L'isola infelice

- di Peppe Lanzetta

Una storia di periferia dietro al pallone e una domenica di terza categoria.
Eduardo e Titina fidanzati, ma divisi dal tifo.
Il dramma di un calcio di rigore. Decisivo e sbagliato.
La gioia e la disperazione, l'inferno.
Il cuore traditore.
Cala il sipario sulla sceneggiata. Sugli spalti va in scena la tragedia, sotto il Vesuvio.

I canilli arraggiati erano un gruppo di tifosi ultràs, la faccia del Vesuvio, l'odore dei grappoli d'uva matura addosso, sui volti accesi di rabbia e voglia di esplodere c'erano decenni e decenni di odi da tirare fuori. E aspettavano la domenica. Per urlare, gridare, prepararsi, armarsi, abbaiare, come cani, cani arrabbiati e per questo s'erano soprannominati i canilli arraggiati.
Quando a Napoli c'era Maradona s'erano pure inchinati al genio della pelota in odor di coca e Mergellina, ma ora che il Napoli affondava nelle parti basse della serie B avevano deciso che il loro amore sarebbe stato solo e sempre della squadra del loro paese.
Paese amaro eppure dolce, paese ricco eppure povero, paese di cinesi, tessuti, gente che abbassava la testa e lavorava lavorava sui panni da cucire, sulle confezioni che erano la vera ricchezza di questa terra che aveva una specie di deserto tutt'intorno e aveva pure una squadra che faceva faville.
Canilli arraggiati ora e sempre, sei il nostro orgoglio, fieri di essere nati qua. Vesuvio non ti svegliare mai. L'odio degli altri ci rende più forti.
Queste e tante altre erano le frasi che campeggiavano sugli striscioni che in casa e in trasferta i canilli arraggiati esibivano con fierezza.
Eduardo era pazzotifoso della Sangiovannese. E per giunta canillo arraggiato. La sua fidanzata era figlia del tifo sfegatato di Virtus Vesuvio e si chiamava Titina. E come in una grande famiglia di commedianti la domenica recitavano quella eterna commedia sceneggiata come fosse una tragedia che li voleva separati divisi contrastati nemici.
Eppure si amavano. E poi la domenica si separavano. E quando le loro squadre si incontravano per un derby fatto d'onore e di odi, di rabbie e veleni ci poteva scappare pure il ferito. Anche se era sempre e solo una partita di calcio tra squadre minori, un campionato periferico che però sentiva e viveva tutto il pathos delle grandi, una si sentiva l'Inter di Sarti Burgnich Facchetti e l'altra il Milan di Cudicini Maldini Rivera.
Ma Milano era lontana. Lontano lontano e le immagini che avevano tante volte visto in televisione accendevano ancora i loro cuori, avevano accesi quelli dei loro padri, zii, cugini, amici, fratelli, parenti. Anche sotto il Vesuvio c'era stato ai tempi d'oro un club Milan e uno Inter. Per odiarsi. Scannarsi. Litigare. Scontrarsi. Per cercare un pretesto. Perché Milano era lontana e la fede calcistica una scusa di là da venire, una scusa che non sapeva di navigli, di idroscalo, di Brera, della Gazzetta di Gino Palombo e dell'aria meneghina che loro avrebbero voluto sciacquare nelle acque melmose del canalone che passava sotto il loro paese.
Eduardo e Titina. Sabato, domenica e lunedì. Filumena Maturano.
Pezzi di vita. Pezzi di teatro che si mischiavano con pezzi di vita violenta. E se ad Eduardo ci aggiungi Pasolini e poi ci metti un po' di David Lynch passando per Kubrik di Arancia Meccanica mentre Tarantino sta a guardare e di rimando fa specchiare qualcuno dei suoi eroi di Pulp Fiction e gli insegna a parlare napoletano mentre Abel Ferrara ride ride ride a squarciagola e decide di girare dopo il cattivo tenente il cattivo centravanti ecco che ci siamo, siamo ritornati coi piedi per terra, qui in questa terra di zagare e ciclamini, ginestre e lava, sguardi cupi e donne mozzafiato.
Il Savoia li ha fatti sognare per un po' facendo la serie B, ti rendi conto, il Savoia che ha giocato contro il Napoli... Napoli-Savoia, ti rendi conto? Un sogno, un sogno che si avverò, un sogno a portata di mano e poi come se non fosse bastato è capitato pure che il Savoia battè il Napoli. Ti rendi conto?
Poi il sogno è svanito e la polvere dei campi scalcinati ha ingoiato tutto. E sono rimaste solo docce che mentre mandano acqua calda poi diventa fredda all'improvviso. Sono rimaste tribune malmesse, spalti per spettatori inferociti e tramortiti da una domenica che hanno sognato bestiale e invece si è rivelata una domenica da dimenticare.
E quando tornano a casa litigano pure con le mogli e se è il caso le picchiano pure. Perché la fede è fede. E se la squadra del nostro cuore non vince non c'è Brandy Stock che tenga e allora sono mazzate. Perché noi siamo uomini. E se non meniamo che uomini siamo?
E la domenica bestiale ha voluto Eduardo contro Titina.
Ma non c'erano di De Filippo. Non era Filumena Maturano. Non c'erano più figli che erano piezze 'e core. C'era solo il cattivo centravanti. Lui e un rigore da tirare. Lui e un pallone da mettere dentro. Cattivo centravanti contro cattivo portiere. Mancano due minuti alla fine. Siamo sullo zero a zero. Chi segna vince. E il cattivo centravanti ha l'occasione della sua vita. Ha fatto una gran partita. Ma non ha segnato. Ora però deve tirare il rigore.
I tifosi di parte sono impazziti di gioia. Tremano. Sognano già di scendere per le vie del paese a festeggiare. Se vincono passano al girone superiore. Ultima partita. Due minuti alla fine, un rigore a favore, cosa vuoi di più dalla vita?
Ma il cattivo centravanti il tiro non lo azzecca. Sbaglia il rigore. Il pallone va fuori. Urla di gioia il cattivo portiere. Si dispera il cattivo centravanti. Si inferocisce il pubblico di parte. I tifosi incazzati neri peggio delle bestie sfondano la rete di recinzione e tutti vanno addosso al cattivo centravanti. Cristo, ma è solo una partita! Ha buttato via il pallone e con esso tutto un campionato. I sogni dei tifosi, le loro frustrazioni sono affiorate come alghe in un mare d'agosto caldo e bollente. "Dagli all'untore! Accidilo! Finiscilo! Addà murì. Chi sbaglia paga! Ma che uomo sei? Tu e la porta e che fai? Lo tiri fuori il pallone?"
Eduardo un dolore al petto, ma Titina non lo sa. È dall'altra parte del campo.
Titina festeggia perché il pallone è andato fuori.
Eduardo un colpo al cuore. Ma Titina non lo sa. Scappa il cattivo centravanti, ma la folla lo finisce. Sangue e Arena sotto il Vesuvio.
Ma è solo una partita, Cristo, la vogliamo finire ?!?
È finita! E' finita! È finita, dice l'arbitro. Il matador non respira più. Eduardo non respira più. Le forze dell'ordine cercano di portare la calma. Ma ormai è scoppiato l'inferno. Cristo, era solo una partita di calcio. Tra due paesi vicini. Era solo calcio. Football. 'O pallone... 'O pallone... 'O pallone...
Qualcuno dice a Titina che Eduardo non ce l'ha fatta.
Titina è felice perché si va allo spareggio. Titina è disperata perché Eduardo non c'è più. Titina non sa se piangere o ridere. Se urlare o impazzire dal dolore.
Rimane pietrificata sugli spalti sbrecciati di un campo di terza categoria.
"Eduà... Eduà... Eduà... quando passa 'sta nuttata?!?"