L'attesa del clown che scrive storie

- di Matteo Abbate

Da una libreria all'altra, fra tanti lettori, una gavetta entusiasmante, contatti umani, sorrisi, speranze, fantasia.
E una Grande Casa Editrice laggiù, il traguardo sognato.

Lo spazio. La vita di questo Clown Scrivistorie che sono è una costante ricerca di spazio. Le misure nel mondo, la misura nella gente, la misura nelle parole, io stesso soltanto spazio che si riformula, si reinventa, si riconosce al momento. Nel momento di incrociare le strade degli altri, o dell'altro che io stesso sono in ogni istante. Spazi tra la folla, spazi tra le parole. Mi meraviglio di scoprire la costante delle cose, mi meraviglio di intuire la novità del momento.

Dentro le vetrine delle librerie o davanti agli stand delle Fiere del Libro, io Clown, porgo il mio libro da Scrivistorie. Sto immobile, e lascio che il mondo vada. Non lo costringo. Di tanto in tanto, lo sorprendo. Il mondo ha bisogno di essere sorpreso. Ed ogni libreria ed ogni nuova fiera è un ricominciare dalla Terra, un assaggiare pilastri, pareti, angoli, cornici immaginarie che custodiscano bene il lavoro e la pantomima del corteggiamento. Un gioco sottile di passi di danza. Avanzare o star fermo, tentare o desistere, legare lo sguardo o sciogliere. Sapere prima di sapere, sapere anche l'errore, la misura imperfetta dell'illusione. Occorre partire dalle domande. Ce la farò oggi? Sono disposto a faticare tanto?
A sopportare tanto? Ad amare così tanto le mie pagine?
Le mie pagine... Surreali, briose e commoventi, pagine di ansie latenti e di una patente voglia di riuscire a trovare, infine, la strada, il senso, l'entusiasmo, la densità, lo spazio tra gli spazi.

Dicono del mio stile che è irriconducibile, originale proprio perché irriconducibile. Di impennate e sterzate improvvise, laddove il troppo diverrebbe patetico. Non è colpa mia. É dell'ispirazione senza briglie, la colpa, dell'ispirazione che detta tempi e modi di scrittura, e definisce, di volta in volta, il Clown che sono. Cambia inchiostro, di volta in volta, al calamaio dello Scrivistorie che sono.
Lo spazio da esplorare con gradualità, lo spazio che mi restituisce una certezza, una chiave per spazi sempre più ampi. Con la prima pubblicazione, "Sette piccoli sorsi", Montedit, 2004, 36 pagine, sette racconti brevi, busso alla mia città, Barcellona Pozzo di Gotto, provincia di Messina. Soltanto alla mia città. Attendo l'esito. Se la voce percorresse la distanza minima, forse oserei anche lontananze. Con "La Tipa, il Clown e Firenze", Armando Siciliano Editore, 2004, 48 pagine, tre racconti brevi, comincio ancora dalla mia città. Distanza minima, già percorsa. E' tempo che tragitti più lunghi mi mostrino spazi più ampi e ridisegnino i miei contorni, il mio perimetro. Le prime Fiere del Libro (Roma 2004-2005; Torino 2005; Pisa 2005; Messina 2005; Catania 2006), altre librerie (Ciofalo e Bonanzinga a Messina, Puck a Milazzo, Libreria del Centro a Capo d'Orlando, La Senorita a Giarre e Libreria Edison del dottor Falciani a Firenze). E' il momento del clown in vetrina. "Che simpatico, 'sto Clown. Originale. Compriamo il libro".

"Interessanti i racconti, che sorpresa 'sto Scrivistorie!". Il Clown spinge lo Scrivistorie. "E' la prima presentazione del genere, in Italia" dicono. Il Clown spinge lo Scrivistorie. "La Tipa, il Clown e Firenze" giunge alla seconda edizione. E, finalmente, "Lo Spaventapasseraio e altre visioni", Kimerik Edizioni, 96 pagine, altri spazi. Per la prima volta, una libreria di Catania (Libreria La Cultura), una di Pescara (Edison), recensioni sulle pagine culturali dei maggiori quotidiani siciliani, Fiera del Libro di Torino 2008, interviste televisive, recensioni televisive. Altri spazi, altri spazi, mi espando, e i miei racconti brevi ora sono favole, che leggono grandi e piccini, tentano l'incanto.
Un Clown Scrivistorie operaio che propone da sé i propri figlioli letterari. Che autofinanzia la pubblicazione.
Case editrici a pagamento.
A volte oneste. A volte. E' una questione di presentimento.
Dell'ora. L'attesa eterna di una grande Casa Editrice è una chimera. Un paio di migliaia di persone hanno già letto i miei libri. Li ho conosciuti tutti, i miei lettori, tutti, a uno ad uno. Ho avvertito la loro umanità mentre si avvicinavano, li ho visti comprare con speranza e fiducia i miei figlioli. E ho visto molti tornare con lettere di impressioni, o, soltanto, con una confidenza da farmi sulla vita, una confidenza nascosta tra le mie pagine.

Tutto questo io ho, senza Grande Casa Editrice. Adesso. Una questione di presentimento. L'attesa che deve finire. La libertà di esprimere il Clown Scrivistorie che sono, senza tagliastorie che creino trame diverse, trame che gli autori ufficiali nemmeno sospettano. In nome della vendibilità!
I lettori di un Clown Scrivistorie di una casa editrice a pagamento non leggono un tramite! Il mio spazio è adesso. Il mio spazio adesso è gavetta. La gavetta è una conquista di spazio. Conosco lo spazio perché ci vivo dentro. Conosco questo spazio qui, perché sono un Clown Scrivistorie, e sono questo spazio qui! Uno spazio di pensieri, parole, pause e... cerone bianco.