La casa che guarda al panorama di Maiorca

- di Carlo Cocozza di Montanara

Un palazzetto aristocratico situato sulla cima della collina di Santa Margalida, un paesino a nord-est dell'isola, andato in rovina dopo anni di abbandono, è stato restituito al suo antico splendore e adattato a luogo di una calda e suggestiva ospitalità da una nobile famiglia napoletana che ne racconta la lunga storia.

Si chiama "Sa Capella" la costruzione circondata da alti pini e cipressi sulla collina di Santa Margalida, un paesino a nord-est dell'isola di Maiorca. Dalla "Capella" lo sguardo spazia su un ampio e suggestivo territorio che comprende Santa Margalida con la grande cattedrale, la maestosa Sierra di Tramontana col Puig Major, la sua cima più alta, il capo Formentor con i golfi di Pollensa e Alcudia, fino al promontorio di Artà. Sulla pianura sottostante, sorgono villette in stile maiorchino, circondate da cipressi e alberi da frutta, e si possono notare le "casetas de figueral", piccoli casotti dove una volta si ponevano i fichi dopo averli messi a seccare al sole durante il giorno. Più lontano, all'orizzonte, si stagliano alcuni promontori che sono luoghi di culto: Santa Magdalena, Nuestra Senora di Bonany, Nuestra Senora de Cura, il santuario di San Salvador. In primavera, i campi verdi si ricoprono di fiori gialli.
Fu nel 1595 che un gruppo di frati teatini eresse sulla collina di Santa Margalida un eremitaggio segnalato nelle mappe dell'epoca con il nome di "Sa Capella" formando una comunità che suscitò il malumore dei sacerdoti della parrocchia del paese sottostante i quali inviarono al Vaticano una istanza di protesta per la presenza non autorizzata dei frati. Dopo tre anni, il Vaticano emise la sentenza che obbligava i frati a distruggere la piccola costruzione minacciando di scomunica tutti quelli che avessero frequentato e aiutato i frati. Col tempo, la diatriba si placò e i teatini poterono ricostruire l'oratorio che, restaurato alla fine del 1700, è tutt'ora esistente e fa parte della casa principale.
La "Capella" è una tipica casa maiorchina. Dal piano terra si accede nella grande hall che ha due porte-finestra, una che guarda verso la terrazza e il paese, l'altra verso la pineta. Cascate di fiori e il verde del giardino fanno da sfondo. La hall si caratterizza per due archi a volta in pietra di Santani, tipici di molte case dell'isola. Il soffitto è sostenuto da grosse travi di legno che accentuano la caratteristica costruttiva della sala, come il pavimento disegnato a scacchi con mattonelle di cemento grigie e bianche.
Entrando dalla parte della pineta si notano a destra due porticine che conducono al bagno per gli ospiti e allo studio; a sinistra una porta conduce all'office che funge da tramite tra l'ampia cucina, che sta nel piano sottostante, e la camera da pranzo e il salone. Andando oltre si apre un piccolo corridoio-tunnel senza porte attraverso cui si intravede il salone con il grande camino al centro e il soffitto a cassettoni dipinto in verde che è il colore dominante; in fondo, sempre sullo stesso lato, la scalinata con la balaustra a torciglione in legno massiccio. Di fronte, la piccola porta della cappella di famiglia con l'altare scolpito in pietra di Santani, al centro la "M" di Maria sormontata dalla corona anch'essa scolpita in pietra.
La scalinata conduce alle camere da letto ciascuna con il proprio bagno rivestito di maioliche, alcuni in maioliche bianche racchiuse da un fregio che ricorda il disegno di una tela del luogo chiamata "lengua". Anche l'arredamento è in maggior parte in stile maiorchino: i grandi letti a torciglione col baldacchino o i tipici letti valenciani, i comò "isabellina", i divani, le scrivanie, le sedie antiche. L'arredamento è stato completato con mobili provenienti dall'Italia, i lampadari di Murano, il grande specchio collocato sul camino del salone, la scrivania e la libreria, alcuni divani e altri oggetti sparsi sui mobili.
L'uomo che dette l'aspetto attuale alla casa fu Miguel Ordinas Santandreu che, verso la metà degli anni Trenta, ristrutturò la costruzione precedente. Ampliò la villa al primo piano, dotandola di altre camere da letto, migliorò il salone e la camera da pranzo, fece costruire varie terrazze e sistemò il giardino.
Miguel Ordinas fu un grosso personaggio. Suo padre, Juan Ordinas Tous, fu anch'egli un figlio illustre di Santa Margalida per la notorietà conquistata nel campo della lirica alla fine dell'Ottocento. Si esibì nei teatri più famosi del mondo, la Scala di Milano, il Teatro di Corte degli zar di Russia, il Covent Garden di Londra, il Teatro Colon di Buenos Aires. Miguel Ordinas, figlio unico del grande artista sempre in giro per il mondo, fu affidato da bambino alle cure di alcune zie e balie.
Miguel sposò Amelia Carrascosa, valenciana, donna ambiziosa e amante del lusso. La coppia splendida eb-be un'abitazione a Madrid, nell'elegante Calle Serrano, istruì i figli Juan e Amelia nei migliori collegi, viaggiò e soggiornò in grandi alberghi, andava in villeggiatura a Biarritz e a San Sebastiàn.
Quando la guerra civile infuriò in Spagna, Miguel Ordinas si trasferì a Roma con la moglie e la figlia. Era il 1937. Presero alloggio al Grand Hotel dove abitava, con la famiglia, il re Alfonso XIII in esilio a Roma dal 1931 dopo la caduta della monarchia in Spagna. In seguito, Miguel Ordinas andò a vivere con la famiglia ai Parioli.
A Roma, la figlia Amelia conobbe un noto medico napoletano, Augusto Oro, e fu amore a prima vista. Il professore partenopeo fu colpito particolarmente dalle bellissime gambe della ragazza spagnola. Il matrimonio fu celebrato nel 1939 a Montserrat, nella chiesa di Santa Maria. Nacquero due figli, Riccardo e Marilù, che è l'attuale proprietaria della "Capella" ed è mia moglie.
La casa sulla collina di Santa Margalida a Maiorca veniva abitata nel periodo estivo dalla famiglia Ordinas. Miguel vi arrivava da Madrid con la Mercedes guidata dall'autista Onofre. Giunti in prossimità del paese, appena l'auto imboccava, dopo una serie di curve, il rettilineo da cui appariva in lontananza la casa in cima alla collina, la famiglia era solita recitare il "Pater nostro" in segno di ringraziamento per il lungo viaggio terminato bene.
Finita la guerra civile, Miguel Ordinas tornò a Palma di Maiorca senza la moglie Amelia, morta di tumore a Roma, e senza la figlia che si stabilì a Napoli col marito e i figli. Visse in solitudine fino alla morte quando la "Ca-pella" fu affittata per oltre venti anni a un gaudente conte francese che ne fece il centro della sua vita mondana.
Il periodico "Ru-tas de Mallorca" ha pubblicato an-ni or sono una fotografia della "Capella" e un articolo intitolato "Sa Capella de eremita a centro de la jet society" nel quale si racconta che, dal 1960 al 1980, passarono per la casa sulla collina ospiti illustri, invitati alle grandiose feste del conte francese. L'elenco è lungo: Beatrice d'Olanda col marito Klaus, Simone di Bulgaria, madame Giscard d'Estaing, moglie del presidente francese, Pilar e Joan Mirò, lo scrittore Romain Gary e l'attrice svedese Jean Seberg, sua moglie, il poeta Robert Graves, Tess Kennedy, gli attori Lex Barker e Richard Harris, tutta l'aristocrazia di Maiorca e altri importanti personaggi pubblici. Tra gli ospiti del conte francese vi fu anche il compositore John Barry, autore della colonna sonora dei film di James Bond.
Dopo tanto splendore seguirono anni di abbandono e decadenza. La "Capella" cambiò e non fu più la stessa. Andai in Spagna per restaurarla. La "Capella" era divenuta proprietà di mia moglie Marilù Oro. Passavo molti mesi dell'anno a Maiorca per seguire i lavori eseguiti da maestranze locali, gente semplice e di piacevole compagnia che mi ricordavano quelle delle nostre province meridionali.
La sera mi ritrovavo solo nella grande casa, isolata sulla collina. Nel silenzio di quelle lunghe notti, interrotto di tanto in tanto dal grido inquietante e lamentoso del pavone e accompagnato dal soffio, simile al russare umano, dei barbagianni, solo con i miei pensieri ero solito ripensare alla mia vita. Il periodo della seconda guerra mondiale, gli studi classici all'Istituto Pontano di Napoli e quelli di agraria all'Università di Portici, i miei primi amori, le prime esperienze di lavoro, l'incontro con Marilù, il matrimonio, una vita felice. Mi avviavo verso la pineta lungo la scalinata che porta a un piccolo belvedere per ammirare la vasta pianura sottostante e la Sierra di Tramontana con la cima di Puig Major. Proseguivo fino a un tavolino di pietra, rimasto sotto i pini a testimoniare un luogo di ristoro dove Miguel Ordinas amava trattenersi coi i suoi amici.
La passeggiata si concludeva al confine della pineta, su un'altura, da dove guardavo in lontananza i golfi di Alcudia e Pollensa. Mi appariva, di tanto in tanto, giocoso e saltellante, l'upupa, allegro e simpatico uccelletto per nulla funereo che, col ciuffetto di piume variegate sulla testa e il lungo becca, mi incantava mentre svolazzava.
Quand'ero arrivato alla "Capella" avevo trovato un abbandono totale. Come prima cosa pensai di far riparare i tetti e le entrate della casa. C'era solo acqua piovana, raccolta in pozzi e cisterne. Chiamai tre rabdomanti perché mi indicassero il punto del terreno dove perforare e trovare l'acqua. Ognuno di loro mi indicò un punto diverso. Dopo diverse ore di perforazioni sentii la voce di Antonio, il giardiniere, che mi veniva incontro gridando: "Acqua, acqua, acqua".
Ho dovuto rinnovare tutti i bagni e la cucina rispettandone i disegni e facendo dipingere a mano alcuni fregi presso le fabbriche di ceramica di Felanitx e di Manacor. Ho fatto ricostruire la piscina e sistemare i terrazzamenti dei giardini rifacendo i vecchi muretti di pietra. Alla fine restava da sistemare la casa del colono.
Diressi i lavori con pazienza e perseveranza, ma i veri artefici sono stati mia moglie Marilù e mia figlia Mariapiera che hanno saputo rinnovare la casa dando ad essa un tono elegante. Fantastici sono state la maestranze, il "carpintero" Mateo, il "fontanero" Luis, l'"herrero" Miguel, il "iesero" Sebastian e Tomeo, il simpatico vecchietto che con maestria unica ha ricostruito tutti i muretti di pietra.
Quando gli dicevo: "Sabe usted que estoy escribiendo un libro sobre la Capella y en este libro hablaré de usted?", Tomeo rideva, con quella sua aria spiritata, con quel suo modo di parlare come se avesse una zappetta in bocca. Credeva che lo prendessi in giro.
Miguel Ordinas, nel suo testamento, aveva lasciato scritto che i suoi beni si conservassero integri affinché venissero trasferiti ai nipoti. Mia moglie Marilù è una sua nipote. Credo che, dall'alto, Miguel sia contento di me che, con impegno e sacrifici, sono riuscito a far rivivere la "Capella".
Oggi, la "Capella" offre una ospitalità raffinata disponendo di quattro stanze doppie con bagno, due stanze singole, due appartamenti indipendenti.
E' caratterizzata da ampi terrazzi, estesi giardini, un uliveto, un aranceto e la pineta. Un luogo ideale per chi ama soggiorni di quiete e di bellezza. A soli otto chilometri è raggiungibile la baia di Alcudia che ha una spiaggia con dune e sabbia bianca.