Indice
- Numero 6 - Dicembre 2003
- L'Editoriale - Il mare d'inverno
- Tempo Di Natale: avanzano le bande putipù
- Il Christmas di una caprese a New York
- Il Natale 1943 a Capri
- Un cenone particolare e la canzone inedita di Renato Carosone
- I re magi sono due
- L'uomo che ha fatto il presepio per Bush
- Sul mare luccicano i gioielli di Carla
- Cinque versi anonimi per una tranquilla Vigilia
- La cometa di Amalfi
- Quando Napoli accende l'Italia
- Il pescatore con la chitarra
- Quella contessa androgina era un tiranno di uomini
- Il medico napoletano che scappò dall'ospedale per vincere l'Oscar
- C'era una volta Ulisse, oggi ce ne sono 49.800
- L'uomo che raccontava la vita del Giglio
- La magia della Corricella quando il tramonto bacia Procida
- È la Vigilia, il pranzo è servito
- Se ho ho, Se non ho non ho
- Quel fiore aggrappato all'isola
- Il reporter dell'Isola
La magia della Corricella quando il tramonto bacia Procida
- di Ezio Vendrame
Procida è la vera perla del golfo. Pensare a Procida inevitabilmente mi fa palpitare il cuore. E' come pensare alla donna che ami, parlare di lei e non trovare le parole, la devi solo vivere, respirare, ti entra dentro e neanche te ne accorgi perché sei stordito dalla sua straordinaria bellezza fatta di luci, colori, profumi, semplicità, silenzi penetranti.
Arrivai a Procida di buonora, il cielo era terso, la luce del sole era brillante, i suoi raggi toccando l'isola producevano mille colori come un opale arlecchino. M'incamminai per una via senza sapere dove andavo, ma non mi importava, ovunque arrivassi sarebbe stato il paradiso.
Camminai a lungo per stradine interne in mezzo a case a campanile dalle quali svettavano lunghe file di panni stesi al sole. Mi piacevano, erano là, lenzuola stese per catturare tutta la forza del sole e il profumo del mare per poi vestire letti d'amore. Il tempo pareva non esistere e un alone quasi misterioso usciva dai bui androni di antichi palazzi, scorci di giardini mi facevano intravedere rigogliosi alberi di limoni grossi come cedri. Sembravano luccicare come pepite d'oro, facile invito alla mia mano destra di protendersi a coglierne uno per portarmelo alla bocca e gustarne la polpa come le labbra carnose di una donna durante l'amplesso.
Ad ogni crocicchio o angolo di strada vi erano piccole nicchie con effigi o statuette di Madonne vestite di cielo, addobbate con fiori e ceri, osannate da preghiere importanti che rendevano queste figure come fortezze alle quali ancorarsi sicuri di risolvere ogni male. Procedevo nel cammino e mi pareva di trovarmi tra le pagine dantesche del Cantico dei cantici. Mi ricordai del grande Troisi e del suo capolavoro, "Il postino". La poesia del cinema accelerò il mio respiro. Curioso, chiesi informazioni per arrivare ai luoghi magici del film.
I procidani sono gente schiva, discreta, semplice, silenziosa e molto gentile. Alla mia richiesta, una signora, nonostante le pesanti borse della spesa, si offrì di accompagnarmi per poi sparire frettolosamente in un labirinto di corridoi pullulanti di porte, scale e finestre. Capii a quale splendore mi stavo affacciando. Mi girai e mi trovai in cima a una ripida scalinata, sullo sfondo il mare luccicante. Appena scesi qualche gradino, mi apparve la Corricella, antico borgo di pescatori, un piccolo presepe tinto di rosa e di giallo, cullato dal mare.
Mi venne un nodo alla gola. Diventai malinconico. Scesi la scalinata lentamente senza distogliere lo sguardo da quella languida e ammaliante visione. Tra vecchi pescatori intenti ad aggiustare le reti e a tinteggiare le barche mi sentii un intruso fino a quando un delizioso ristorante, il "Caracalè", mi catturò. Sulla porta, gli occhi di due giovani, Salvatore e la sua ragazza, incrociarono i miei. Non avevo scampo, mi sedetti a un tavolo e, tra piatti di pesce, annaffiati da un fresco vino isolano, degustando arancio e zenzero, ci scambiammo un mucchio di belle parole sulla magìa di quell'isola stregata. Tra fantasie, sogni e desideri su ciò che ci aspettavamo dal nostro futuro, la certezza della ragazza, nonostante l'amore sofferto per la mia terra friulana, era condivisa anche dalla mia anima: abitare per sempre alla Corricella per potere passeggiare al tramonto sul molo, scalza.

