Indice
- Numero 26 - Agosto 2006
- L'Editoriale - Come è bella la città
- Isole minori, principesse dei mari
- Le città di mare
- La più bella storia d'amore vissuta all'hotel Bellevue
- Ci vediamo al Bar Caiolo
- La pazza avventura da Roccaraso a Procida
- Alla felice scoperta di Castellorizo
- Un viaggio senza tempo alla marina di Novaglie
- Quella boutique in piazzetta dove entravano i divi di Hollywood
- La leggenda nera di George's Island
- Ritorno a Ponza
- Appuntamento a Palmaria
- La bisnonna Desolina mi regalò la sua voce
- L'erba dello stadio Stadio San Paolo ispirò il mare verde di Marotta
- Uno svedese ad Anacapri
- Il reporter dell'isola
La bisnonna Desolina mi regalò la sua voce
- di Iva Zanicchi
Nel libro "Polenta di castagne", un racconto denso e appassionante della vita di una volta sull'Appennino emiliano, la cantante e presentatrice televisiva svela il segreto del suo successo canoro. Ma il lettore è rapito dalla narrazione vibrante che riporta a un'Italia sconosciuta in un'epoca di sacrifici, umiltà e piccole gioie.
Il matrimonio della Pisana con Gianandrea e i piedi grossi e duri di lei che non sopportavano le scarpe eleganti. La descrizione della toilette matrimoniale. Dalla polenta ai budini.
Iva Zanicchi è nata nel 1940 a Ligonchio, Reggio Emilia. Il suo esordio nel mondo della canzone avvenne nel 1962 al Festival di Castrocaro, cui seguirono le esibizioni nelle massime manifestazioni canore: Festival di Sanremo, Canzonissima, Un disco per l'estate.
Nel 1985 debuttò come presentatrice televisiva sulle reti Fininvest. Per 14 anni ha condotto "OK! Il prezzo è giusto", popolarissima trasmissione che proprio per le qualità artistiche e le grandi doti umane di Iva Zanicchi ebbe un memorabile successo.
Le sue virtù canore affondano nella più pura tradizione del canto italiano. Iva Zanicchi ha voluto regalarci una sorpresa bellissima, il suo primo libro, "Polenta di castagne", in cui propone con una scrittura densa di sentimento e nostalgia la vita semplice, povera, genuina di Vaglie, un paese dell'Appennino emiliano sul versante reggiano, "raggomitolato su se stesso, nascosto dai folti castagni, quasi inghiottito dal dirupo dentro il quale è sorto e, tra gli alberi e gli avvallamenti, di sole ne arriva proprio poco".
Tra l'altro, Iva racconta la storia di una famiglia umile e operosa, uno spaccato dell'Italia poco conosciuta, ma che ha nutrito il Paese dei suoi sacrifici, di lavoro e di amore. Tra i personaggi, di cui abbiamo tratto alcuni brani, c'è la bisnonna Desolina "con una voce così bella, pura e potente" che trasmise proprio a Iva, la nipote. Ecco una sintesi del racconto.
Maria stava cuocendo la polenta di castagne. Dopo la nascita dei figli si era un po' ingrossata sui fianchi, ma era ancora orgogliosa del suo gran seno; come tutte le donne del paese aveva i lunghi capelli neri intrecciati e raccolti sul capo. I suoi occhi scuri erano così profondi che nessuno riusciva a fissarli a lungo. Era un po' strana, lei, rispetto alle altre donne del paese: suo marito Federico aveva persino l'impressione che le piacesse fare l'amore. Sapeva che alle altre non succedeva, perché tra loro uomini ne parlavano; e quando ne parlavano, per paura che gli altri pensassero male di sua moglie, anche lui diceva che Maria subiva e basta.
La polenta stava venendo straordinariamente liscia, come non capita quasi mai con la farina di castagne, che sembra fatta apposta per dar fastidio ai poveri.
"È cotta, a tavola! Tutti a mangiare! E il babbo, dov'è lui che voleva mangiare presto? Veh, fa niente. Intanto, seduti voi, e cominciate, che siete sempre così lungi."
I bambini si sedettero ridendo tra loro, con i cucchiai di legno in aria. "Tra qualche mese" fantasticava tra sé Maria "sarà davvero festa in casa mia. È da tanto che preparo la mia sorpresa per il giorno della Madonna.
È da tanto che penso alla faccia di Federico e dei bambini quando troveranno la tavola apparecchiata con la tovaglia bianca ricamata che mi sta facendo la Pasquina. Sono mesi che lavoro dalla Pasquina per pagarle la tovaglia. Metterò anche il servizio di piatti, il servizio di Angelica Kauffmann, con le ghirlande sul bordo tenute su dagli amorini, e nel centro due ragazze che si guardano, incoronate di fiori. E ci metterò del buon cibo, su quei piatti. Che divertimento mettere in tavola, sopra quei bei piatti, le solite ciotole di legno, per sentire i bambini protestare 'Sempre polenta, mamma, anche il giorno della Sagra', e poi vedere le loro facce quando scoprono che nelle ciotole c'è budino al cioccolato e budino alla crema, altro che polenta gialla e polenta di castagne. Eccola, la mia sorpresa."
Era nata nella primavera del 1885, a Pisa, mentre suo padre Jacopo Ceccardi, detto il Vezza, e sua madre Maria stavano riportando il gregge dalla Maremma a Vaglie. Le doglie erano arrivate all'improvviso, nemmeno il tempo di chiedere aiuto: fu partorita sul carro dove viaggiavano, e la madre morì. Le venne dato il nome della madre e Jacopo fu costretto a lasciarla alle suore dell'orfanotrofio di Pisa, non potendo né fermarsi col gregge né portare con sé la neonata. Tornato a Vaglie, Jacopo poco dopo si sposò con una cugina della moglie, dalla quale ebbe nel corso degli anni altri sette figli.
Fortunatamente la bimba, che in paese venne sempre chiamata la Pisana, al suo ritorno in famiglia ebbe un buon rapporto con la matrigna e i fratellini. Il padre, poi, aveva un debole per lei perché si sentiva in colpa per averle fatto passare tanto tempo in orfanotrofio.
Maria entrò nella giovinezza con un bellissimo viso piantato su un fisico incredibile per una donna. E non c'è da stupirsi che, tra tutti i ragazzi del paese, le piacesse proprio Gianandrea, che era il suo esatto opposto: alto di statura ma magro e fragilino, con un gran cuore e una grande intelligenza. Come spesso succede, gli opposti si attraggono.
Una sera, la Pisana era seduta su un tronco sotto il Castagnolone, appena fuori dal borgo. Gianandrea si avvicinò: "O Maria, vi vedo bene stasera. Sapete, vi osservavo oggi mentre rastrellavate, su nel campo. E ieri, quando riportavate giù nella stalla una cavagna grande, piena piena d'erba. Avete davvero una gran forza. Si vede proprio che siete una brava giovane. Per me, io vorrei dirvi..." E lì, Gianandrea si incantò. A guardar le stelle, come ogni tanto faceva, in cerca di risposte o di ispirazioni.
Ma la Pisana le sue risposte le aveva già, e per tutti e due: "O Gianandrea, lo so bene cosa volete dirmi. E' la stessa cosa che voglio dirvi anch'io.
Voi mi volete bene, e anch'io ve ne voglio. Dobbiamo solo dirlo agli altri, al mio babbo e al vostro".
...Fosse come fosse, Jacopo mantenne la promessa: il matrimonio della Pisana sarebbe stato uno dei più belli.
Portò la figlia sino a La Spezia a comperare la stoffa per il vestito; scelsero un tessuto grigio chiaro, e uno un po' più scuro per la giacca. La Pisana volle un modello con un collettino bianco in piqué, tanti botticini davanti, un bustino stretto e una gonna leggermente arricciata, lunga fino alla caviglia soltanto: cosa che angosciò molto la matrigna, che si chiedeva se non fosse troppo scoperta, quella ragazza. La scelta delle scarpe compensò la lunghezza della gonna: alte sino alla caviglia con bottoncini a lato, la tomaia in cuoio e sopra un gambaletto in tessuto. Così, pezzi scoperti non ne restavano. Le calze le vollero bianche, di cotone.
Ma c'era un problema non da poco: la Pisana era sempre scalza, e aveva dei piedi grossi e duri. La venditrice disse alla matrigna di farle dei bagni freddi e caldi, di strofinarle i piedi con la cenere e di farle portare le scarpe in casa tutti i giorni in modo che non le calzasse la prima volta il giorno del matrimonio.
...Tutto era pronto. Poche sere prima della data stabilita, Desolina andò a trovare la Pisana. "Non posso farti nessun regalo, mi dispiace" le disse. "Però, se vuoi, posso venire a cantare Salve Regina in chiesa, per il tuo matrimonio."
A Desolina sembrava che fosse poco. Invece la Pisana fu così felice di quella promessa che strinse l'amica in un abbraccio e per poco non la soffocò.
Venne il giorno del matrimonio. La Pisana era pronta col suo meraviglioso abito addosso e le scarpe in mano: le avrebbe messe all'ultimo momento, prima di varcare la soglia di casa. ... Mentre la Pisana e Gianandrea andavano all'altare, si levò un canto purissimo: era Desolina, poco più che adolescente ma già con una voce che riempiva la chiesa e sembrava volesse straripare, che cantava Salve Regina.

