Indice
- Numero 14 - Marzo 2005
- L'Editoriale - Sotto il segno dei pesci
- Le isole dei bambini
- Le 12 sindromi capresi
- Le serate del barone Krupp nella trattoria di Costantina
- Quell'angelo biondo della Colombaia che divenne demonio
- Da Mergellina a Mykonos su un sloop di 9 metri
- Piccola Roccia che va per mare
- Diario di bordo veleggiando tra Ischia, Ponza e Ventotene
- La leggenda di Alessandro
- Quando l'isola diventa una spugna
- Ho visto un Re
- Il gossip inventato della Regina Giovanna nuda nel mare di Sorrento
- L'architetto che porta al mare della Versilia
- Fuga nella prigione di Napoleone fra cielo e mare
- Il viaggio dell'italiano che scoprì un affluente del Rio delle Amazzoni
- C'è un'isola in fondo al viale che aspetta il ritorno di Eleonora
- La donna di Panarea coi capelli corvini
- Il pittore che vuole fuggire da Capri
- Ilde Naro
- Quando a Capri si andava in vaporetto
- Castellammare al tempo della dolce vita
- Il reporter dell'Isola
La donna di Panarea coi capelli corvini
- di Claudia Forlani
Il bar del porto e le cinque buche del Golf Club.
La nave per il Molo Beverello. La giornata "con il mare".
L'arco distrutto di Lisca Nera.
Il film di Antonioni. L'ineluttabile incanto.
Vive da giorni in un cubo bianco e blu, una stanza piena di remi esposti in simmetria, su quattro materassi, come la principessa di una favola che nessuno le ha mai letto. Una stanza squadrata nel disordine della giovinezza, da dividere equamente con le quattro amiche di sempre, colorata come una comune di Bahia, custode di sospiri e segreti impronunciabili per non svelarne la bellezza e l'eccitazione.
Un'esplosione di luce la sveglia una mattina penetrando dal balconcino a strapiombo sulla strada di Drautto. Una solarità cristallina da cui non c'è riparo, tranne che nell'ombra irregolare delle larghe foglie di un fico stampate sul sentiero a una distanza conveniente per le sue gambe agili e magre. Se non fosse che quei piedi ancora più irregolari delle foglie di fico non trovano un'ombra che li vesta interamente di frescura riparandoli dalle mattonelle cocenti.
Inizia una danza a singhiozzo balzando tra il "ramage" di ombre di agavi, ginestre e olivi disegnato sul sentiero che s'interrompe solo al passaggio delle "apine" a motore che rombano il loro lasciapassare obbligandola a drizzarsi sulle punte, rasomuro.
Si avvia sulla strada che serpeggia tra le case attraverso sentieri e mulattiere segnati da cespugli di lentisco, capperi e mirto. Parla sola come sempre, ma questa volta gesticola e ride di gusto al pensiero della notte passata su quel tetto, scucendo negli abbracci la voglia di leggerezza e i lacci di un vestito nuovo. Una di quelle notti che si stampano nella mimica, in sorrisi candidi.
La cena sussurrata, senza tema, sulla terrazza più bella del mondo, di fronte a lui, a tradire nelle mille domande sparate con l'impeto di un'intervista, l'interesse di una bambina innamorata. Più del momento che del resto, mentre la candela agitata dal forte vento abbaglia una tenda e l'appicca di fuoco e fiamme. Lei ride spargendo raggi ics e criptonite. Mentre anche quella notte una rosa spettinata stava trascorrendo nel sogno.
Sul sentiero si ridesta e scorge un manipolo di signori in bermuda e mazze da golf già schierati in apparente disordine nell'agone: il green del Golf Club più piccolo del mondo. Un minuscolo fazzoletto di terra a picco sul mare ricavato pittorescamente in un percorso accidentato e impervio tra olivi, oleandri e piante grasse, con un sacrificio del "putting" e tanta voglia di sfida diventato da qualche anno avvenimento sportivo tra il serio e il faceto, frequentato nelle sue ormai cinque buche da golfisti di fama.
Arriva al bar del porto con gli occhiali sudati. Strizza gli occhi e si ferma sotto le scaglie del tetto hawaiano. Si mette ordinatamente al suo posto scivolando fino all'anca sui cuscini blu della panchetta in muratura. Le pale scompigliano la luce e l'aria disseminando a tratti lampi di frescura.
Anche oggi donna Margherita, la "lady di ferro" dell'isola, le sorride dalla terrazza, appoggiando le lenti quadrifocali sul naso stanco e spellato. "Ancora qui sei?". E' il suo saluto.
Ma non vuole che se ne vada, è solo il suo far finta di stupirsi di quello che da principio era ovvio a donna Margherita e non troppo alla femmina acerba. L'ovvio e ineluttabile incanto per l'isola di Panarea che incaglia a un'atmosfera di magia, favola e irrealtà che tutte le donne sognano. Un'atmosfera che non dà dipendenza, né assuefazione, esattamente sempre viva come nel momento della scoperta.
Panarea la supplice (Hicesya), Panarea la maledetta (Panaria), Panarea la magia di ogni femmina che si deve abituare alle scoperte perché ne farà continuamente trasformandosi mille e mille volte in amore sempre nuovo.
Qui la donna piccola scopre la vitalità e il coraggio dell'abbandono delle sue difese, del mollare i rigidi ormeggi della sua femminilità.
Donna Margherita ha gli occhi chiari e i capelli biondo finti, ed è incagliata in quella magia da una vita, la stessa magia che iene prigioniere le quattro amiche da venti notti.
Ed è uno stato d'animo che non riesce proprio ad andar via. Le sere in cui la grande nave "Carpaccio" riposa il sederone sulla piccola banchina per pochi minuti, lasciando ai passeggeri solo il tempo di un caotico arrivederci, per poi incamminarsi lenta verso il Molo Beverello sventolando dal pontile buste griffate e sacchetti di capperi, lei e le altre difendono strenuamente con un magico sorriso l'incanto immobile della leggerezza, pensando a sé come ad ospiti cui l'isola padrona ha dato le chiavi di casa. Libere in luogo alieno.
Raccoglie i capelli neri corvini in un piccolo ciuffo scoprendo il modernissimo design delle spalle ossute e scavate. Sotto il cappello di paglia due fessure verdi e taglienti inquadrano l'orologio a muro. E' sempre in ritardo perché l'organizzazione della sua energia interna lascia poco tempo per scandire il fuori con uguale premura.
Il barchino bianco e blu e già in moto, un guscio di legno di quattro metri appena. Mille oggetti trovano spazio sulla minuscola prua da cui godere l'autentico fascino del mare e quell'andare per mare che qui diventa "una giornata con il mare", ben diversa dalla più comune "giornata di mare": decidere il centimetro di acqua da esplorare, ricercare lo specchio di terra, aria, mare e cielo in cui impiantare il proprio guscio, allungare un braccio per toccare gli spruzzi, sentire gli odori salati e forti del mare, sentirne la rabbia e la dolcezza sulla pelle.
Direzione Cala Junco, estrema punta meridionale dell'isola racchiusa fra rocce vulcaniche a strapiombo che si aprono a ventaglio. Non più di una sosta, poi il richiamo dell'arcipelago: i Panarelli, le Formiche, Lisca Bianca, quel che resta di Lisca Nera (dopo che nell'inverno del 2003 una mareggiata ne ha completamente distrutto l'arco), Bottaio, il più alto Dattilo e il predominante isolotto di Basiluzzo invitano a tirare l'ancorotto per il breve periplo. Nomi ispirati alle sagome delle isole che, in ognuno, non possono che evocare geometrie personali. Applicando la regola base della prospettiva, cambiando il punto di vista, il piccolo arcipelago assume incroci e linee nuove, congiunture e profili mai uguali.
Si sporge dalla prua dell'imbarcazione e, nel mare vellutato e immobile come piace a lei, guarda le viscere del sole che si immergono fino a sparire e la propria sagoma disordinata che si proietta sul mare sbucando dal guscio. Avanzano tra le note metalliche del suo cantante preferito che sussurra oltre l'organo le sue paure maledette. "Let's swim to the moon, ah ah / let's climb to the fide / penetrate the evenin' that the city sleeps to hide / Let's swim out tonight, love / It's our turn to try / parked beside the ocean on our moonlight drive" (Moonlight drive). "Cant'you see the wonder at tour feet... you life's complete... follow me down" (The soft parade).
Accostandosi a Lisca Bianca sente la potenza della natura la cui "presenza" per il grande Antonioni - che nel 1959 vi girò "L'avventura", premio speciale della giuria del Festival di Cannes - "rimasta impressa sulla pellicola è qualcosa di più che uno sfondo suggestivo" al cui cospetto la protagonista della storia misteriosamente svanisce.
Il ritorno al porto sarà ancora più bello. M con la sigaretta tra le labbra carnose a sfidare con gli occhi scuri il suo futuro, D con i capelli sciolti al sole riordinerà le idee nel diario di bordo, G sognerà nuovi amori da conquistare, mentre Lei guarderà tra i suoi piedi irregolari l'isola magica che l'aspetta.

