L'uomo che pubblica i sogni

- di Carlo Nicotera

Riconoscimento dell'Associazione luci sulla cultura a Roberto Gianani, inventore di due appassionate iniziative editoriali, la casa editrice "Vele Bianche" e il periodico "L'Isola". La consegna del Premio Prestigio Professionale, nella sede dell'Istituto di studi filosofici, da parte della presidente Letizia Isaia. Un'avventura di parole per carezzare l'anima e far sognare che dura da sette anni.

Sette anni, sette giorni, sette vite. Sette anni per attraversare i sette mari in tempesta, da quelli dell'editoria a quelli delle anime disperse. Ognuna arenata sulla propria "isolanima". Sette giorni per misurare il tempo in una clessidra che non calcola né latitudini né longitudini, ma il mistero del tempo che scorre sui nostri calendari e sui nostri cuori. Sette vite perché la tigna di vivere un sogno è più forte della stanchezza, della pubblicità che viene meno, della malinconia di un lettore che si è perduto, e si nutre invece del sorriso che ti arriva quando esce un nuovo numero che sa ancora di stampa, di inchiostro, di carta, di mappe marine e di stratagemmi del cuore. Perché sai allora, come in una domenica di festa che scampanella con le rondini - che in redazione volano per tutto l'anno - che ci sono un nuovo lettore, una nuova rotta, una nuova idea e una storia che vale la pena di essere raccontata su questo giornale, L'Isola. O sui libri della casa editrice («Vele Bianche») che questo giornale stampa.
Ma sì, amici. Siamo qui a parlare di questa avventura che non è dissimile da quelle raccontate nelle memorie romanzate di un cartografo veneziano che sfidava il gelo e l'oscuro per il solo fatto di chiamarsi Sebastiano Caboto.

Con un po' di legittimo compiacimento ci "raccontiamo addosso" questa bella storia de L'Isola e di Roberto Gianani che inseguendo il miraggio di una idea estetica della vita, la bellezza intrinseca di una rilegatura di buona carta e una equilibrata giustezza di bei caratteri tipografici, l'armonia di una invenzione in copertina e i sentieri eccentrici di scrittori che credono più alle loro fole che al marketing, ha portato se stesso e il suo marchio «Vele Bianche» alla meta di un riconoscimento invidiabile: ecco l'editore che stampa i sogni.
Piaggeria? Autocompiacimento? E perché no, scusate, in tempi di bassa omologazione, di storie da format televisivo, di televisionizzazione della nostra esistenza, della serialità dei personaggi tutti da rotocalco, e da borotalco e naftalina precoce allo stesso tempo?
Così il premio al Prestigio Professionale dell'Associazione Luci sulla Cultura, che Gianani ha ricevuto dalla presidente Letizia Isaia nella sede dell'Istituto di Studi Filosofici, è stato un momento di legittimo compiacimento, ma anche di riflessione sul lavoro fatto.

In sette anni quindici libri, quindici piccole perle dei sentimenti, tenendo d'occhio il mare, le isole, i fondali, le musiche, gli slanci, l'armonia e la nostalgia. Qualche titolo? «Lettere dal faro» (un viaggio nella magia e nella misteriosa solitaritudine di un'isola remota); «Ciao amore ciao» (una incantevole carrellata di aneddoti e retroscena sui più grandi della canzone, da Fred Buscaglione a Mina, da Tenco a Bindi); «Parola di jeans» (quarant'anni di storia sociale e mitologia di vip visti e raccontati attraverso quel tessuto di telaccio che ha cambiato il mondo e soprattutto il modo di essere di tutti noi); «Il pescatore biondo» (le fiabe che la vita ci dona e che a volte non riusciamo a cogliere al cadenzare dei nostri passi quotidiani); «Buona fortuna» (i ritagli fondamentali della nostra vita percepiti attraverso le malìe e il candore dei nostri amuleti, delle nostre inconsapevoli e tenere superstizioni); «Capri, mare e amore» (le escursioni di un cantastorie capace di straordinarie magie con la chitarra, che però osserva i fondali dell'Isola Azzurra con la meticolosità del ricercatore e la passione atavica dei sirènidi)...

Bisogna continuare? O avrebbe più senso andarsi a rileggere questo catalogo con l'intento di ricavarne una piccola morale? Noi ci proviamo - con ironia, se volete, ma anche con la consapevolezza degli sforzi che vengono fatti - per dire che "Vele Bianche" è una piccola zattera carica di speranza. La speranza di salvaguardare gli uomini e non i cloni, le storie e non i gossip, il vento e il sole e non l'aria condizionata, le tracce e non le categorie assolute, il pensiero e non il tritacarne delle informazioni, il potere eversivo della poesia e non l'ottusa reiterazione della cronaca più grigia. Una presunzione? Sì. Proprio sì. Quella di stare in una trincea a dirsi in tre, quattro amici che hanno ormai lo sguardo tenero del disincanto, che in fondo bisogna inventarsi un altro incantesimo.

Così in "Vele Bianche" nascono i libri - che possono anche non piacere, per carità - ma che sono fatti tutti con amore, garbo, eleganza, una piccola, arrogante e preziosa raffinatezza...
Nascono così... Come? Ve lo racconto... Stiamo in tre, nella trincea. Non sappiamo se oltre il ciglio dello scavo c'è neve o sole, mitraglia o papaveri, De Andrè o un leghista... (del Nord o del Sud è uguale)...
Roberto fuma le sue agili Marlborine da passeggio, Mimmo si ricorda di avere un Toscano in tasca dai tempi in cui cercava di smettere di fumare, io penso che vorrei andare a mare, ma che con questi due è sempre come viaggiare in mongolfiera e che vale la pena...

«Perché non scrivi una cosa sulla fortuna?», fa Zio Robby. «Ma chissenefrega della fortuna», faccio io. «Appunto», fa Mimmo Vecchio Maestro». «Dai, scrivi venti righe al giorno. Saranno bellissime. Io te le pubblico», chiude Roberto... Chissà perché, il libro esce e - scusate, ma non dico bugie - è bellissimo. E gliene frega anche a quelli che non gliene frega niente. E' andata più o meno così con tutti gli scrittori e per tutti i libri pubblicati. E ognuno ha aiutato un pugno di lettori a sentirsi più vivo, più aperto, più felice...
E lo stesso è accaduto per le storie e i racconti pubblicati su questa rivista. Che per uno strano tamtam ha raggiunto le mani e il cuore delle persone più impensate che, da lettori o da scrittori, hanno portato il loro piccolo corallo di passione a questa avventura. Da Antonio Ghirelli che disse all'editore: «Guaglio', sai che è bella 'sta cosa che fai...Ci scrivo volentieri». A Gaetano Afeltra che ne consigliò la lettura a Erika Schorfheide che stava facendo ricerche sulla Callas e sul passaggio della Divina tra Isole e Costiere del Sud, prima che il cinismo di Arì la sfrattasse dalle rotte del "Cristina"... Per non dire di... Pazzi? Megalomani? E perché no?... Ma, vai a vedere, questa follia è piaciuta anche fuori dalle piccole trincee dei nostri sogni.
E così quel nocchiero rugoso di Gianani è stato chiamato da Tv-France3 a far da guida - ancora una volta tra Costiere e Isole - come un Virgilio del mare, per raccontare ai francesi una lunare fetta della "armonia perduta" narrata da La Capria e vissuta da questo piccolo equipaggio della nostalgia (per l'armonia) e - diciamolo dell'incazzatura per il "perduta".

Proprio così aficionados de L'Isola, delle isole! Isolani in pectore e aspiranti anime bianche e veleggianti..!
In questa trincea, mentre Mimmo scartavetra il desiderio di spleen con il fulmicotone del suo cinismo surreale, ci diciamo che siamo Dinosauri di carne, scaglie e sangue (caldo) in un mondo sempre più algido, meccanico, automatico, senza reazioni, senza pathos. E che ce ne vantiamo. Che siamo "di nicchia" e che non ce ne importa. Che vorremmo fare di ogni sentimento bello e solare un best-seller, ma che alla fine l'importante è lasciare una traccia di sé nel cuore di chi - anche solo per caso - ci ha incontrato. Che siamo passati anche a Internet, ma che la carta resta e supera foscolamente di mille secoli il silenzio globale del "bit". E che in fondo, se "Vele Bianche" e "L'Isola" esistono, è per farvi avere una cosa che si è perduta nell'ultima calza della Befana che avete trovato sulla sponda del letto quando eravate meno potenti e meno ricchi, meno riconoscibili e con il moccio al naso, ma proprio per questo bambini irresistibili a voi stessi e al Destino che ancora non era arrivato: vi abbiamo fatto avere il sogno, e il desiderio di sognare. Non più, forse, per mille e una notte. Ma per un'ora almeno, questo sì.