Indice
- Numero 33 - Agosto 2007
- L'Editoriale - Bikini di Agosto
- Le cinque vele del Cilento
- A cena con la luna
- Il mecenate della scuola di Capri
- Le volte a botte di Anacapri
- Il buen retiro ischitano di Luchino Visconti
- Quelli del Victory
- A Rimatara, in cargo ai bordi del mondo
- Un uomo di Pantelleria
- Il volto di Ischia
- L'ultima canzone di Edith Piaf per Marcel Cerdan
- Il cuore felice di Lud
- La libertà corre sul filo
- Il marinaio che viene dalla montagna
- L'estate della "Rossellina"
- Fuga a Procida
- Il reporter dell'Isola
La libertà corre sul filo
- di Valeria Serra
Il mondo prodigioso dell'elettricità. Dalla esplosione dei fulmini, alla descrizione La direttiva del parlamento Europeo che ha liberalizzato il mercato della luce.
di talete, agli studi del fisico Huygens, alle lampadine di Edison che illuminarono per la prima volta una strada a New York.
L'azienda napoletana della famiglia Alfano all'avanguardia con una serie di interventi per l'illuminazione più originale e incisiva degli scenari urbani.
C'è una tensione tra coloro, che lontani, aspettano di rivedersi. C'è una corrente che invisibile attraversa i loro animi quando ad avvicinarli é stata un'affinità elettiva. C'è una frequenza nei battiti del loro cuore; una frequenza che entrambi sanno sentire e riconoscere. C'è un'iniziale resistenza, che poco a poco, riesce a sciogliersi e a produrre una scintilla.
Tensione, corrente, frequenza, resistenza, scintilla. Stiamo parlando dell'amore? Anche, ma non solo. Abbiamo preso a prestito parole che si addicono all'amore ma sono proprie di un altro mondo: di quel mondo prodigioso che è l'elettricità. Che l'elettricità facesse intimamente parte della vita di tutte le creature lo capì la civiltà della Grecia antica. Nel 600 avanti Cristo, Talete aveva descritto l'elettricità come la facoltà di attrazione che un filo, sottilissimo come può esserlo un capello, attivava se strofinato su alcune superfici. In particolare sull'ambra, che in greco antico si chiamava "Electron". Gli occhi dell'uomo, a partire dall'era primordiale, vedevano costantemente esplosioni di elettricità nel cielo. Quand'anche non aveva ancora un nome, né un perché. Dalla genesi del mondo, i temporali mostravano elettricità allo stato puro: effetti speciali del mondo naturale. La scienza non aveva ancora dato spiegazione al fenomeno spettacolare dei fulmini che scendevano dal cielo e toccavano la terra. Nessuno ancora sapeva che nascevano in virtù di cariche elettriche diverse all'interno di una nuvola, o tra quelle della nuvola ed il suolo del pianeta.
Il fulmine era una forza misteriosa e affascinante. E lo è tuttora. Una frazione di secondo che scatena una potenza elettrica immensa e spaventosa; più energia di quella che oggi producono le centrali elettriche di tutt'Europa messe insieme. Migliaia di Ampère scatenati e subito dissolti nell'assoluta libertà della natura.
La libertà, dunque, appartiene per definizione all'elettricità. Per questo la data del primo luglio 2007 è stata una data importante; per tanti motivi oltre a quello etico e simbolico. Da quel giorno, infatti, il mercato di fornitura della luce è libero. A seguito della direttiva 2003/54/CE del Parlamento europeo ciascuno può scegliere liberamente il proprio fornitore di energia. Tra questi, il gruppo Alfano Spa, una famiglia patriarcale: dinastia che da due generazioni è sulla scena dell'universo della luce.
Dai lontani esordi, quando il capostipite Gennaro, nato e cresciuto di fronte al Duomo di Napoli, canalizzò l'innata devozione al Santo omonimo, nel mondo delle lampade votive; fino ai nostri giorni con l'illuminazione degli scenari urbani. Anche l'arte suscita l'interesse e la passione degli Alfano, e tra tante opere illuminate "ad arte" c'é l'antico Teatro Romano di Verona che da molte stagioni ospita nelle serate estive le opere di Shakespeare e di Goldoni.
Giuseppe e Antonio Alfano, giovani manager del gruppo, sono fermamente convinti che la luce e le sue diverse tecnologie siano strettamente legate alla valorizzazione e alla fruizione dell'arte; dunque, al lato eterno e nobile del vivere. Che tradotto, vuol dire migliore qualità della vita.
Eppure, della luce elettrica, siamo ormai così tanto viziati e abituati che a volte sfugge o si dimentica quale predominanza abbia il valore intrinseco e funzionale della luce in ogni piega della vita quotidiana.
La luce, ci dice innanzitutto che le cose esistono. Illuminare è sempre stata una bellissima parola. Illuminare le menti; illuminarsi di commozione, sorpresa o gratitudine. Illuminare i punti oscuri della vita. L'Illuminismo, è stato l'inizio di un cammino nuovo per il mondo, nel quale s'invocavano la trasparenza e la lucidità dell'intelletto a dispetto di tutte le oscurità e i condizionamenti che minano il pensiero e la ragione.
Anche nell'atto della nascita si fa appello alla luce: venire alla luce è l'inizio della vita. Da quel momento la luce disegnerà i nostri volumi nel mondo e sarà fonte di tutti chiaroscuri, reali e metaforici. E certo, l'avvento della luce elettrica ha cambiato radicalmente la relazione tra l'uomo e l'universo circostante. Non solo negli aspetti pratici ma anche in quelli percettivi e quindi esistenziali.
Chi di noi non avrebbe voluto essere a New York nel giorno in cui - correva l'anno 1882 - Edison accese per la prima volta una strada di città con le lampadine che aveva inventato poco prima? Quell'attimo era un sipario che, irreversibilmente, si apriva sulla piéce di un nuovo spettacolo del mondo.
Se immaginiamo le notti della Storia, prima che l'elettricità facesse parte del comune vivere, vediamo un mondo diverso e sconosciuto. La vita notturna era monocolore e scura; i volti quasi ombre; le strade, spazi destrutturati e ignoti. Come il fondale del mare: a dieci metri di profondità, tutto comincia a perdere colore e a fondersi in un unico tono. Solo un fascio di luce artificiale rivelerà il rosso fuoco del corallo, la livrea policroma di un pesce, i gialli ocra di una stella di mare. Il mare e la luce. C'è una piccola similitudine: va ricordato che alla fine del Seicento, il fisico Christiaan Huygens era stato il primo a postulare che la luce, nella sua essenza inconsistente, si trasmette per mezzo di vere e proprie onde. La luce, poi, con la sua natura impalpabile e incorporea è come se ci ricordasse una questione basilare; che ci chiedesse conto dei valori più assoluti.
Ovvero, quanto peso e quanto senso hanno nella vita di ciascuno, le cose immateriali. Che poi, sono gli affetti, le emozioni, i desideri. La luce, tuttavia, pone oggi anche la questione delicata e controversa delle fonti che la generano. Per gli Alfano, così storicamente legati alla cultura della luce, questo è un aspetto sempre più centrale, ed é motivo di continua riflessione: "L'energia, di cui la contemporaneità ha sempre più bisogno, viene generata da fonti che spesso non sono rinnovabili.
L'impegno della scienza, unito alla volontà di chi governa il mondo, e a quello di ciascuno di noi, deve provvedere a mettere in atto strategie di produzione che salvaguardino l'integrità dell'ambiente naturale. Risorse come il sole, il vento, le maree, contengono potenziali di energia che forse potrebbero da soli illuminare i nostri giorni. Forse, siamo arrivati al punto di non dover produrre quantità abnormi di energia, ma solo usarla meglio. Canalizzare con più attenzione le risorse e ottimizzarne le potenzialità è la via obbligata per il futuro del pianeta: qualità della luce, piuttosto che quantità della luce".
La chiave di questo risiede anche nei vantaggi di un mercato libero, favorevole alla concorrenza, che metta fine a un monopolio, che come tutti i monopoli, non ha interesse e stimoli a percorrere tutte le possibili strade di una vera evoluzione. Libertà della luce, è dunque il primo passo verso l'utilizzo qualitativo e intelligente della luce. La scommessa del futuro è ripensare l'energia. Usarla coi criteri di una civiltà evoluta e consapevole. Usarla senza spreco. Fare luce anche con sapienza estetica. Fare giusta e calda luce, su una passeggiata a mare, senza annullare il buio che sta sopra di noi. Quel buio che appartiene al sogno: l'altra metà di noi. E che ci serve a poter guardare in alto e, in una notte d'estate, a riconoscere le stelle.

