La Moda, Stupori e Pori

- di Alessandro Bergonzoni

La moda è l'apostrofo rosa tra le parole creatività e tafetà. E non mi riferisco solo al grande Mario Tessuto, ma a tutto quell'universo che fa del corpo un'anima, e delle idee Dee dell'estetica e dell'estatica, stupori e pori, pelle su pelle, caldi abbastanza freddi, quattro stagioni son poche, che ne sapeva Vivaldi di collezioni autunno inverno eterno maerno, modelle monelle, pazzerelle, follie e stelline del firmato firmamento.
Colori tattili odori visibili velluti a coste (in riva al mare), piccole trame per racconti nudi, sotto il destino niente, meglio cento giorni passati da pecora, perché in vino veritas, ma in lino terital. Vorrei sfilare per una passerella che da Agrigento arriva a Parigi, una sopr'elevata in stile pre-temporale, con striature di post-umano, fino ad essere non modello ma modellato, in abito di marmo, con piccoli bottoni in osso, asole in paradosso, e passanti frettolosi che vogliono rientrare in se stessi, ma trovano i loro alter egoist. Mi piace indossare, in lungo e in largo, cavare mettere mettere, ricercare, ammucchiare, non obbedire non combattere, forse credere.
Ritorno a niente, partenza per tutto, la moda non esiste, esistono i modi, i modi fatti al fazzoletto per non dimenticarsi di slacciarli e divertirsi a farlo. "Vestimi entriamo". Nudi alla meta, per scoprire chi è veramente l'ombelico del mondo, quando pancia sua può farsi capanna, o anche due cuori.
"Quest'anno va il rosso" e file interminabili ai semafori: si sfila sulle strisce pedonali, sotto sguardi vigili, e occhi di nascosto, la moda è il buco di una serratura, apriti Sesamo, magia, vedo e non vedo, trasparenze, finalmente illusioni ottiche, da sera, da giorno, da notte, da luci a cavallo, zoccoli, zafarielli, infradito infrasettimanali, da week-end, da the end, da da, hard, sexi, o taxi giallo canarino cittadino.
Il mondo sfila e lo fa forte, muove le anche ma non solo, muove il mercato cioè sposta la piazza, veste, spoglie, titilla, seduce, vizia virtualmente, gioca coi fanti ma lascia stare i guanti.
Tacchi a spilla piantati su petti eroici di guerriere del Guarda, davanti a gente soldati del Bramo.
Pure l'occhio vuole la sua parte del bottino dell'immaginario: calzini con le tasche, mutandem, per starci dentro in due, maniche per attraversare gli stretti senza barche, spalline per chi dice sempre "chi se ne frega", cappelli girocollo, pellicce di visione per vedere ciò che non c'è, occhiali da svista, gonne pantalone, pantaloni arlecchini, le righe, il nero, le seppie, il lilla, il Toni, il Giangi, le parrucche blu, gli occhio biondi, i raglan, i grogren, gli impressionisti, gli emotivi, la renna, il lapen, i codardi, giubbotti di monsone, venti, e forse anche di più, gli anni nella moda contano, ma quello che conta di più sono i capi, le tribù, non togliere mai le tende...