La bacchetta dell'archeologo

- di Nicola Dal Falco

Una barca per dormire, dondolante in rada.
È come l'antico piacere che, non ancora nati, godemmo nelle nostre madri. Una ebbrezza leggera e l'abbandono.
La nostra resa all'instabilità e, poi, il mal di terra.

Ricordo di una notte tranquilla di maggio in un porto.
Il beccheggio all'alba: erano dei pescatori che armavano le barche di fianco alla mia.
Un risveglio indimenticabile.

Sul lungomare di Maddalena, seduto a un tavolo all'aperto, Mauro Aresu risponde da mezz'ora alle domande, sorridendo. E sempre sorridendo indica il profilo bizzarro di Monte Canu che disegna il cielo dietro Palau.
«Se avessi con me la bacchetta - dice potrei individuare da qui, con esattezza, le aree archeologiche della montagna».
In linea d'aria sono circa sette chilometri che non gli impediscono di tracciare la sua speciale mappa dei luoghi.
Aresu è in grado di distinguere sia l'energia della terra che si manifesta attraverso la rete di Hartmann (una scacchiera disegnata con lati di 2 x 2,50 metri) individuando i punti negativi sia l'energia psichica, traccia del passato storico e, in questo caso, preistorico.

Come hanno suggerito le sue successive esplorazioni, Monte Canu è un santuario, collegato alla tomba dei giganti di Li Mizzani e ad alcuni nuraghi.
La bacchetta di Aresu è di plastica, un tubicino bianco, piegato a V, e gira velocemente, misurando l'intensità e la qualità dell'energia.
«Quando interrogo la bacchetta, sono guidato da due sensazioni. O un brivido gradevole, quasi una carezza o, all'opposto, un gelo immediato, una caduta di calore. La stessa sottrazione di vita che avverto con un peso allo stomaco quando ho di fronte una persona negativa».
La storia del ragazzo che ama l'archeologia inizia prestissimo, con il gioco infantile di modellare oggetti con il dass e di nasconderli in casa. Prosegue quando si trasferisce vicino a Sesto Calende, dove Mauro s'interessa della cultura preistorica di Golasecca e assume una nuova fisionomia nel 1991.

Allora, Aresu osserva l'attività di un rabdomante e decide di provare, da solo, di fronte ad una bottiglia d'acqua. La vera sorpresa, una volta impadronitosi del mestiere, è di ritrovarsi in campagna e di registrare insieme ai campi magnetici, il "magnetismo" dei monumenti megalitici, scoprendo anzi che le costruzioni degli antichi sardi formano una sorta di parentesi, di zona franca e vitale nel reticolo di nodi che copre la terra.
Qui, soprattutto nelle tombe dei giganti, accanto alla stele e lungo i sedili dell'esedra, l'energia che garantiva l'incorruttibilità dei corpi degli eroi sepolti, continua ad aiutare i vivi. Li aiuta, ricaricando le cellule, messe alla prova dall'età e dalle malattie.
Nonostante lo scetticismo della Sovrintendenza, è facile incontrare dei pazienti seduti come facevano i loro antenati.
Dopo il primo, Mauro Aresu è in procinto di pubblicare il secondo libro sulle sue ricerche e, nel frattempo, ha fondato l'associazione Uomo Natura Energia che organizza escursioni nella Gallura nuragica (tel. 0789.708.380).