Indice
- Numero 30 - Maggio 2007
- L'Editoriale - Vita da pescatori
- Tre secoli di canzoni capresi
- La gondoliera di Amburgo
- Quei ragni sul mare del Gargano
- Gli assalti di Marte al porto di Venere
- Franca Florio
- Dal Cile alla fine del mondo
- Montecristo, leggende e misteri marini
- Il Mediterraneo al tempo di Solimano
- Le navi della mia vita
- L'occhio che racconta l'acqua
- La casa napoletana dell'arte
- La bella moglie caprese del pirata turco Dragut
- Il sogno di Nina
- La voce internazionale di Capri
- Il pilota dell'aereo pirata
- Il reporter dell'Isola
L'occhio che racconta l'acqua
- di Michele Pontecorvo
Uno dei massimi fotografi italiani, Mario De Biasi, ci conduce nel suo studio milanese.
Più di cinquant'anni di "scatti" in tutto il mondo, testimone dei più grandi eventi
del Novecento.
La cura del particolare.
Come ha trasformato le bottiglie della Ferrarelle, lui gran bevitore d'acqua, in una serie di immagini assolutamente originali che ricordano i quadri di Rotella e quelli di Warhol.
"Racconti d'acqua e di vita" il tema della Mostra realizzata a Milano.
Mario De Biasi ha gli occhi che brillano d'entusiasmo.
Quando apre la porta del suo appartamento milanese, sorridendo, lascia subito intuire che i suoi 84 anni proprio non li sente.
Fa strada lungo il corridoio, introduce con un po' di atmosfera nel suo studio, la sua tana come ama definirlo, e non si può far altro che restare stupiti.
L'ambiente è caldo, vagamente caotico, impossibile quantificare il numero di diapositive che sono sparse tutte attorno; eppure, se deve mostrarne una come supporto di un suo racconto, prestando con lieve gelosia il suo monocolo, la rintraccia immediatamente. Del resto, qualcuno ha detto che il disordine è sinonimo di genio.
La sensazione è quella di avere davanti un grande vecchio, di quelli che ormai sono rari, una memoria storica da cui si è ansiosi ricevere racconti di vita. Ed è esattamente così.
Ciò che ha spinto questo "ragazzo" da Belluno, dove è nato e dove trascorre tutte le estati, al mondo durante gli ultimi 60 anni, è stato solo un forte impulso: la curiosità. Questa, legata ad un attento spiritodi osservazione, ha dato vita all'immensa opera che sono le sue raccolte fotografiche.
Devo confessare che la prima volta che mi ha accolto in casa sua, oltre al sentirmi un privilegiato, un'altra sensazione ha sfiorato la mia testa: l'invidia. L'invidia sana, quella che ti spinge a fare di più.
De Biasi ha girato il mondo. È stato testimone dei più grandi eventi del '900. Con estrema naturalezza (e con quel pizzico di vanità proprio di ogni artista), mostra la foto di Onassis a pranzo con la Callas al Lido di Venezia negli anni '50 e spiega che conosceva bene la coppia, che da lui si faceva fotografare volentieri. Cambia tono e dal mondano passa al greve per la foto di una vittima della rivoluzione di Budapest del 1956. Ancora un cambio nella voce che si fa tenera per una mamma giapponese che con le bacchette fa mangiare al suo neonato una pallina di riso e pesce al parco, in una giornata di sole degli anni '70. Ride quanto ricorda che in Siberia ha quasi perso un orecchio per il freddo quando aveva trent'anni. Ricorda con malinconica ironia l'amico Guttuso che prendeva appunti sulle pareti di casa.
Impossibile quantificare le persone a cui ha stretto la mano, i luoghi che ha visitato. Denominatore comune la macchina fotografica e, ancora, la curiosità.
Bruno Munari, il noto designer e scrittore, suo grande amico, aveva detto di lui che la macchina fotografica era per De Biasi semplicemente una "aggiunta anatomica", e, infatti, potremmo dire che la reale bravura di De Biasi non sta nello schiacciare l'otturatore, né nel regolare l'obbiettivo, ma sta nel cogliere quello che c'è al di là di un soggetto da fotografare; la capacità di un fiore, di un tappo di bottiglia, di un nodo del legno o addirittura di una foglia di cavolo di essere vivi, di trasmettere emozioni, di accendere i colori. È così che è successo con le bottiglie di Ferrarelle.
Ferrarelle è l'unica acqua che Mario De Biasi ha bevuto in tutta la sua vita. Nient'altro che acqua, un bene di consumo a cui nessuno, nessuno che sia un comune mortale almeno, avrebbe mai potuto immaginare di dedicare una mostra fotografica. Lui invece, spinto dalla stessa curiosità che lo ha guidato nella vita, ha schiacciato una bottiglia per gettarla e si è reso conto che la plastica, piegata e schiacciata, trafitta dalla luce del sole, con i lembi di etichetta rossa strappata, era piena di magia.
In quel momento il soggetto di una nuova raccolta di De Biasi ha preso vita. Gli scatti si sono susseguiti spontanei, naturali, ma non frenetici, bensì ponderati, ognuno ragionato, ognuno diverso dall'altro.
Queste foto, che ricordano un po' i quadri di Rotella o qualche ben nota immagine di Warhol, sembrano il risultato di un attento lavoro grafico fatto al computer. Ma Mario De Biasi non possiede un computer.
Alla domanda: "Maestro, ma come ha ottenuto questi risultati incredibili", risponde facendo spallucce.
A costo di essere ripetitivo dirò ancora: la curiosità. Senza sosta ha lavorato sulle bottiglie, piegandole, capovolgendole, sezionandole, tagliandole, fissandole ai vetri delle finestre per farle trafiggere dalla luce, usando del cartone colorato per modificarne il colore, variarne l'effetto.
Il resto è cronaca.
Un amico di De Biasi ha visto le foto, ne ha capito la straordinaria forza ed ha pensato alla possibilità di esporle in una mostra. Il caso ha voluto che in quel periodo il Gruppo Ferrarelle fosse stato ceduto da una multinazionale estera ad un imprenditore italiano che ha colto con entusiasmo l'idea di una esposizione.
In Ferrarelle tutti hanno lavorato con serietà per realizzare questo entusiasmante progetto fino a che la mostra "Racconti d'acqua e di vita" ha aperto i battenti presso il giovane ma prestigioso Spazio Internazionale della Fotografia di Milano, Forma. Due sezioni, una dedicata ai sorprendenti scatti Ferrarelle e l'altra alle bellissime foto vintage del Maestro tratte dalla raccolta "Il Mondo a tavola".
Scatti di acqua e di cibo, di vita, di convivialità, di amore familiare, di ristoro e di energia, tutti legati sempre e solo dall'unico fil rouge di cui e tessuta la trama della vita di De Biasi: la curiosità.
Mario De Biasi non si ferma mai.
Vive per la fotografia e scatta foto per vivere. La sua vitalità straordinaria, che egli stesso sostiene essere anche merito dell'acqua che beve, non si arresta davanti nessun ostacolo.
Ma forse, più che l'acqua, ciò che lo spinge è la passione, la consapevolezza che c'è ancora tanto da vedere, da scoprire, persone da conoscere per arricchirsi, soggetti che una volta fissati in uno scatto sprigioneranno tutta la propria potenza d'immagine, per impressionare, dopo la pellicola, tanti altri entusiasti spettatori.

