Indice
- Numero 2 - Maggio 2003
- L'Editoriale - Profumo di donne
- La Casa Rossa diventa Pinacoteca
- La Poetessa della Grotta Verde fa l'avvocato a New York
- La favola di Monika e Toni
- Quella casa rossa è un autoritratto
- Il salotto di Attilio Scoppa a Caprile
- Con la barca del marinaio Stefano alla Grotta dello Champagne
- La donna che ha un talismano per ogni evenienza
- La mia isola è Taormina
- Gli orologi di Anacapri in fila per tre
- Quell'intervista impossibile a Mona Bismarck
- Pinne, fucili e occhiali alla Canzone del Mare
- Sul monte Solaro c'è un sax che suona
- Toto' è un'isola
- Perché Ponza diventò l'isola di Montecristo
- Ischia al tempo del Rancio Fellone
- Ravello, una rosa per Susan Sarandon
- Quel giorno dell'idrovolante di Ciano a Marina Piccola
- Lettera dal Faro
- Dio è napoletano
- Ad Anacapri ho sentito la poesia
- La tromba Daria
- Il compleanno del pescatore biondo
- Il reporter dell'Isola
La favola di Monika e Toni
- di Mimmo Carratelli
Quella tra la figlia di Thomas Mann e il pescatore caprese è la più bella storia d'amore dell'isola durata 33 anni e degna di un romanzo. La bianca casa che guarda ai Faraglioni fu il loro nido d'amore. L'incontro immaginato degli innamorati: una barca verde dondolante sul mare di Marina Piccola. Era una notte dolce e c'era la luna...
Entrò nella casa che guardava ai Faraglioni e decise che quello, e nessun altro, sarebbe stato il posto dove avrebbe vissuto.
- Siete la benvenuta, - disse Antonio. - Anch'io abito qui. Mio padre non c'è più, e io sono l'unico figlio rimasto.
- Abitate la parte bassa della casa? - chiese Monika.
- Sì. Voi potete sistemarvi nella parte alta. Era tempo che ci venisse una donna in questa casa.
- Non abbiamo stabilito il prezzo del fitto, - disse Monika. - Vogliamo farlo ora?
- Nessun fitto, - disse Antonio.
- Che cosa significa? - lei disse.
- Voglio dire che siete mia ospite.
- Non posso accettare, - lei disse.
- Vi prego. Fatelo per me, - disse Antonio. - Starete bene in questa casa.
I suoi occhi azzurri la guardarono con grande tenerezza.
Lei si sistemò nella casa. E un giorno...
- Ho una barca dipinta di verde, - disse Antonio.
- Mi porterete in barca con voi?
- Quando vorrete.
- Stanotte, quando uscirete per la pesca? - lei disse.
- Stanotte sarà molto bello. C'è la luna e sarà una bella notte.
Tornò da lei prima del tramonto. Era già pronta. Indossava un paio di pantaloni da uomo e una camicia di stoffa pesante, e su un braccio aveva un pullover di lana.
Il corpo magro e i bei capelli castani a onde la rendevano molto giovanile, e il nasino a punta accresceva la sua carica di simpatia.
- Siete molto bella, miss Moni, - disse Antonio.
- Sono una vecchia donna di 43 anni, - lei disse.
- Non avete gli anni che dite e siete molto bella.
- Continuate a dire sciocchezze, Toni.
- Anch'io ho la vostra età, ma non siamo vecchi, miss Moni.
- Per un uomo gli anni contano meno, - lei disse.
- Siano due ragazzi che andranno in barca, - disse Antonio.
- Oh, questa è bella. Due ragazzi proprio no.
- Due ragazzi, miss Moni.
- Siete testardo, Toni.
- Si diventa ragazzi a qualsiasi età in questa isola.
- Questo posso accettarlo. Ma non siamo due ragazzi. Voi siete un giovane uomo, questo sì.
- Abbiamo gli stessi anni. Il sole mi ha cotto la pelle e sono io a sembrare più vecchio.
Risalirono via Pizzolungo parlando animatamente.
- Se è per questo, - lei disse, - i vostri occhi azzurri sono l'eterna vostra giovinezza.
- Posso prendervi per mano? Non vi disturba?
- Possiamo farlo, - lei disse. - Siamo due ragazzi, no?
La barca era giù, sulla spiaggia di Marina Piccola. Ci sarebbero potuti arrivare col piccolo autobus che partiva poco lontano dalla Piazzetta.
- Sarà un viaggio breve, - le disse. - Siamo due ragazzi.
Monika sorrise. Doveva essere proprio così perché si sentì leggera e spensierata.
Il viaggio fu breve come lui aveva detto, e quando una curva della strada le svelò il mare notturno avvertì un brivido. Si strinse a Toni, e lui la tenne dolcemente accanto a sé.
Raggiunsero la barca. Lui la spinse in mare, dopo avere aiutato lei a salire. Poi con la barca in acqua, lui vi entrò con un balzo. Si erano tolte le scarpe e fecero tutto molto agilmente. Lui raccolse i remi e li assicurò ai pioli, e cominciò a remare. C'era il chiarore di una mezza luna, e lui diresse la barca verso i Faraglioni. Oltrepassò l'arco di uno degli scogli e fermò la barca.
- La nostra casa è lassù, - disse Toni e la indicò con un dito. - E' quella piccola macchia bianca tra gli alberi.
Il mare calmo scintillava per il chiarore della mezza luna, e lui si avvicinò a lei, e rimasero per un lungo tempo perduti in un silenzio tenero a guardare l'immensa roccia dell'isola e l'ombra scura dei giardini. L'aria era fresca sul mare, e lui l'aiutò a indossare il pullover di lana. Si adagiarono sul fondo della barca.
Era contenta che le si fosse avvicinato, e lui le circondò le spalle con un braccio. Sentiva che poteva fidarsi di lui, e lui le raccontò la sua vita. Le raccontò delle notti sul mare, e del mare sotto i Faraglioni che era un buon mare per pescare, e le raccontò la pesca dei totani e le notti fortunate quando portava a terra seppie, polipi, calamari e spigole dorate che vendeva ai ristoranti dell'isola.
La vita semplice di Toni, i racconti di pesca, la sua abilità a costruire velieri in miniatura l'affascinavano.
Era giunta in un posto benedetto, e un uomo dagli occhi azzurri la stava catturando dolcemente in quel luogo di fiaba.
- Oh, Toni, - disse, - io resterò per sempre sulla tua isola.
- E' quello che voglio, - lui disse. Si volse verso di lei e la baciò.
Monika si era già consegnata a quel bacio salendo sulla barca, in quel luogo unico, sul mare di Capri, e aveva atteso che lui la baciasse. Aveva atteso che Toni la prendesse con dolcezza, e poi la stringesse con la sua forza di uomo, e le placasse l'intensa emozione che la faceva tremare.
Sul fondo della barca si aprì a lui con passione e con uno slancio che non fu solo della sua mente, ma di tutto il corpo risvegliatosi al contatto di un uomo.
- Oh, caro, - sospirò.
E lui fu tenero e vigoroso, e la barca dondolò a lungo. E lei gemette sotto i suoi slanci, e non finiva di carezzargli il viso, e poi di aggrapparsi alle sue spalle. E lui ansimò, e le mise le braccia sotto la schiena perché avvertisse meno il contatto duro del legno della barca, e si spaventò quando lei emise un grido improvviso, e la sentì come fosse senza più vita dopo quel grido. Esausto, la chiamò.
- Moni, dolce amore mio.
Lei aprì gli occhi contro i suoi e disse qualcosa in tedesco che lui non capì. Disse il suo amore in tedesco. Non seppe esprimere la sua emozione se non nella propria lingua.
Quando tutto questo avvenne, e poi lei cercò le sue labbra, e lui carezzò i suoi capelli, rimasero a lungo nella barca, sdraiati sul fondo e cullati dal mare.
- Di notte i gabbiani non si vedono, - lei disse improvvisamente.
Si sistemò meglio accanto a lui, e si addormentò.
Così passò la notte. E anche Toni si addormentò, accanto a lei. E quando sopraggiunse l'alba, erano ancora abbracciati sul fondo della barca. Fu allora, svegliandosi, che capirono di avere unito le loro vite.
Nella casa bianca che guardava ai Faraglioni, Monika disse che avrebbe riposato per il resto della mattina. Quando si svegliò, andò alla finestra a guardare il mare. Era giunta al compimento del suo destino e al punto felice della sua vita.
Fu quella mattina che cessò di pensare a Jenoe, il marito che aveva perduto nel naufragio. E visse con Toni per 33 anni. Fu una vita tenera e felice. Finì con la morte di Toni quando lui ebbe 78 anni e lei 75.
Quando Toni morì, Monika non volle più restare sull'isola. Lasciò la casa bianca che guardava ai Faraglioni, e non vi tornò mai più.
La casa del Monacone
E' sulla roccia, sopra i Faraglioni, nella vertigine tra cielo e mare. Ciro Spadaro, uno dei più abili muratori dell'isola, l'aveva costruita nel 1880. La casa ha molte storie da raccontare perché è stata abitata da inquilini straordinari. Uno fu Francesco Ottone Dobrich che si faceva chiamare Miradois. Era un tedesco che sembrava un profeta, e forse lo era perché diceva cose che meravigliavano la gente dell'isola, ma nessuno dava troppa importanza alle sue parole. Non mangiava carne e aveva lunghi capelli incolti e portava sandali consunti. Prese moglie a Capri. Lei si chiamava Maria ed era una donna dell'isola. Ma neanche dopo il matrimonio lui cambiò. Restò un uomo povero con poche pretese. Ma una cosa voleva. Voleva che la gente lo ascoltasse. Perché voleva dire cose importanti. Voleva parlare di Hitler. Diceva che era una sciagura e che avrebbe incendiato il mondo. Nessuno gli credeva perché si sapeva poco delle cose che succedevano in Germania. Se ne andò all'improvviso perché la gente non volle ascoltarlo. E i fascisti dell'isola dissero che era un pazzo. Poi, nella casa, visse il pittore austriaco Oscar Kokoschka, caposcuola dell'arte moderna tedesca. Trasformò la casa in un laboratorio. Pitturò tutte le pareti. Usava colori forti, e pitturò le pareti di tutte le camere, le mura esterne, i portici. La casa non fu più bianca. Fu tutta colorata con grandi disegni. Ciro Spadaro la prese male. La casa era diventata un capolavoro dell'arte moderna, ma il muratore non capì e la voleva bianca come l'aveva fatta. Cacciò via Kokoschka, raschiò tutte le sue pitture e rifece bianca la casa. Il pittore successivo, Charles Bludoir, fu più prudente. Non disegnò sulle pareti, ma fece della casa la sua galleria d'arte esponendovi le pitture sacre che dipingeva. Se ne andò un bel giorno senza alcun motivo. Poi, la Casa del Monacone, che prese il nome dal faraglione più vicino, fu il nido d'amore di Antonio Spadaro e Monika Mann.
Monika Mann
Aveva il colorito bruno delle donne di Monaco. Non che fosse mai stata bella, benché in famiglia c'erano state due donne bellissime, la nonna materna attrice di teatro a Berlino e quella paterna, un'esotica brasiliana, ma aveva charme e un nasino a punta che sprigionava simpatia, e poi capelli castani ondulati, una bella fronte, come quella del padre, e occhi nocciola, ed era alta il giusto. Molti uomini l'avevano corteggiata. Quelli che l'avevano amata erano stati tanti, e il fatto che fosse la figlia del grande scrittore aveva confuso molti rapporti. Lei era andata avanti negli anni con una magnifica padronanza di ogni situazione. Aveva imparato ad essere libera e indipendente, qualità che stupivano gli uomini. Odiava prepararsi da signora rispettabile, e ai tailleur preferiva i pantaloni e un pullover sulla camicia. Anche così, ma senza volerlo, si manteneva più simile a una ragazza che alla donna matura che era. E poiché era magnificamente magra portava molto bene i suoi 43 anni. Quella fu la sua età quando giunse a Capri.
Antonio Spadaro
Aveva un banco di velieri in miniatura alla discesa del Quisisana. Era un uomo vigoroso e aveva modi timidi, e occhi azzurri, e la pelle bruna cotta dal sole. Andava nella vita col ritmo delle stagioni. In quella bella faceva il pescatore, come lo zio che per primo l'aveva portato per mare. Nella stagione brutta faceva il muratore, che era il mestiere del padre. E costruiva velieri in miniatura per venderli ai turisti. Possedeva una casa bianca sul costone orientale dell'isola. L'aveva costruita il padre sotto la via Pizzolungo. L'aveva fatta grande per abitarci lui e i figli. Il resto della casa, la parte superiore, la dava in fitto. Tutto era bianco all'interno. Così la casa era ancora più luminosa e dava un senso di fresco. Al piano superiore, le terrazze e le finestre si aprivano su un panorama che mozzava il fiato. Giù era il mare e, vicinissimi, i Faraglioni. Sul lato di terra, la casa aveva conservato un pino tra le mura. Aveva un colonnato rustico in alto, sulle terrazze rientranti, e una serie di archi nella parte bassa. Antonio viveva la sua vita monotona, e gli bastava. Non ne aveva mai fatto una questione di felicità, che non era argomento né in famiglia, né tra i pescatori. Aveva 45 anni, quando incontrò Monika, e non si era mai mosso dall'isola.
Il Naufragio
Monika Mann, quarta dei sei figli di Thomas Mann, lo scrittore tedesco Premio Nobel 1929, giunse a Capri il 2 dicembre 1953. Tredici anni prima era rimasta venti ore in mare, nell'Atlantico, dopo l'affondamento della nave che la stava portando in America col marito Jenoe, ungherese. Fuggivano dalla guerra che incendiava l'Europa. Suo padre, sua madre e alcuni dei fratelli si erano già rifugiati negli Stati Uniti. Thomas Mann aveva da tempo lasciato la Germania perseguitato dal nazismo. Monika e il marito viaggiavano sul piroscafo "City of Benares", partito da Liverpool e diretto a New York, quando la nave venne colpita dal siluro di un sommergibile tedesco. Jenoe scomparve tra le onde, Monika riuscì ad aggrapparsi a un relitto. Sopravvisse venti ore, fino all'arrivo di una nave da guerra inglese che la trasse in salvo. Successivamente raggiunse i genitori nel New Jersey. Rimase in America più di dieci anni. Quando tornò in Europa, la casa dei Mann a Monaco di Baviera non c'era più, cancellata dalle bombe. Monika Mann si stabilì in Italia e per un certo periodo visse a Roma. Una gita di amici la condusse a Capri. Fu il luogo che la sedusse. E l'incontro con Antonio Spadaro ve la trattenne per 33 anni, quanto durò il loro amore fino alla morte di lui.
Un Romanzo
Quella di Toni e Monika è una storia da romanzo, quella che sto tentando di scrivere. Ci vuole tempo e tenerezza per raccontarla.
E' la storia di Monika Mann quand'era bambina, la sua famiglia, la casa di Monaco di Baviera, i fratelli Erika e Klaus dalla vita irrequieta e stravagante, la figura di Thomas Mann, la fuga dalla Germania nazista. E poi il matrimonio di Monika con Jenoe, suo insegnante d'arte a Firenze, il naufragio di lei nell'Atlantico, gli anni in America e l'approdo a Capri. L'incontro con Toni e la loro lunga storia d'amore a Capri. In queste pagine il sunto di un capitolo del romanzo da scrivere.

