Indice
- Numero 19 - Agosto 2005
- L'Editoriale - Nozze di mare
- Il nuovo imperatore di Capri
- L'invidiabile villa di Pollione
- Il telegiornale del poeta falegname di Anacapri
- I grandi misteri italici dell'Isola di Montecristo e della Baia di Ieranto
- Quando il Giglio lancị la sfida a Capri
- Quei relitti in fondo al mare
- La donna nuda che scioglie i capelli e provoca le trombe d'aria
- L'archeologo subacqueo e la tangentopoli al tempo di Caligola
- Una vita in jeans
- Un viaggio felice tra vecchio e nuovo Egitto
- L'onda del blues sul fiume della Ciociaria
- L'11 settembre di Piazza Mercato
- Il pescatore di ricci all'Elba che voleva uccidere il chiaro di luna
- La Favola rotonda
- Una collana di libri nata da un filobus
- L'imperioso fascino di Leni Riefenstahl
- Il reporter dell'Isola
L'onda del blues sul fiume della Ciociaria
- di Benedetta Palmieri
Isola del Liri gemellata con New Orleans sulle note musicali della sofferenza, della speranza, della nostalgia e dell'amore.
Dal Mississippi al corso d'acqua laziale. Cronaca di una suggestione.
Il grande successo del Liri Blues Festival nato nel 1988 che ha proposto gli assi più affermati della scena mondiale.
L'autografo di John Mayall.
Gli 88 anni di Mr Honeyboy Edwards.
La performance di Taj Mahal, una delle più suggestive voci afroamericane.
Roy Rogers il campione dei bluesmen bianchi.
La leggerezza e l'allegria di Mario Insegna.
"La gente continua a domandarmi dove nacque il blues. Tutto quello che posso ricordare è che, quando io ero ragazzino, nelle campagne, cantavamo sempre. In realtà non cantavamo, gridavamo e inventavamo le nostre canzoni raccontando le cose che ci stavano succedendo in quel momento. Credo che fu allora che nacque il blues".
È Eddie Son House a parlare e ciò di cui parla è l'anima del blues. Eddie Son House è considerato il padre dei bluesman del Mississippi e il Mississippi è certamente la patria, la casa, la terra del blues. Le popolazioni nere che vivevano e lavoravano nei campi del sud degli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento esprimevano la rassegnazione ma anche la rabbia, la nostalgia per le loro origini, però anche la speranza, con parole che assomigliavano a lamenti di dolore ma che racchiudevano in sé anche il profondo senso della vita e la voglia di viverla.
Non si può spiegare in due parole il blues, non si può schematizzare quella che venne definita la musica del diavolo e che in realtà è quella dell'anima, ma l'anima può fare molta paura quando parla all'ingiustizia, al potere, al bigottismo; quasi quanto il diavolo.
"Il blues è una musica semplice - dice B. B. King, il mostro sacro del blues, nella sua autobiografia - e io sono un uomo semplice. Il blues non è una scienza, non può essere analizzato come la matematica. Il blues è un mistero, e i misteri non sono mai semplici come sembrano". Il mistero di accordi essenziali che spesso si ripetono senza cercare virtuosismi perché nell'intensità dei loro esecutori troveranno la loro forza e la loro grandezza; di testi che sono spesso altrettanto essenziali, fatti di strofe che si ripetevano due volte per seguire il tempo del lavoro e della zappatura; di storie semplici, di sofferenze d'amore e nostalgie, di amici e bicchieri di whisky e chitarre, amate come donne e di loro certamente più fedeli.
Ma, per quanto una dissertazione sul blues e le sue origini (portata avanti, chiaramente, da qualcuno più competente della sottoscritta) possa essere di per sé interessante e fascinosa, ripercorrere le strade del blues ha una ragione precisa in questo pezzo: una di queste strade, infatti, porta in Italia, porta in una metaforica isola del blues, in una piccola patria putativa che accoglie i bluesman del mondo.
Quest'isola (di nome anche se non di fatto, non trovandosi circondata dalle acque, ma dalle montagne) si chiama Isola del Liri, cittadina dell'aspra ma calda Ciociaria gemellata con New Orleans e sede di un bellissimo festival blues che ogni anno, in luglio, riempie la città e le sue strade.
Il Liri Blues Festival è nato nel 1988 dalla volontà e dalla passione di Luciano Duro (che è attualmente vicesindaco della città) ed è ormai affidata da diversi anni all'entusiasta organizzazione della Duke&Bird, un'associazione culturale che affonda nella musica le sue fondamenta. Le ragioni di questa nascita sono chiaramente molteplici e risiedono nella testa e nel cuore di chi le ha avvertite per primo, ma sono legate anche a una sorta di parallelismo onirico che è sembrato avvicinare il Delta del Mississippi a Isola del Liri e al suo fiume. Due terre distanti, diverse, eppure forse con un'anima in comune; la voce del fiume che scorre, che racconta le storie vissute sulle sue rive, le storie e le sofferenze di coloro che lavoravano i campi e quelle di chi, nel Meridione (e non solo) del nostro Paese, ha combattuto le lotte operaie e ha visto le fabbriche chiudere inesorabilmente.
Paragoni azzardatiprobabilmente, ma l'azzardo è consentito quando si tratta dell'intangibilità delle sensazioni dell'uomo, dei suoi sentimenti, delle sfumature che si toccano e si assomigliano quando il padrone dei campi esercita il suo potere o quando lo fa un sistema economico impietoso. Quando si prova dolore e si trova conforto in poche note, semplici, che a poco a poco prendono il ritmo, liberano la mente e alleggeriscono l'animo; mentre le parole cominciano a uscire dalle labbra raccontando di sé, della giornata appena trascorsa e di ciò che potrà essere il domani, della sofferenza e dell'amore che aiuta a sopportarla. E allora gli uomini si assomigliano e il Liri assomiglia al Mississippi, e le cantine di Isola del Liri ai locali di New Orleans: in entrambi si scambiano gli sguardi degli uomini e in entrambi questi sguardi cominciano a raccontarsi e a incontrarsi sulle note della nostalgia.
Dal 1988, Isola del Liri ha visto salire sui suoi palchi tutti i più grandi musicisti blues del mondo, ha visto avvicendarsi concerti e jam session, ha visto suonare insieme i maestri e i loro fan nelle notti che nei pub seguono i concerti "ufficiali", ha visto artisti esibirsi gratis e migliaia di persone, altrettanto gratuitamente, affollare le sue strade e godere della musica, libera, trascinante, calda, quella che fa ballare allegramente e quella che entra nell'anima con la sua nostalgia, risvegliando la malinconia. I've got the blues...
Mio fratello ci va spesso e una volta, trascinato dalla musica che sembra avvolgere tutto in quei giorni e magari da qualche birra in più, riuscì a intrufolarsi sul pullman quasi in partenza di John Mayall, altra icona del blues internazionale e presenza di spicco di quella edizione del festival.
"Mister Mayall, Mister Mayall - disse - I'm here for you. You're the king of blues" e credo lo abbia ripetuto più volte, un po' come fanno le strofe dei brani blues, con la sua disarmante e sempre educata simpatia. Mister Mayall, da perfetto, semplice bluesman, non si è scomposto e non gli ha sguinzagliato contro guardie del corpo da divo. Lo ha ringraziato, ha sorriso tra l'incredulo e il divertito e, insieme a tutti i componenti della sua band, ha firmato la maglietta che mio fratello gli porgeva.
Succede anche questo a Isola del Liri; e succede che un giovane e sconosciuto musicista agli inizi di quella che sarà la sua strada o solo la sua passione, può trovarsi a suonare in un pub in piena notte accanto al suo mito per la jam session più indimenticabile della sua vita; succede che Edoardo Bennato scelga di esibirsi gratuitamente accanto ai padri del blues regalando il suo estro; che Mr Honeyboy Edwards festeggi lì il suo ottantottesimo compleanno incantando la piazza con la sua musica e la sua anziana vitalità, e che quella stessa piazza si commuova ad ascoltare "Angel" di Jimi Hendrix nella straordinaria performance di Eric Bibb.
Nel corso di questi anni si sono esibiti artisti come Junior Wells, Buddy Guy e Jimmy Rogers, come Son Seals e John Ammond, Bo Diddley, Robben Ford e Kenny Neal, e ancora come Jimmy Smith, Magic Slim, Albert King e Ike Turner; ma il Liri Blues Festival continua a invitare mostri sacri, a innovarsi e offrire alle migliaia di appassionati che lo affollano ogni anno sempre più musica e emozioni.
Questo luglio c'è stato Taj Mahal, una delle più suggestive voci della scena afro-americana di tutti i tempi; c'è stato Roy Rogers, che ha l'onore di essere considerato uno dei migliori bluesmen bianchi in assoluto, con i Delta Rhythm Kings; c'è stato Mario Insegna, che regala esibizioni con quella leggerezza e quell'allegria che sanno trasmettere emozione e arte come se niente fosse, come solo i più puri sanno fare
È difficile sintetizzare il Liri Blues Festival come lo è schematizzare il blues, forse è il destino di tutto ciò che tocca questa straordinaria musica. Andare in quei giorni a Isola del Liri non vuol dire solo avere l'opportunità di vedere e di ascoltare dei veri e propri miti viventi della musica del diavolo, ma anche trovarsi in una dimensione speciale, straordinaria. È davvero come sbarcare su un'isola del blues dove dimenticare quello che si è lasciato sulla terraferma per qualche giorno e immergersi nell'allegria, nel movimento e nella musica, quasi come in un carnevale. E soprattutto è bello scoprire che è ancora possibile trovare un posto dove la musica non conosce le leggi del mercato ma solo quelle dell'anima.



