Indice
- Numero 30 - Maggio 2007
- L'Editoriale - Vita da pescatori
- Tre secoli di canzoni capresi
- La gondoliera di Amburgo
- Quei ragni sul mare del Gargano
- Gli assalti di Marte al porto di Venere
- Franca Florio
- Dal Cile alla fine del mondo
- Montecristo, leggende e misteri marini
- Il Mediterraneo al tempo di Solimano
- Le navi della mia vita
- L'occhio che racconta l'acqua
- La casa napoletana dell'arte
- La bella moglie caprese del pirata turco Dragut
- Il sogno di Nina
- La voce internazionale di Capri
- Il pilota dell'aereo pirata
- Il reporter dell'Isola
La casa napoletana dell'arte
- di Benedetta Palmieri
Dal vecchio fumoir del "politeama", il teatro di proprietà di una zia, tra
attori celebri e le serate con Louis Armstrong e Josephine Baker, alla galleria
al centro di Napoli, fra pittori affermati, da guttuso a De Chirico.
Ci sono vite che, un po' per destino e un po' molto per intuito, fuoriescono all'improvviso dall'ordinario trasformandosi in un susseguirsi di eventi, incontri e scelte straordinari. E così sono circa sessanta anni (da quando ha intrapreso la propria via professionale) che la vita di Nello Ammendola, a cui si sono poi uniti il fratello Antonio e il figlio Saverio, è piena, movimentata, ricca di soddisfazioni e di curiosità. Nonché di aneddoti da raccontare.
Se vi trovate a passeggiare per il centro di Napoli, per via Toledo e dintorni, vale la pena di imboccare per qualche metro via Carlo de Cesare dove si trova la Mediterranea Arte, galleria tra le più longeve d'Italia. Un giro all'interno, infatti, non solo vi riserverà sicuramente una mostra interessante o qualcosa di bello da ammirare e magari acquistare, ma vi permetterà di conoscere Nello e Antonio Ammendola. Questi due simpatici signori vi accoglieranno con gentilezza e sapranno farvi notare il dettaglio di un quadro, vi sveleranno i retroscena della sua creazione, vi racconteranno qualcosa del suo autore e del loro rapporto con lui.
Ma andiamo per ordine. È l'inizio degli anni Quaranta quando Nello Ammendola dirige il teatro Politeama, proprietà di una zia, e comincia a intessere quella fitta rete di rapporti che caratterizzeranno poi tutta la sua vita. Si parlava di destino, si parlava di intuito. Ebbene: al Politeama, proprio sotto la sua direzione, c'è la prima mondiale di quel capolavoro assoluto che è Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, evento che già da solo può dirsi degno di segnare una carriera. E invece non resta affatto solo ma nel tempo si accompagnerà con tanti altri grandi avvenimenti. In quegli anni vengono rappresentate anche Napoli milionaria e Questi fantasmi; passano per il Politeama personaggi strepitosi come Totò, Macario, Wanda Osiris, Carlo Dapporto e Walter Chiari, Renato Rascel e Ugo Tognazzi; vi recitano Gino Cervi, Ave Ninchi, Emma Gramatica; vi si esibiscono gli artisti della Comédie Française, Luis Armstrong e la grandissima Josephine Baker, non solo meravigliosa cantante e vedette sensuale e particolare, ma donna straordinaria che chiuse la sua vita accogliendo animali e crescendo i dodici orfani da lei adottati.
Ma torniamo a Nello Ammendola e a come dallo spettacolo sposta la propria attenzione verso l'arte. "Il vecchio fumoir del teatro non poteva più essere utilizzato e così pensai di adibirlo a spazio per organizzare mostre.
Era il 1946 e nella mia prima singolare galleria esposero artisti come Eugenio Viti, Gennaro Villani, Gaetano Bocchetti".
Perché questa diventi del tutto la sua strada ci vorrà ancora qualche anno, però.
La Mediterranea Arte nasce infatti nel 1954 e la sua storia sembra segnata già dall'inaugurazione: varata dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola, la galleria diventa immediatamente un punto di incontro per artisti, letterati, politici, collezionisti e personalità illustri della città. Tanto per dirne alcuni, trascorrono spesso qualche ora con Nello e Antonio Ammendola a conversare o a commentare qualche nuovo pittore e la sua opera l'allora direttore del Mattino Carlo Nazzaro e l'allora direttore del Circolo Artistico Mattia Limoncelli, l'armatore Grimaldi, l'editore Morano. Però, il fascino dei ricordi si impenna soprattutto quando si parla degli artisti che hanno esposto tra le pareti dello spazio di via Carlo de Cesare e che hanno stretto un legame forte con i suoi proprietari.
E allora ecco le prime scelte che cadono su Raffaele Lippi, Elio Waschimps, Claudio Lezoche e Armando De Stefano, tra i più giovani e interessanti nel panorama partenopeo dell'epoca. E poi le mostre di chi in quegli anni mieteva già grandi successi come Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Felice Casorati e Fausto Pirandello. "Io ho sempre cercato di sondare gli umori di quello che succedeva in Italia e di portare a Napoli i grandi artisti che mi interessavano, ma mi è sempre piaciuto molto anche tenere sotto controllo la creatività locale, quella dei napoletani che mi crescevano attorno.
È per questo che ho esposto tanti di loro, sempre" dice Ammendola con orgoglio e anche con un guizzo di tenerezza verso il passato che gli attraversa lo sguardo.
Sto per citare altri artisti che hanno incrociato la loro esistenza con quella del nostro protagonista e, lo so, ci sono tanti nomi in questo pezzo.
Ma è impossibile non cedere alla tentazione perché non si tratta solo di fare la lista di coloro che esposero in una galleria, luogo che necessariamente vede avvicendarsi tanti autori. Qui si tratta di "sentire" almeno per un momento quell'atmosfera, di coglierne i dettagli oramai intangibili, di provare a vivere - seppur nell'immaginazione - il fermento di quegli anni, la musica, i pensieri, le scelte artistiche e le vicende storiche, i rumori e i colori di una Napoli diversa eppure sempre lei: forte, bella, vitale, problematica. E allora ecco gli altri. Sono tanti i napoletani (di nascita, formazione o adozione) a cui Ammendola presta attenzione e che porta alla Mediterranea: Emilio Notte, Vincenzo Ciardo, Giovanni Brancaccio e Mario Giarrizzo, che vengono tutti dall'Accademia di Belle Arti di Napoli; Carlo Striccoli, Alberto Chiancone, Carlo Verdecchia e Franco Girosi, provenienti invece dall'Istituto d'Arte. Ma ce ne sono altri.
Tracciare grafici o fare graduatorie non è in discussione, però non si può non fare un piccolo paragone con la trascorsa gestione teatrale e dire che anche la Mediterranea ha i suoi Filumena Marturano in prima mondiale: Renato Guttuso (che farà lì ben tre mostre) e Giorgio De Chirico (che ne farà due). Provate a andare a trovare Nello Ammendola e chiedetegli di loro: un copioso archivio fotografico, biglietti autografi, lettere che testimoniano i loro rapporti e le inevitabili bizze che spesso contraddistinguono i grandi artisti procureranno soddisfazione alla vostra curiosità.
Fermiamoci un momento e apriamo un ulteriore capitolo della vita professionale di Ammendola. Ebbene sì: ce n'è un altro; anzi, quasi due. Più o meno negli stessi anni in cui si afferma la galleria napoletana, la passione per l'isola di Ischia, per le sue serate estive calde e profumate, gli fa decidere di aprire una attività anche a Lacco Ameno, sempre in stretta collaborazione con il fratello Antonio.
Stavolta però, forse immaginando che questo possa incontrare maggiormente i gusti dei turisti stranieri, degli ischitani e degli assidui frequentatori dell'isola, l'El Prado - questo il nome dell'attività - espone e vende oggetti antichi. Si vede che le personali e intuitive indagini di mercato avevano ragione perché anche questa galleria riscuote enormi successi e diventa un punto di incontro assai vivace. Del resto, la vicinanza con l'albergo Regina Isabella di proprietà di Angelo Rizzoli fa la sua parte, e è facile immaginare il fibrillante movimento artistico, intellettuale e mondano che riempie le estati ischitane di quei tempi.
Il "quasi due" riferito a un potenziale altro capitolo professionale di Nello Ammendola si riferisce al suo tentativo di portare anche l'arte contemporanea a Ischia. La galleria si chiama La Plaza ma, nonostante vi espongano molti degli artisti di successo che già espongono alla Mediterranea, e nonostante pure una bella mostra di Giorgio De Chirico, non incontra lo stesso favore dalle antichità di El Prado.
Certamente numerosi sono i nomi e numerosi gli aneddoti, le curiosità, le intuizioni, le soddisfazioni che non hanno trovato spazio o ricordo tra queste righe. Era inevitabile, del resto. Ma ciò che importa è che si sia almeno data un'idea dell'esperienza particolare di Nello Ammendola e, bisogna dargliene atto, anche dell'importanza di questa in una città come Napoli; e che un po' se ne sia respirata l'atmosfera. Per gli aneddoti mancanti, basta fare quel già consigliato giro a via Carlo de Cesare e sedersi ad ascoltare.

