Indice
- Numero 13 - Dicembre 2004
- L'Editoriale - Figli del vento
- Pulcinella balla a Venezia
- Una stella di nome Rita
- Quando a Capri passeggiavano madame Cavolfiore e mister Ravanello
- La punta di Sorrento e la campanella che suonava all'arrivo dei pirati
- A Santarcangelo c'è l'arco che smaschera i "becchi"
- C'è Pulcinella a Venezia
- Quando a Capri le americane sposavano i baristi dell'isola
- L'inverno a Pantelleria
- La città che guarda le isole
- Vittorio De Sica inventato da due carabinieri
- Il mancato capitano di mare che da Forio è andato alla scoperta dell'Africa nera
- Nel blu del lago Titicaca alla scoperta dell'isola che non c'è
- Perché non possiamo costruirci un nuovo Alessandro Magno
- L'arcipelago di Nola
- A Capri c'è il gelato d'a...mare
- L'eremita di Santo Stefano
- I problemi e i progressi dell'Ancim
- Il reporter dell'isola
L'eremita di Santo Stefano
- di Paolo Cutolo
C'inerpichiamo per un ripido viottolo, ancora solo parzialmente visibile, attraverso macchie diverse di verde: ginestra, finocchio selvatico, asparagina.
Sulla sommità della scala, appoggiato a una zappa, un personaggio dallo sguardo luciferino ci apostrofa ridendo: "Cercate gli asparagi? Non ce n'è più".
Allegre proteste: -Veniamo a salutarti.
Gennaro si è ritirato quassù, nella più completa solitudine, dopo aver girato in lungo e in largo. E' stato guardia carceraria qui, nell'ergastolo di Santo Stefano, poco prima che il ministero lo chiudesse, nel 1965. Non è mai riuscito a dimenticare quest'isola e da dieci anni fa il guardiano di una piccola masseria privata che era abbandonata.
"Sto liberando dagli sterpi la salita del Molo Quattro".
- Ma è una fatica immane, ci vorrà chissà quanto tempo.
"Il tempo? Ne ho quanto ne voglio. Rialzo i muretti a secco, puntello i muri, libero i viali. Amo questo posto e cerco di ritardare come posso l'opera del tempo."
Percorriamo un viottolo che, dalla piazzetta antistante il carcere borbonico, conduce a un cubo rosa di tufo. Nell'aia i sedili e i limiti delle aiuole sono frammenti di cocciopesto, presi chissà quando da antiche cisterne romane.
All'interno una grande stanza dal soffitto a volta, un tavolo, le sedie. Nella stanza accanto si intravede una branda. Il calpestio è un massetto color argilla.
"E' il pavimento del monastero benedettino. Poi i monaci andarono via per le scorrerie dei pirati arabi".
- Ma come fai a vivere senza corrente elettrica?
"Corrente elettrica? Per farne che?"
Gennaro estrae da un ripostiglio a muro bicchieri e vino.
- Ecco lì i nostri asparagi.
"Non ce ne sono tanti, ma il mio orto mi fornisce tutto quel che mi serve: zucchine, fave, piselli, pomodori. Poi ci sono i conigli selvatici e da Ventotene c'è sempre qualcuno che mi porta qualcosa".
- Ma cosa fai tutto il tempo?
"Lavoro la terra e parlo coi morti. Dal cimitero del carcere li hanno portati via tutti, ma anche loro, come me, non sono riusciti ad abbandonare questo luogo. Mi raccontano le loro storie. I morti parlano a tutti, bisogna saperli ascoltare."
Il silenzio, qui sopra, è assordante. Solo il carcere, di tanto in tanto, geme di vecchiaia.
- Si è fatto tardi. Ci aspetta giù Nello con la barca.
"Allora, li volete questi asparagi?"
- Torneremo.
"Quando volete. Io rimarrò sempre qui".

