La farfalla di roccia che inganna i tonni

- di Antonella Durazzo

Favignana, dove la mattanza non è più quella di una volta, sta perdendo la grande risorsa della pesca tradizionale.
La regina delle Egadi, paradiso dei sub, disertata dalla vipperia nazionale.
Vittorio Gassman, il grande ospite scomparso, ha lasciato a PuntaFanfalo un villaggio con una grande arena grecoromana dove il mattatore si esaltava nelle notti d'estate. Se ne tenta il recupero dopo anni di abbandono.

Favignana, due ali di tufo bianco protese nel Mediterraneo. La la regina delle Egadi, la Farfalla di roccia è ogni giorno in balia dello scirocco, ma, a Favignana, amano questo vento che addolcisce il torrido e che di contro appiccica ancor di più il sale sui muri. Perché lo scirocco smuove il paesaggio, anzi è parte di esso, come il carcere borbonico che sovrasta l'isola e il palazzo Florio che invece ne domina il centro.
La Farfalla, paradiso dei sub, che sott'acqua è ancora più bella che in superficie, è meta diletta dei palermitani più finesettimalieri. Favignana e le sue cave di tufo bianchissimo che s'insinuano sottoterra, e dove oggi, incredibilmente, crescono vitigni e giardini. Favignana e il suo mare quasi senza spiagge e di azzurro tagliente come cristallo infranto.
Poi la Farfalla e la mattanza dei tonni, che tra maggio e giugno tramuta quell'azzurro in rosso caldo, rosso di morte. Impossibile non parlare della lotta serrata tra uomo e tonno, quasi un corpo a corpo più simile ad una corrida che ad una pesca e che, proprio come la "matata", ha rituali che si perdono del tempo. Ma al contrario di quella non è esibizione, ma caccia di necessità, sostentamento.
A metà aprile i tonnaroti hanno già montato le reti in attesa del passaggio dei banchi di tonni che lasciano le acque fredde dell'oceano per venirsi a riprodurre nel tepore mediterraneo. A Favignana li aspettano ingannandone il percorso con camere di rete che l'occhio dell'animale non riesce a scorgere. I grossi pesci vi entrano, e camera dopo camera, spinti dai tonnaroti giungono alla morte, serrati in un quadrilatero di barche nere da dove vengono arpionati tra grida, canti e preghiere. "Jachinu u luongo", Gioacchino Cataldo, è oggi il capo della tonnara, il rais, che un tempo era anche il capo assoluto del villaggio. È lui che detta il ritmo ai tonnaroti che tirano le reti e spingono i tonni verso il quadrilatero del sangue. Ma ogni anno la mattanza si riduce, i tonni diventano sempre più piccoli e più scarsi, la ricchezza di Favignana impoverisce insieme al mare, e così la mattanza rischia di diventare mero folclore. Le grida dal sapore arabo di "Jachinu" sono destinate ad essere ascoltate da molti turisti e pochi tonnaroti.
Si volta pagina. La celebrata vipperia non ha ancora fatto il nido a Favignana, e chi sa se nai ne farà uno. Eppure un grande per davvero, e non solo per nome, ha amato quest'isola tanto da farvi più di una casa, anzi vi ha costruito un vero e proprio villaggio, sugli spuntoni di Punta Fanfalo. Un approdo sorto in epoche non sospette. Erano infatti gli anni Settanta e di villaggi turistici non s'era mai sentito parlare, ma Vittorio Gassman, il genio, anticipò i tempi e creò su questo "pizzo" di roccia biancoavorio un agglomerato di piccole costruzioni perfettamente mimetizzate col paesaggio e rinverdite dagli oleandri, al centro il cuore pulsante di un'arena grecoromana. Un teatro grande, quasi sproporzionato, dove Vittorio, si racconta, non lesinava la sua immensa arte. Poteva capitare che in una pigra sera di mezza estate, una sera qualunque, improvvisamente acquistasse i crismi dell'eccezionalità: il mattatore entrava in scena, e allora sulla platea frivola e vacanziera calava il silenzio.
Oggi Punta Fanfalo, che gli isolani chiamano ancora Villaggio Gassman (nonostante non appartenga più alla famiglia), dopo anni di abbandono è in via di recupero.
Probabilmente quanto prima entrerà nel catalogo delle offerte di un famoso tour operator. Nella stessa arena che fu del mattatore, volenterosi animatori strapperanno piccoli sorrisi ai nuovi turisti.