Indice
- Numero 25 - Luglio 2006
- L'Editoriale - Quelle notti ischitane
- Omaggio ai pallonisti di Capri
- Il Free-Climbing un'invenzione caprese
- Quel poeta maledetto dalla Bretagna a Capri
- C'era una volta il Paradiso
- L'uomo che a colpi di remo fa il giro di tutte le isole
- Il ceramista gentiluomo
- Sotto le stelle di Anacapri
- Formia al tempo dei vip
- Il terrore dei cefali
- Il lungomare delle ragazze blu
- Il mare d'ametista fra Scilla e Cariddi
- Un premio di poesia a Maria Gisella Catuogno
- Venga a prendere un libro da noi
- La barca di Hemingway a Cuba
- Le anime belle di Gordon Square
- Il reporter dell'isola
La barca di Hemingway a Cuba
- di di Benedetta Palmieri
Aneddoti e cronache del "Pilar", il mitico peschereccio dello scrittore.
Abbandonato nel giardino della Finca Vigìa, sarà riparato e restaurato.
La decisione di Castro.
I racconti di Gregorio Fuentes e le numerose versioni sull'ispirazione del romanzo "Il vecchio e il mare".
Ungiorno, mentre era a pesca con il suo amico e marinaio cubano Gregorio Fuentes, Ernest Hemingway si imbatté in un'imbarcazione con a bordo un vecchio e un bambino. Di qui, come in tutte le storie leggendarie, il racconto acquista sfumature variabili, ma non è tanto importante perché resta invece immutato il fascino di scoprire almeno una parte degli eventi che diedero vita, nell'animo del grande scrittore, a uno dei suoi romanzi più famosi. Da quell'incontro, infatti, pare sia nato "Il vecchio e il mare".
Le cose sarebbero andate così: lo scrittore e Fuentes erano fuori a pesca quando videro una barca con un vecchio e un bambino, si avvicinarono per chiedere se avessero bisogno di qualcosa e, non ottenendo risposta, Hemingway decise di dare comunque al piccolo un pacco con dei viveri. La risposta del vecchio, però, fu violenta perché insultò i due e andò via.
Oppure così: i due furono fatti salire a bordo e il vecchio raccontò la storia di un anziano pescatore uscito in mare un'ultima volta, da solo, alla caccia di un enorme pesce. Oppure, ancora, così: la barca avvistata recava con sé solo il vecchio e, credendolo un naufrago, Hemingway gli diede cibo e rhum; ma, anche in questa versione, la risposta furono insulti.
In ognuna di queste versioni, però, c'erano comunque Hemingway, Gregorio Fuentes, un vecchio, il mare, e il "Pilar". E proprio il "Pilar", la mitica barca di Hemingway, è protagonista di una bella notizia: il governo cubano ha deciso di riparare e restaurare la storica imbarcazione.
Per la verità, la decisione sembra essere stata sofferta dal momento che sono buoni circa cinquanta anni che il "Pilar" giace abbandonato nel giardino della Finca Vigìa, la villa che lo scrittore abitò nei suoi anni cubani. Ed è stata anche il frutto, guarda caso, di un tira e molla tra il governo castrista e quello statunitense.
Dopo essere stata abbandonata per lungo tempo a se stessa e all'umidità, infatti, sarebbe dovuta essere salvata dall'intervento economico della Fondazione Hemingway di Boston ma il Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti all'ultimo momento ha bloccato l'operazione.
Questione di orgoglio? di volere dimostrare al grande e ricco avversario politico di potere fare da soli? Chissà, ma tant'è. Fidel Castro ha trovato i seicentomila dollari utili per restaurare il "Pilar" e gli altri circa ventimila pezzi contenuti a Finca Vigìa. Tra questi, ci sono certamente tantissime curiosità e cimeli significativi, ma non v'è dubbio che il "Pilar" è uno dei più affascinanti e gli aneddoti che gli sono legati si contano numerosi.
Uno dei più curiosi è certamente quello che vede l'imbarcazione trasformata, durante la seconda guerra mondiale, in "nave da guerra".
Hemingway, infatti, l'aveva dotata di mitragliatrice e bazooka sperando di imbattersi, e, anzi, cercando di stanare sottomarini tedeschi per attaccarli e abbatterli.
Sempre per rimanere in tema bellico, il "Pilar" fu anche, per un periodo, nascondiglio per le armi dei rivoluzionari castristi a cui era legato Fuentes. Hemingway, contrario al regime di Batista, fece finta di non sapere nulla e avallò tacitamente la cosa.
Ma il "Pilar" è stato anche testimone dell'irascibilità del grande scrittore. Una volta, questi portò con sé il poeta Archibald McLeish, che non deve avere dimenticato facilmente la giornata. La pesca andò male, non presero nemmeno un pesce, e l'ira di Hemingway si scagliò sul povero poeta, reo di avere detto stupidaggini tutta la mattinata e di avere negativamente influenzato l'attività peschereccia. Ma non si limitò a inveire: prese il timone, diresse il "Pilar" verso un isolotto disabitato lungo la costa della Florida e vi abbandonò McLeish, tornando poi a riprenderlo solo dopo molte ore.
Questi sono solo tre dei tanti episodi che Gregorio Fuentes ha raccontato dopo la morte di Ernest Hemingway, ma la quotidianità del "Pilar" non era sempre così estrema: tante lunghe giornate di tranquillità e silenzio, di pesca attenta e appassionata, hanno fatto la sua storia. Ma anche tante notti di feste e ubriacature ottenute, chissà, grazie al leggendario Mojito.

