Indice
- Numero 53 - Luglio 2010
- L'Editoriale - Vacanze Ischitane
- La ragazza dell'estate
- Giuseppe Prezzolini cittadino vietrese
- I colori di Lisbona
- Una storia luminosa
- Quel grande marinaio impiccato da Nelson
- Mariella Nava la regina del Premio Lauzi
- Il pendolare dell'Antartide
- Pesaola: tattica, gol e sigarette
- Itinerario siriano
- La corsa sul mare del Comandante Morace
- Da Viareggio alla Martinica
- Andare per ristoranti sotto la luna di Capri
- La vertigine di Mesola
- Il cuore a pedali
- Il reporter dell'Isola
La corsa sul mare del Comandante Morace
- di Maria Rispoli
L'imprenditore napoletano dai capelli rossi e gli occhi azzurri debutta da mozzo su un vapore da carico.
Quella rotta per Odessa. Storie e traversate. La prima nave acquistata e i progetti audaci: la Spagna, le Canarie, Cipro e il Libano. Alla scoperta di Trapani aprendo nuove linee di collegamento veloce sino a gestire trenta imbarcazioni tra aliscafi, catamarani e traghetti sotto il marchio "Ustica Lines".
Rosso e bianco. Passione che incide la tradizione nel corallo e innocenti colline di sale. Il sangue della mattanza e il candore del marmo. A Trapani il sapore del mare riposa sotto i raggi cocenti mentre lo scirocco fa danzare i mulini. Acque basse e tiepide corteggiano la terra. Nel baule della città origini antiche. Storia e leggenda per quella che Marinetti definì "nordica miscela d'acqua anice cielo mare". La mitologia classica narra di una corsa disperata di Cerere sul carro trainato da serpi alate, alla ricerca della figlia rapita da Ade. La sua falce cadde in mare e si tramutò in una lingua di terra arcuata sulla quale sorse la città siciliana. Per tale forma le fu dato il nome di Drepanon, per l'appunto "falce" in greco antico. Trapani è il legame atavico tra l'uomo ed il mare. È l'orgoglio del singolo e il sorriso aperto verso gli altri.
A Trapani i colori si trasformano in ricordo indelebile. Coperte di gelsomini virginali e riccioli di viti. Il sole delle arance e sabbia di zucchero. La natura che sommerge i pensieri. La bellezza incontaminata della riserva dello Zingaro ed il delizioso borgo di Scopello. La discrezione dei Bagli ricopre di intimità le antiche dimore della raffinata aristocrazia siciliana. Piccole fortezze di pietra circondate da ettari di vitigni ed uliveti protesi sino al mare. L'acqua e il lavoro. Le saline e la fatica.
Sino agli inizi del '900 Trapani ha giocato un ruolo importante nel settore agroalimentare. Le sue tonnare troneggiavano, ricche e maestose, nel Mediterraneo. La Norvegia apprezzava il sale siciliano destinandolo alla salagione dei migliori merluzzi del Mare del Nord. Il vino marsala conquistava i palati inglesi con il suo inconfondibile profumo di Sicilia. E poi, argenteria e marmo ericino. Pastifici e corallo.
La pesca del prezioso minerale iniziava nel mese di maggio e terminava a settembre. Alla ricerca del "sangue di Gorgone" gli avventurosi pescatori corallari battevano senza sosta le feconde coste trapanesi spingendosi fin anche lungo quelle africane. Rami di fuoco accoccolati tra barriere di cielo. Rami di fuoco portati via e trasformati in opere d'arte. Oggetti sacri e profani. Miniature e sculture. Monili unici, spesso realizzati per principi, sovrani e cardinali.
Trapani e il mare. Due amanti inseparabili. Si guardano. La città si lascia accarezzare. Ora ne gode la calma ora ne sopporta le furie. Il mare insegna e l'uomo impara. La gente di Trapani affronta ogni giorno con dignità e concretezza. Piedi per terra e cuore che batte forte. Pragmatismo e fiducia nel Signore. Una devozione secolare che esplode, energica ed instancabile, il giorno del Venerdì santo con la Processione dei Misteri. Per quasi ventiquattro ore venti gruppi statuari raffiguranti la Passione e Morte di Cristo, realizzati dagli artigiani trapanesi tra il '600 ed il '700, vengono condotti a spalla, per le vie del centro storico e per la centralissima e moderna via Giovan Battista Fardella. È la più lunga ed antica manifestazione religiosa che si svolge in Italia.
Piedi per terra e occhi nell'azzurro.
È la gente di Trapani. Gesti spartani. Gesti sinceri. Gesti nobili. Non meraviglia, a questo punto, accorgersi di come questa terra piaccia a chi sa ascoltare l'infinito, a chi ama lavorare e costruire, porsi degli obiettivi ed impegnarsi per raggiungerli.
A chi affronta il domani a testa alta senza sapere se ci sarà bonaccia o buriana. A chi, come Vittorio Morace, ha fatto della propria vita una sfida continua seguendo il respiro del mare. Nel 1997 l'armatore napoletano dai capelli rossi e gli occhi di cielo venne a Trapani per lavoro. Doveva trascorrere poche settimane e, invece, non è andato più via. Il mare gli ha insegnato la trasparenza. E Trapani è una donna senza veli. Si lascia guardare per quella che è.
Non ci sono trucchi. È nuda e bellissima. L'armatore napoletano dai capelli rossi e gli occhi di cielo se ne innamora. Molla l'ancora e fa della città la base del suo ennesimo progetto vincente. Il re dei collegamenti veloci isole-terraferma si propone di migliorare e sviluppare le linee di comunicazione tra Napoli, Sicilia e Arcipelago delle Egadi. Con la Ustica Lines, società di trasporto marittimo nata nel 1993, crea la nuova tratta Napoli, Ustica, Favignana, Trapani, Pantelleria, Tunisi. Progetti di sviluppo e voglia di migliorare. Un lavoro, quello del presidente partenopeo, che ne rispecchia pienamente l'indole. Percorsi sempre nuovi. Idee coraggiose, a volte fin troppo ardite.
Occhio attento a cercare il buon vento. Sguardo limpido come acqua dai fondali di luna. Capacità di guardare al futuro con tenacia e convinzione senza temere di affrontare ciò che ti riserva la sorte.
Mettersi in gioco. Impegnarsi per attraccare nel porto agognato. "Qualsiasi lavoro deve essere fatto con dignità e prestigio". Questo il suo motto. Vittorio Morace non è solo presidente, armatore, comandante. È, soprattutto, dieci ore di lavoro al giorno e cinquanta anni di ininterrotta attività. È l'uomo che naviga negli affari e nelle innovazioni con capacità ed intuito.
La sua scrivania è il timone dal quale sovrasta, osserva l'orizzonte e agisce. Uomo diretto. Uomo solido. Uomo forte. Sentimento e caparbietà.
Sogno e concretezza.
Da ragazzo frequenta l'Istituto Nautico. L'inverno sui libri e l'estate sulle navi. Vuole lavorare, crescere, imparare. Suo padre Ettore, avvocato marittimo, gli trova un imbarco. Il primo incarico: mozzo su un vapore da carico in ferro. Vittorio alimenta le caldaie con il carbon fossile. È faticoso ma insiste. Non si abbatte. Non molla. La voglia di darsi da fare batte forte come ali di gabbiano. Viaggia per il Mediterraneo. A 17 anni si imbarca sulla rotta Cuba- Russia: Kherson-Odessa. Vita di mare, vita da equipaggio. Coste e onde, miglia di azzurro e ricordi di sale. Arrivi e partenze. In Russia un incontro. Una donna bellissima e il desiderio di scappare via con lei. La realtà che galoppa contro il sogno adolescenziale. Vittorio Morace è un uomo fermo.
Fare asciutto e sicuro. Poche smancerie.
Quando si parla di mare, però, la parola scivola via fluente come chiglia sull'acqua. Il mare ti aiuta a diventare uomo, a decidere, ad osare. Attesa ed azione. Riflessione e scatto felino. Marosi e calma piatta. Il vento sul viso. Ora delicato come la carezza di un bambino ora colpo impietoso. Sorriso pacifico e risata beffarda. Cinquant'anni di mare. Traversate e storie. Imprevisti ed emozioni. Rischio e decisione. Calcoli ed azzardi.
Individualità e gruppo.
L'indispensabilità del singolo e la forza dell'equipaggio. Complicità e sincronia. L'armatore napoletano dai capelli rossi e gli occhi di cielo si diploma capitano di lungo corso. Si sposa. Si imbarca per Genova e, poi, torna a Napoli. Inizia a lavorare per Don Nicola Monti. Si occupa del suo traghetto e gli tiene la contabilità. Quel ragazzo che "voleva(o) andare avanti a tutti i costi" è ormai un uomo maturo pronto a realizzare i suoi sogni. E così, compra la nave da carico "Constance". Mai nome fu più centrato.
Tra le virtù del presidente dell'Ustica Lines, la costanza è sicuramente quella che attraversa tutta la sua vita rendendola unica e speciale. Duemila tonnellate, 16 uomini di equipaggio e 36 milioni di debiti. Non licenzia nessuno. Gestisce con intelligenza e va avanti. Il meritato successo gonfia le sue vele. Ad ogni imbarco della vita, rispetto e lealtà, tenacia ed altruismo sono carico irrinunciabile. Intraprendente e volenteroso, Morace viene chiamato alla AliLauro, della quale in poco tempo diviene amministratore delegato. Negli anni '70, apre nuove linee nei collegamenti veloci, facendo passare la flotta da tre a trenta aliscafi. Ma i grandi uomini, si sa, sono intuitivi e, probabilmente, un po' incoscienti. La guerra in Libano è la luce di un nuovo progetto. Pericoloso e vincente. Morace costituisce una compagnia di navigazione in Spagna creando linee nelle Canarie e tra Cipro ed il Libano. Il comandante è grande fiuto negli affari e generosità. La mente pondera, soppesa, seziona. L'anima agisce e tende la mano. Negli anni '80, dopo un iniziale e granitico rifiuto, accetta la proposta di trasportare da Lannaka a Tripoli una equipe di medici ed un carico di farmaci. La zona è devastata dai bombardamenti. La paura frena. Il cuore fa proseguire. Il coraggio e la fede costruiscono grandi imprese.
Nel 2004 il presidente acquista dalla Snav il ramo d'azienda dedicato ai collegamenti veloci del settore Eolie. Oggi la flotta dell'Ustica Lines vanta oltre trenta unità tra aliscafi, catamarani e traghetti. 360 dipendenti per un milione e cinquecentomila passeggeri l'anno. Una vita incredibile quella di Vittorio Morace. Una vita che sembra uscita dalla sceneggiatura di un film.
Una vita che ci rende orgogliosi di un uomo che non aspetta ma agisce. Un uomo che percorre il suo cammino senza calpestare gli altri. Un uomo che fa del prossimo e della natura la risorsa più preziosa.

