L'Isola del Tesoro

- di Bob Reed

È Vaduz, capitale del Liechtenstein, cassaforte europea, rifugio di capitali, attrattore di risparmi cospicui e, di recente, meta dei furbetti italiani. Un piccolo Stato e una grande ricchezza.
Come è nata la leggenda delle banche del principato: da un disastro al successo.
L'egemonia del principe Hans-Adam II e una monarchia che non diventerà mai repubblica.
Il Castello proibito ai turisti.

Il principato del Liechtenstein, con trentaduemila felici abitanti su un territorio di creste e valloni poco più grande della città di Napoli, quarta più piccola nazione d'Europa, si affianca all'autostrada E 43 che sale dal cantone dei Prigioni andando verso il lago di Costanza. È qui l'Isola del Tesoro, la cassaforte di esagerati risparmiatori, il rifugio di prudenti capitali, l'accogliente banca d'Europa dove, per un ammontare di 1,3 miliardi di euro, hanno depositato i loro soldini, al riparo di occhi indiscreti, quattrocento italiani cauti e avveduti, tra cui un fiscalista previdente, un medico milanese, un pellicciaio, una stilista romana, un petroliere, un eurodeputato, un dispensatore di olio d'oliva, ma anche una scrittrice esperta della vita di Santa Caterina da Siena, e una cantante pantera, un fabbricante di yacht, un conte, un ferrarista celebre, un fabbricante di cancelli automatici, un affascinante politico italiano con residenza in Gran Bretagna, un re degli elettrodomestici, un costruttore di gran nome, un farmaceutico. Alè. Si può fare, direbbe qualcuno che sapete. Si può? Non si sa. Le procure italiane ci hanno messo gli occhi.

Vaduz, la capitale del principato e delle casseforti, è una cittadina di cinquemila abitanti. Se non fossero timidi e molto discreti, oltre che timorati di Dio, cattolici la gran parte, si conoscerebbero tutti. La città è sulla riva destra del Reno. Là scorre l'acqua del fiume, in città arriva e si ferma un fiume di danaro a 455 metri sul livello del mare, clima continentale ed eccellente stazione termale col rito puntuale del the alle cinque del pomeriggio.
Vaduz, mi dicono, avreste dovuta vederla nel periodo della Belle Epoque.
Allora, sì, era una città divertente, scossa dai valzer di Strass, la suggestione di Vienna non lontana, locali alla moda, caffè con orchestrine, teatri, casinò e case di tolleranza, il meglio per investirvi lo spirito e il corpo fra poeti, musicisti e filosofi che vi tenevano salotto. Adesso sembra una città asettica, anche se ugualmente molto accogliente, e suggestiva meta turistica, nell'intreccio di autostrade e superstrade, dominata dal Castello, magione riservata al principe Hans-Adam II e vietata ai turisti che però, salendo il suggestivo sentiero che porta al maniero vecchio di settecento anni, sono ammessi nelle cantine dove possono degustare e comprare i vini prodotti dai vigneti principeschi.
Tipica cittadina alpina, questo è Vaduz, con stradine ornate di alberi e piante, costruzioni medioevali come la Casa Rossa al centro della città vecchia, delimitata da due strade, la Stadtle e l'Aulestrasse. Paese delle vacanze come viene reclamizzata dall'ufficio del turismo del principato.

Naturalmente, buone biblioteche, una bellissima cattedrale, un Museo del Francobollo, con le più rare emissioni del principato stesso, e un Museo dello Sci. La lingua ufficiale è il tedesco, ma a Vaduz si sente parlare inglese e francese.
Il Liechtenstein, nel tempo, si è trovato aggregato a imperi storici, come il Sacro Romano Impero (oggi il principato ne è l'ultima traccia persistente) e poi l'impero austro-ungarico finché Napoleone lo invase, ne dissolse le strutture amministrative e lo liberò dalla sottomissione all'Austria. Nell'Ottocento, una fabbrica di ceramiche fu la prima iniziativa industriale, così come apparve allora nel principato il primo mulino per la cardatura del cotone. Furono costruiti due ponti sul Reno. Il primo banco di pegno e mutuo gettò probabilmente le basi della successiva attrazione di danaro da tutto il mondo.
Le cose finanziarie non è che andassero proprio bene. Non solo il Principato, a un certo punto, si trovò fortemente indebitato con la Svizzera, ma nel 1928 fallì la Cassa di Risparmio che azzerò le riserve del piccolo Stato. Oplà, da quel disastro alla ricchezza di oggi il salto è stato veramente grande.
Il disastro costrinse i principi del Liechtenstein a vendere alcune delle loro preziose opere d'arte, tra cui un dipinto di Leonardo da Vinci acquistato dagli Stati Uniti. Ma, toccato il fondo, il principato si risollevò diventando uno Stato prospero. Una bassa tassazione attrasse molte imprese.
Se potete fare a meno del mare, che da qui è lontanissimo e diciamo sconosciuto, vivreste bene a Vaduz fra monti e valli, però con un buon clima per i venti che soffiano dal sud.

Naturalmente se amate sciare, qui è il posto giusto. Il Liechtenstein ha avuto in Hanni Wenzel, di origine tedesca, il suo campione olimpionico.
Paradiso fiscale? Se ne dicono tante.
Ma una ragione ci deve essere se, contando su un territorio tanto piccolo, il Liechtenstein è uno dei paesi più ricchi del mondo. Spiegazione dei tecnici: il principato si fonda su un sistema bancario "opaco e chiuso ad ogni ingerenza esterna". Per il turista maggiormente suggestionato da questo "mistero", più che i boschi e le valli, sono le banche l'attrazione maggiore. Guardarle dà una grande emozione. Si possono sognare conti correnti principeschi, immensi caveau di felicità terrena, sportelli accoglienti, impiegati gentili, direttori austeri ed ospitali. Si guarda alla Liechtensteinische Landesbank, che è la più vecchia banca del principato, e se ne può indovinare l'oro che vi luccica dentro, la sontuosa ricchezza che traspare dalle sue vetrate, la porta d'ingresso che mette soggezione e l'invidiabile ingresso di uomini di affari, con la "ventiquattr'ore" ben fornita, il sorriso di ghiaccio, il passo sicuro proprio degli uomini che non devono chiedere mai e il passo più svelto dei cosiddetti "furbetti di Vaduz" come sono stati immediatamente definiti gli italiani con i loro conti correnti nel principato.
Guardi alla Liechtensteinische Landesbank e ne scruti, senza penetrarlo, il segreto dei grandi segreti dell'edificio, mura impenetrabili ad ogni curiosità, barriera insuperabile per il comune genere umano. E' l'Isola del Tesoro, lontana mille miglia dalla "Treasure Island" di Stevenson, ma più concreta e reale, un posto delle fragole che si chiamano euro, dollari, franchi svizzeri e un vero porto delle nebbie.

La secolare dinastia dei principi del Liechtensein rimane impassibile ad ogni gossip finanziario. La cosa curiosa, ma inimmaginabile, è che in qualunque momento i sudditi di questo piccolo Stato a monarchia costituzionale potrebbero indire un referendum con cui destituire il principe e instaurare la repubblica. Non farebbero mai un simile torto al principe Hans-Adam II, distinto signore di 63 anni, longilineo, fronte spaziosa abbandonata da tempo dal ciuffo di capelli biondi che l'ornavano mirabilmente fino a una quindicina di anni fa. Hans Adam II von und zu Liechtenstein, secondo i documenti ufficiali, ha allargato i suoi poteri con un referendum del 2003 dopo avere minacciato, in caso contrario, di trasferirsi con la famiglia in Austria vendendo il palazzo reale a Bill Gates. E' stato lasciato al suo posto insieme alla moglie Marie Aglae, sua cugina, al figlio Alois, a quattro nipoti e alla serie di pronipoti e pronipotini nati fra Londra, New York, Wiesbaden, Grabs, con una bimba di tre anni, Camilla Maria Caterina von Latorff, nata a Monza.