Indice
- Numero 13 - Dicembre 2004
- L'Editoriale - Figli del vento
- Pulcinella balla a Venezia
- Una stella di nome Rita
- Quando a Capri passeggiavano madame Cavolfiore e mister Ravanello
- La punta di Sorrento e la campanella che suonava all'arrivo dei pirati
- A Santarcangelo c'è l'arco che smaschera i "becchi"
- C'è Pulcinella a Venezia
- Quando a Capri le americane sposavano i baristi dell'isola
- L'inverno a Pantelleria
- La città che guarda le isole
- Vittorio De Sica inventato da due carabinieri
- Il mancato capitano di mare che da Forio è andato alla scoperta dell'Africa nera
- Nel blu del lago Titicaca alla scoperta dell'isola che non c'è
- Perché non possiamo costruirci un nuovo Alessandro Magno
- L'arcipelago di Nola
- A Capri c'è il gelato d'a...mare
- L'eremita di Santo Stefano
- I problemi e i progressi dell'Ancim
- Il reporter dell'isola
L'arcipelago di Nola
- di Mimmo Carratelli
Da piazza Mercato al futuro.
Viaggio in un mondo di vetrine, strade, binari, parcheggi, banche, uffici, servizi, bar, ristoranti: un continente autosufficiente visitato ogni giorno da 15mila persone.
Il vicepresidente di Maradona, Gianni Punzo, a capo di una impresa resa straordinaria anche dalle cifre vertiginose che ne sintetizzano le strutture. La connessione fra Cis e Interporto.
La meraviglia futurista di Renzo Piano: un Centro per lo svago e il tempo libero che somiglierà a un Vesuvio rovesciato dalla base circolare grande quanto piazza Plebiscito.
L'hanno paragonato a una corazzata, ma a noi che siamo un giornale di mare e di isole, sorvolandolo idealmente in elicottero, piace immaginarlo come un arcipelago. D'altra parte, dal cielo ecco otto isole che reggono al paragone marino. Sono le otto isole commerciali dell'arcipelago nolano degli affari, il distretto Cis-Interporto, la più fantastica realizzazione nel Mezzogiorno d'Italia, uno squarcio possente nel panorama depresso del Sud, un'audacia nata ventisette anni fa dalla fantasia e dal coraggio di dodici imprenditori napoletani.
Era un sogno e sembrava una follia, ma in nove anni l'«arcipelago» del commercio in una zona che era remota, e non lo è più, divenne una realtà. Data memorabile il 27 settembre 1986, il giorno dell'inaugurazione della casa madre, il Centro ingrosso sviluppo, Cis, una sigla secca e svelta, ormai popolarissima, che avrebbe meritato forse una denominazione più sentimentale, meno commerciale, perché tutto era nato soprattutto dal cuore di dodici pionieri.
Essi erano Antonio Caniglia, Antonio Carlino, Stefano Cimmino, Onofrio De Miranda, Antonio Florio, Francesco Frullone, Vincenzo Minale, Roberto Napolitano, Gianni Nappi, Enzo Palmieri, Giovanni Punzo e Alfonso Saturno. Erano gente "del Mercato", della piazza che conserva i fremiti dei giorni di Masaniello e il ricordo delle decapitazioni memorabili di Corradino di Svevia e di Fra' Diavolo, soldato e bandito. Una piazza dove è passata la storia trattenendovi la suggestione di vicende note anche al popolo. Forse è proprio questa suggestione che trasmette a chi vive e lavora in questo posto un fervore e una fantasia unici.
Piazza Mercato, del resto, è stata nei secoli luogo vivace di traffici e commerci, attiva quanto caotica, nemmeno sfiorata dal Risanamento del sindaco Nicola Amore che decise, alla fine dell'Ottocento, di "squarciare" i quartieri malsani del Porto, di Pendino e del Mercato per mutarne il volto di degrado e miseria. Dopo l'apertura della grande arteria larga 27 metri, "il pomposo Rettifilo", la riduzione degli interventi di bonifica concessa alla Società per il Risanamento lasciò tutto inalterato ai margini del moderno asse viario. Matilde Serao definì la grande strada "un paravento": gli alti palazzi che l'affiancavano nascondevano alle loro spalle i vicoli e le piazze dei tre quartieri popolari lasciati alla loro misera condizione.
In ogni caso, piazza Mercato, col suo ampio spazio di luce e le molteplici attività fra negozi, botteghe, depositi, magazzini e bancarelle, è risultata sempre un cuore pulsante che si riscattava con una frenetica attività dal poco nobile contesto di vicoli e case, quinte pittoresche ma malandate del grande spiazzo carezzato dall'odore del mare. Staccata dal centro cittadino, ma grande calamita commerciale, piazza Mercato era una city ruspante di popolarissime vendite all'ingrosso e di indubbia convenienza con particolari periodi dell'anno addirittura festosi, come i mesi per i corredi delle spose e quelli per i giocattoli della Befana. I dodici pionieri del Cis si sono fatte qui le ossa con un impegno laborioso, senza orari, e una gavetta mirabile affinando l'intuito degli approvvigionamenti e il senso degli affari. Li chiamavano "i pannizzari" con un malinteso e ingiusto senso spregiativo. Erano votati ai traffici delle stoffe che srotolavano da immensi cilindri e della biancheria suggestivamente esposta nelle vetrine.
C'era tra loro, con una faccia da Al Pacino, un commerciante irrequieto, sognatore, trascinatore, un giovane di mille idee, tumultuoso e convincente nel parlare, e fu lui, Gianni Punzo, a immaginare la grande impresa, il salto di qualità, il nuovo destino del commercio di piazza Mercato, la nuova sede. Lo eccitarono la grande prospettiva, il brivido del rischio, l'ambizione di una svolta memorabile, la modernizzazione e il richiamo del nuovo secolo che ebbero la meglio sulle radici genuine nel vecchio quartiere, sulla malinconia dell'abbandono della vecchia piazza, sulle difficoltà di un trasferimento audace.
Fu così che mille luci si spensero e cento vetrine chiusero a piazza Mercato e i dodici pionieri fecero il gran viaggio oltre il Rettifilo e la Stazione centrale, oltre Poggioreale, l'aeroporto, gli snodi ferroviari e gli svincoli delle autostrade, oltre Casoria e Pomigliano per approdare nella piana di Nola, novelli pellegrini di una immaginaria "Mayflower" giunti al porto del loro sogno.
C'era solo un immenso territorio vuoto davanti a loro, e a Punzo Al Pacino tremarono le vene e i polsi. L'impresa era grande e grandiosa: creare dal nulla la piazza Mercato del Duemila, dieci, venti, trenta volte più vasta del luogo originario di traffici e commerci tra il Rettifilo e il mare, una nuova "piazza" lontana dalla storia e proiettata nel futuro. Per l'eccezionale sfida, Gianni Punzo Al Pacino, vicepresidente del Napoli dei trionfi, abbandonò le suggestioni del calcio e le delizie di Maradona, ridusse gli hobby e il profumo di donna (successo cinematografico dell'attore americano cui somiglia) ed ebbe una sola idea fissa, contemporaneamente un incubo e un progetto, un sogno e un'apprensione, una vertigine e un duro lavoro: il Cis di Nola.
Dal distacco dalle vanità del football capimmo quanto il progetto nolano non gli consentisse distrazioni impegnandolo allo spasimo e assorbendone tutte le energie. La simpatia, la comunicativa, le capacità dell'uomo allargarono la ciurma dei pionieri. Oggi sono 326 i soci del Cis, coinvolti da Punzo, e la casa madre si è estesa. E' nato l'Interporto. Sta per nascere "Vulcano", un prodigio futurista con la firma di Renzo Piano, l'architetto delle meraviglie.
Oggi, nella piana di Nola, tutto quello che si vede, l'"arcipelago degli affari", appare semplice, anche se fantastico. Ma, se si pensa all'inizio "da zero", l'impresa compiuta risulta gigantesca, impensabile nei giorni della terra senz'anima, un prodigio e un'eccezione dell'imprenditoria meridionale accusata di immobilismo e timori, mancanza di iniziativa e rinuncia al rischio.
Ed eccoci nell'"arcipelago" di cui abbiamo fantasticato dall'alto. Quattro milioni di metri quadrati, un territorio autosufficiente con tutti i servizi, il barbiere, l'ufficio postale, l'ambulatorio medico, il ristorante, bar, paninoteche, cinque sportelli bancari e campi da calcio e da tennis. E' un piccolo continente. Le cifre di questo modello di aggregazione d'imprese sono vertiginose.
Il Cis è un'esposizione permanente di sei chilometri di vetrine suddivise in otto "isole" collegate da sedici chilometri di strade, 320 aziende presenti, 90 i settori merceologici, 120 gli uffici di rappresentanza e gli studi professionali, 220mila metri quadri di parcheggi. Quasi cinquemila addetti soddisfano ogni giorno quindicimila visitatori e operatori commerciali.
L'Interporto, operativo dal Duemila, si affianca al Cis con i suoi due milioni e mezzo di metri quadrati, 350mila di magazzini, 250mila di piazzali, 25 chilometri di strade, il Polo del freddo per la conservazione dei prodotti in celle polivalenti, la Dogana, la stazione ferroviaria Nola-Interporto e il Terminal intermodale, con venti chilometri di binari, che registra un movimento annuo di 150mila containers e assicura i collegamenti con i quattro vettori di traffico: aereo, ferrovia, su strada, per mare.
La Interporto Campano spa partecipa direttamente con il 5 per cento nella compagine azionaria della Baa/Gesac, il gestore dell'aeroporto internazionale di Capodichino. Con la Intership srl detiene una partecipazione del 10 per cento nella società di gestione della Stazione marittima di Napoli in sindacato con la Costa Crociere, MSC e Royal Caribbean. Infine, espressione del Gruppo è la Banca popolare di sviluppo, a vocazione regionale, nata nel 2001, che vede un raggruppamento di oltre 2200 soci-azionisti e 50 milioni di euro.
Se il Cis è il più grande centro di distribuzione commerciale d'Europa, aperto agli scambi commerciali con tutto il mondo, l'Interporto, che è il suo "compagno" logistico, è l'unico sistema interportuale del Centrosud d'Italia. Ma il cerchio non si chiude qui perché Al Pacino Punzo è pervaso da un forte spirito olimpico e non si ferma mai. Il suo motto è più in alto, più veloci, più forti, giusto il celebre motto dei cinque cerchi.
L'ultima meraviglia è in atto e completerà il distretto. Si tratta del Centro per lo svago e il tempo libero progettato da Renzo Piano dalla originalissima forma conica e perciò sarà chiamato "Vulcano", anzi "Vulcano buono", e sarà un Vesuvio rovesciato. Per darvene un'idea, la base del cono sarà grande quanto piazza Plebiscito. Il Centro comprenderà una galleria commerciale a forma circolare, un ipermercato, una multisala cinematografica, un albergo, ristoranti, punti di incontro, un Centro congressi, una vasta piazza per grandi eventi.
Al Pacino Punzo sorride. L'impegno è sempre grande, il lavoro è duro, ma si va ancora avanti. Come a dire: Punzo e a capo. La grande magìa però s'è compiuta. Ci scappa un'altra battuta: Cis, Cis, l'artefice magico.


