Indice
- Numero 29 - Aprile 2007
- L'Editoriale - Festa di mare
- Da Capri alla Coppa America
- Il postino delle isole
- Quel museo di Sorrento a picco sul mare
- Il cappellano di procida
- Uomini reti e barche attorno a Montecristo
- Cetrella d'inverno
- Cadaqués, dove Dalì passeggiava con un elefantino al guinzaglio
- La ragazza del faro
- Un nido di vespe sulla costa bretone
- L'onda del mare che diventa un muro d'acqua
- Il mare, l'amore, il calcio in un romanzo avvincente
- Il Santuario dei mammiferi marini
- L'angelo di Pukhet con le ali di metallo
- Quando Caterina entrò in mare per andare incontro al suo amore
- I gelati capresi del sultano
- L'australiano che sogna le Isole Eolie
- Il reporter dell'Isola
L'onda del mare che diventa un muro d'acqua
- di Alessandro Cecchi Paone
Le teorie sulle origini degli tsunami.
Dall'effetto serra ai terremoti sottomarini.
Lo scioglimento dei ghiacciai. Uno studio del geologo Patrick Wu. L'uomo ha reso
più vulnerabile il pianeta.
Prima del 26 dicembre del 2004, poche persone sapevano che cos'era uno tsunami, termine che in giapponese significa "onda nel porto". Da quel triste giorno in cui altissimi muri d'acqua si abbatterono con violenza contro diversi stati dell'Oceano Indiano, seminando morte e distruzione, il termine è entrato a far parte del vocabolario della gente comune.
I libri e gli articoli usciti sull'argomento sono ormai numerosi e, ciò che più conta, alcuni paesi hanno potenziato il sistema di monitoraggio dei fenomeni geologici che potrebbero innescare le terribili onde. Gli esperti, infatti, sono concordi nell'affermare che gli tsunami vengono generati da eruzioni vulcaniche, frane, terremoti (oltre che da esplosioni sottomarine e dall'impatto di meteoriti).
Da qualche tempo, però, è emersa una nuova teoria: anche il riscaldamento globale potrebbe in qualche modo provocare onde di dimensioni imponenti. Ha fatto il giro del mondo uno studio di Patrick Wu dell'Università canadese di Calgary: secondo il geologo, l'innalzamento della temperatura terrestre sarebbe strettamente correlato a fenomeni come eruzioni, terremoti e appunto tsunami.
Con lo scioglimento dei ghiacciai, ha spiegato Wu, enormi masse di acqua si riversano in mare: se da una parte il livello degli oceani sale, dall'altra diminuisce la pressione esercitata sulla crosta terrestre. Per capire meglio, immaginatevi un trampolino ricoperto da una coltre di ghiaccio: questa preme verso il basso; ma non appena la temperatura sale, il ghiaccio si scioglie e il trampolino scatta verso l'alto.
È quello che succederebbe al nostro pianeta con il riscaldamento globale: la variazione di pressione provocherebbe squilibri dinamici a livello della crosta e si innescherebbero così fenomeni geologici imponenti. Non tutti gli studiosi, però, sono d'accordo. Molti, infatti, sostengono che le modifiche di pressione che si verrebbero a creare in seguito allo scioglimento dei ghiacciai sarebbero limitate: potrebbero al massimo generare terremoti di lieve entità, non in grado si scatenare uno tsunami.
Se il legame stretto tra riscaldamento globale e le temibili "onde nel porto" non è condiviso da tutti, unanime è la posizione per quanto riguarda un collegamento più indiretto: l'aumento della temperatura può di sicuro peggiorare gli effetti di uno tsunami. Vediamo come. Con l'innalzamento della colonnina di mercurio, in alcune zone del pianeta diventa sempre più difficile il reperimento di acqua e la popolazione si sposta inevitabilmente verso la costa, dove aumenta l'urbanizzazione: ecco dunque che, nel momento in cui il mare dovesse abbattersi contro la terraferma, il numero delle vittime e i danni sarebbero di sicuro maggiori.
C'è poi un altro aspetto da considerare: con lo scioglimento dei ghiacciai, il livello del mare sale. Significa che, in caso di tsunami, le onde si spingerebbero molto di più all'interno del continente, devastandone una porzione più vasta. E non è finita qui. Diversi studi hanno dimostrato che il riscaldamento agisce sul regime delle piogge, aumentandole. Alcuni hanno anche visto una correlazione tra l'innalzamento della temperatura dell'acqua del mare e il fatto che le tempeste e gli uragani siano sempre più potenti e numerosi. Questi fenomeni, che oltretutto generano frane e smottamenti, potrebbero solo peggiorare le conseguenze di uno tsunami.
Tsunami a parte, una cosa è chiara: l'uomo, con le sue attività inquinanti, sta generando un aumento della temperatura globale. Negli ultimi cento anni la temperatura terrestre sarebbe aumentata di 0,6 gradi ed entro il 2100 potrebbe crescere di altri 6 gradi. Questo riscaldamento va ad agire sull'equilibrio del pianeta, rendendolo molto più vulnerabile sotto numerosi punti di vista.
È fondamentale dunque ridurre le emissioni di gas serra, investendo nelle fonti rinnovabili e puntando sul risparmio energetico. Le autorità possono e devono fare tanto. Ma tutti, nel nostro piccolo, dobbiamo impegnarci. Optando per scelte quotidiane che dimostrino rispetto nei confronti del nostro pianeta e di chi lo abiterà dopo di noi.

