Indice
- Numero 41 - Dicembre 2008
- L'Editoriale - Uomini e cani
- Tempi duri per Babbo Natale
- Il pittore austriaco che amò due isole
- La casa dal nome esotico di Lamberti Sorrentino a Capri
- Bruno Lauzi nel cuore degli Anacapresi
- Il navigatore solitario e la voce di Radio Horn
- Hemingway e il mare
- Blidö, fascino e silenzio nell'arcipelago di Stoccolma
- Capraia, la perla della Toscana
- Diario dal gran mare di sabbia
- Miss Martha Gun bagnina a Brighton
- L'estate al Giglio tra musiche e libri
- Bluduemila, amici del mare in soccorso agli sport olimpici
- La campionessa di Riva Fiorita
- Le nove Olimpiadi del gentiluomo della vela
- L'attesa del clown che scrive storie
- Babbo Natale che viene dal mare
- Il reporter dell'Isola
La campionessa di Riva Fiorita
- di Sandra Valle
Gli scogli "pelosi", i "ranci felloni" e il tappeto morbido delle alghe. Le gite in "patino" dal Cenito a Villa Rosebery. I ricordi della ragazza toscana che scoprì il mare a Napoli e divenne una nuotatrice della Rari Nantes, primatista italiana, convocata in nazionale per gli Europei di Budapest e le Olimpiadi di Roma.
Scoprire il mare di Posillipo, per noi ragazzi, fu come sognare. Era il settembre del 1952. Arrivavamo da un'estate in Versilia: spiagge calde, mare piatto senza scogli, solo "rena", come si dice in toscana, cabine ed ombrelloni. Il trasferimento a Napoli ci aveva un po' preoccupato.
Avremmo iniziato le medie in una città a noi sconosciuta e lontana dove nostro padre, pilota militare, ci aveva improvvisamente portati a vivere. Invece fu una magnifica sorpresa. Il mare che bagnava Riva Fiorita, nostra nuova residenza, era alquanto invitante, un mare diverso, profondo, misterioso, dal blu intenso con scogli "pelosi" dalle alghe fluttuanti e grossi granchi, che poi scoprimmo chiamarsi... ranci felloni, che passeggiavano fra quelle colline marine sotto i nostri occhi.
Fu allora che imparammo ad usare le maschere da sub che ci permisero di ammirare un mondo fantastico inimmaginabile. Era un piacere immergersi. In ogni angolo c'era qualcosa di speciale da scoprire: le conchiglie vuote degli occhi di bue dai riflessi multicolori, sciami di pesciolini impauriti dal nostro improvviso apparire, grossi ricci attaccati agli scogli, ecco, i ricci... questi sconosciuti (almeno per noi allora).
Tutto era magico e ci innamorammo di quei posti. Un amore che dura tutt' oggi dopo svariati anni. Un altro problema fu salire sulle barchette a remi. Eravamo abituati al "patino", un'imbarcazione molto in voga fra i bagnanti della Versilia. Quelle piccole imbarcazioni a remi, a nostro parere così instabili, ci creavano molte difficoltà, tanto che nostro padre riuscì a trovare un vecchio patino nei Cantieri Navali Posillipo che ci regalò. Quanto l'abbiamo usato insieme ai nostri nuovi compagni, dalle grotte del Cenito a villa Rosemary, a Pietra Salata. Ci piaceva molto recarci fino a quel piccolo scoglio che affiorava a pochi metri dalla villa perché sott'acqua potevamo trovare grosse pietre che ci avevano raccontato fossero parti di mura di case, scalini e colonne sprofondati in mare dopo un'eruzione del Vesuvio.
Forse erano tutte dicerie, ma per noi ragazzi era un posto magico. Spesso i proprietari dei grossi cutter che si fermavano nella baia del Cenito ci chiedevano, con nostro grande orgoglio, dove avessimo acquistato quel patino ed era una gara per rispondere. Dal terrazzo di casa, di fronte al Vesuvio, potevamo spaziare con lo sguardo per tutto il golfo, uno spettacolo superbo. In seguito ho visto tanti altri mari, ho vissuto in Sicilia, in Sardegna, ma non potrò mai scordare la prima volta che feci il bagno a Riva Fiorita e provai ad appoggiarmi su di uno scoglio a pelo d'acqua (in seguito scoprii che era chiamato "chiana").
Fu un'emozione unica. Le alghe creavano un morbido tappeto. Ancora non sapevo dei ricci nascosti e quando mi alzai in piedi pareva camminassi sull'acqua. Fu proprio in quel mare che mossi i miei primi passi di atleta. Ogni estate "Il Mattino" di Napoli organizzava una gara per giovani nuotatrici, l'"Ondina Sport Sud", e quell'anno scelse lo specchio d'acqua del porticciolo di Riva Fiorita. Il campo di gara era delimitato da corsie di pallanuoto ed anche le cuffie erano stata prese in prestito dalla stessa disciplina. Io vi partecipai e, ...realtà romanzesca, vinsi.
Mi vedo ancora alla partenza con la cuffia bianca con il numero 4 , sembravo un pulcino. Fui festeggiata
da tutti e mio padre, entusiasta come ogni padre, mi portò alla piscina della Mostra d'Oltremare, (ora al suo posto c'è un ristorante), per farmi conoscere l'allenatore della Rari Nantes, Ivo Zabberoni, un fiorentino trapiantato a Napoli.
Con aria indifferente mi fece un provino. Anche questa volta ebbi la meglio. Appena mi vide nuotare si entusiasmò e volle tesserarmi. Ero entrata a far parte della grande Rari Nantes Napoli, il prestigioso circolo di Santa Lucia. Dopo un mese arrivai terza ai Campionati italiani allievi.
Dopo due, vinsi il titolo italiano ragazze. Dopo sei mesi battei il record assoluto dei 200 metri dorso. Battemmo i fortissimi nuotatori lombardi a Terni e vincemmo il titolo italiano di nuoto per società. Gareggiando con i colori biancocelesti della Rari ho vinto dodici titoli italiani assoluti stabilendo, dal 1957 al 1960, sei record nazionali nello stile libero e sui 200 dorso. Una volta, a Genova, i miei compagni di squadra, mentre salivo sul podio, inscenarono uno spettacolo pirotecnico per festeggiarmi.
Cose che solo i napoletani sanno inventare.
Con la Rari conquistai la partecipazione agli Europei di nuoto di Budapest nel 1958 e alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Sui giornali mi chiamavano la tosco-napoletana e poi romana quando ci trasferimmo a Roma.
Comunque mi fa sempre molto piacere pensare che fu nelle acque del mare di Napoli che scoprii la mia passione per il nuoto.

