici e proprio a quella falegnameria di Deveacco, una frazione di Majano, dove, subito dopo la guerra, aveva costruito scocche per le imponenti radio del tempo, autentici mobili da salotto, prima di arrivare ad essere il capo di un impero di otto stabilimenti e 1800 dipendenti con un fatturato consolidato di 293 milioni di euro.
Sposandosi nel 1946, tempi duri e di fantasia, mosso da motivi sentimentali ma anche economici, volle costruire per sé i mobili della camera da letto. A sua moglie Maria Candusso l'idea piacque. Rino era un eccellente ebanista e aveva lavorato in una azienda del settore del legno. Ora aveva quei due piccoli capannoni a Deveacco impiantati nell'orto di casa.
Aveva quasi finito i mobili quando gli si presentò una giovane coppia alla vigilia del matrimonio che gli chiese di costruire una camera da letto per loro. Non c'era tempo per farlo, il matrimonio era a brevissimo termine e Rino Snaidero propose ai due di acquistare la sua camera da letto già bella e pronta. La coppia accettò e al "falegname friulano" si aprì la mente.
Fino a quel momento aveva costruito di tutto nella sua falegnameria e si recava di persona a consegnare la merce prima con un carretto, poi con una Vespa e infine con un motocarro. Pensò che non avrebbe più costruito mobili su ordinazione. Li avrebbe realizzati in anticipo proponendone poi l'acquisto. Il settore cui si dedicò, altra geniale intuizione, fu quello delle cucine, completamente nuovo. Si racconta che vedesse una cucina su una rivista femminile americana e fu la sua ispirazione. In Italia non si facevano ancora cucine in serie. Il cavaliere ci aggiunse un'altra brillante idea. Le sue non sarebbero state cucine anonime, ma ben disegnate, modelli che all'efficienza avrebbero unito un aspetto piacevole, molto allettante, sfruttando l'estro creativo italiano. Inventò il design. Nell'impresa, che subito volò alto, coinvolse la moglie e i quattro figli Elvia, Roberto, Dario ed Edi.
Durante la guerra, Rino Snaidero era stato artigliere di montagna in Albania e Jugoslavia. Aveva così affinato le sue doti di coraggio e intuizione e la capacità di decisioni immediate. Non era solo il personaggio più in vista del paese, un industriale lanciato verso il successo. Era anche un uomo disponibile e visceralmente attaccato alla sua terra. Fu consigliere comunale a Udine per dieci anni a testimonianza della stima e della simpatia che godeva.
Lavoratore instancabile, con quella sola passione per il basket, dalla falegnameria nell'orto di casa passò al suo primo stabilimento, sempre a Majano, e là convocò disegnatori e architetti di fama, tra cui Pininfarina e Gae Aulenti, che "firmarono" le sue cucine. Fu il trionfo del design italiano che caratterizzò la produzione Snaidero, la rese unica nel settore e la lanciò verso l'affermazione internazionale.
Neanche il disastro del terremoto in Friuli del 1976, che cancellò lo stabilimento di Majano, fermò il cavaliere Snaidero, la moglie e i suoi figli coinvolti nell'impresa. "Fu un brutto colpo - ricorda Edi Snaidero, attuale presidente e amministratore delegato del Gruppo - ma la tenacia e la forza di mio padre ebbero ragione della catastrofe. Si impegnò nella ricostruzione dell'azienda con un coraggio unico sobbarcandosi al peso di un indebitamento mostruoso per quei tempi, 23 miliardi di lire. Rifece gli stabilimenti a Portogruaro e ad Ampezzo e, in pochi mesi, riprese la produzione". La rinascita del Friuli, dopo il sisma, fu anche la rinascita della Snaidero.
La conquista dei mercati internazionali e l'acquisizione di aziende estere del settore, per rafforzare la presenza della Snaidero nel mondo, furono i passi giganteschi che il "falegname friulano" compì con una audacia e una concretezza uniche. Le cucine Snaidero conquistarono il Canada e la Germania, apparvero a Los Angeles, si affermarono in Francia, Belgio e Spagna. Alle soglie del Duemila, la Snaidero aveva più che raddoppiato il suo fatturato e contava su otto stabilimenti in Europa, 1800 dipendenti e 2.800 punti di vendita in 50 Paesi. L'Università di Udine assegnò al cavaliere Snaidero la laurea in ingegneria gestionale, aggiuntasi a quella, sempre honoris causa, ricevuta dall'Università di Trieste in economia e commercio nel 1976. Le sue cucine rappresentavano uno dei marchi più conosciuti del "made in Italy", furono il simbolo della creatività italiana e segnarono il successo di un imprenditore di grande ardimento.
Il 21 gennaio di quest'anno, a 83 anni, la straordinaria vita del cavaliere Rino Snaidero si spegneva in una stanza dell'Ospedale di San Daniele del Friuli. L'elogio funebre più significativo è stato quello del sindaco di Majano, Claudio Zonta, che ha ricordato così lo scomparso: "E' stato un uomo che è riuscito a far disfare le valigie a tanti friulani dando loro la possibilità di lavorare nella terra dove sono nati".
Ce lo aveva fatto conoscere il basket e così apprendemmo la sua magnifica leggenda.

