L'Editoriale - Il mese dei poeti

- di Roberto Gianani

Acque serene, acque di giugno. Acque chiare, acque tranquille. Fiori di schiuma, fiori di sale, occhi di cielo, occhi affacciati sul Tirreno, il mare che ci ha accompagnato sulle rive dei castelli di sabbia e del destino. Soffi di vento leggero e lampi di sole. Aria incantata, pause di silenzi e profumi. Una danza morbida come un amore adolescente, come il ballo dei delfini tra Ischia e Ventotene quando Menico "il pellicano", il pescatore più famoso di Sant'Angelo, si stende in coperta con la faccia ad aspettare l'alba e il mezzo toscano acceso a illuminare la punta del naso. Vecchio marinaio di reti non sempre piene e rughe stracolme di avventura. Il richiamo del mare, l'ansia del pescato, le lenze di profondità, le attese.

Le notti dell'abbondanza e quelle della povertà, quando niente abbocca, nemmeno il destino e anche le aguglie sono farfalle imprendibili. Ventagli d'argento dentro un Tirreno che non puoi imprigionare perché si ribella e chiede una pace di stelle. Occhi allagati di luce, sguardi colorati, tempo lento. Tempo atteso. L'attesa felice del ritorno del giallo delle ginestre, dei piedi nudi sulla sabbia a cercare pietre levigate, conchiglie e nostalgie. Nostalgie di amori antichi annodati al ricordo degli anni che vorremmo rivivere e raccontare. Pagine di ali e di vele, di sentimenti mai placati e lacrime di vino e di whisky. Anni amici in compagnia di un viaggio, di un sogno, di un'illusione mai spenta, di una prua sempre sull'onda, quando gli occhi contavano le stelle e la notte non ci bastava mai.
Ora camminiamo passi senza fretta per riappropriarci delle ore, per sorseggiare la vita, le rimembranze e il domani. Lentamente, per assaporare. Aliti di sale, il sole, l'acqua dipinta di luci e mille, ancora mille emozioni nel cuore.

Giugno, voglia di abbandonare la poltrona dell'inverno, desiderio di uscire dove tutto profuma. Chiacchiere lente, senza alzare la voce ricordando le parole di Massimo Corrotta, un giovane poeta anacaprese. "Eccoci qui, seduti a questo bar. A parlare di tutto, o forse di niente. Senza timore, finché non ci si pente. Per ricordarci che nulla è già scritto. A parlare di niente o forse di tutto".
La musica delle parole, la compagnia di vecchi amici ancora zingari. Le passioni mai vinte, le anime vagabonde e quell'inquietudine che nasce negli anni bambini e ci accompagna anche nel tempo delle malinconie. Abbiamo portato le nostre penne, i nostri fogli, i nostri cuori sulle rive di giugno. Giornate senza telefono, senza orologi, senza l'arrembaggio degli anni, senza la noia di chi non ci piace. "Giornate segnate soltanto dal percorso del sole, dal gioco delle nuvole in cielo, dal lento passaggio delle pagine dei libri. Giornate nelle quali restare così, completamente immersi nel dio tempo, da dimenticare, alla fine, la sua presenza, il suo dominio, il suo dono".

Torpori e lentezze. Il mare riposa nel porticciolo in compagnia degli amici gabbiani. Equilibristi bianchi, voli a tagliare il cielo. Schizzi candidi, respiri sul mare, una cascata di perle sulle banchine.
Battiti d'ala. Gabbiani, "fratelli bianchi" come li chiamava Alfonso Gatto. Scrittore di emozioni intense con gli occhi affacciati sul mare e il cuore attento ad evitare la deriva di troppe tentazioni. "Baci, vino, amore. L'aria delle cene inebriate dalla luna nuova. Il mare che s'addorme alla riva. Le fragole dei baci". Rime di orizzonti fiammeggianti di sole e parole scritte sulla riva. Parole conchiglie, parole pietre, parole impronte, parole tracce. Viaggi d'amore a piedi scalzi in compagnia di una malinconia. Il poeta del Tirreno amava isole e costiere di giugno quando i colori sono un privilegio per pochi e i silenzi scendono nell'anima come suono di violini. Dentro c'è la musica altalenante della vita e la voce eterna del mare. È un vento leggero che canta l'amore, il viaggio, l'avventura.

È un vento di musica.
Nel teatro del cielo l'orchestra degli angeli suona jazz. "Il jazz non mente", racconta la vita. L'ottone dorato di Miles Davis luccica e affascina il mondo. Guance piene, labbra gonfie e il corpo a disegnare la musica. Le mani di Duke Ellinghton agili sulla tastiera del pianoforte. "Note perfette, colpi di grazia, accordi a sedurre il paradiso". Il sax di Charlie Parker "fa volare il respiro".
Vertigini di musica e poesia. Nicola Arigliano è meravigliosamente brutto. La sua voce è un suono, è la musica che resta e diventa nostalgia, incanto, cultura.
"Amorevole, resta qui con me, non c'è più azzurro in cielo, non ha più luce il sole, non c'è più nulla al mondo senza te. Amorevole". We sing ammore. Giugno è il nostro mese.
Ora il porticciolo è un sospiro languido. Affacciato dalla cima più alta del cielo, il sole "scolpisce, lima, cesella". La silhouette dei fiori, la geometria delle case, la curva di un arco, l'orlo di una piccola nuvola, il merletto del mare sulla riva. Ciglia d'oro puro. "Tutto splende, tutto luccica, tutto sfavilla".
Giugno, il mese amico. Quello che risveglia i nostri sogni e li porta lontano.